Francesco Paradiso – Nuove ricerche #8

Francesco Paradiso – Nuove ricerche #8

| storie di fari e faristi

Un’isola, un forte, un faro… siamo a Capo Focardo estremità nord orientale dell’Isola d’Elba. Il faro inaugurato nel 1863 è costruito lungo  la cortina muraria settentrionale del forte di epoca seicentesca, è qui  che inizia l’attività del farista al quale dedichiamo questo articolo: Francesco Paradiso.

Vogliamo immaginarlo così Francesco nel lontano 1953 a bordo del traghetto che lo porta verso la sua nuova destinazione, c’è vento e un po’ di mare, lui è sul ponte,  e guarda l’orizzonte col cuore pieno di speranza per quella che sarà la sua nuova vita, con lui ci sono la moglie Teresita Falaschetti ed il figlio  Maurizio che ha appena due anni, anche per loro è l’inizio di una nuova avventura.

All’orizzonte ora appare l’isola, Francesco pensa per un attimo al suo passato a quella che è stata fino a quel momento la sua vita, nato  il 4 giugno 1921 a Gioia del Colle (BA), a soli sedici anni di arruola in Marina e dopo pochi anni scoppia la Seconda Guerra Mondiale.

Dopo la guerra si congeda e si trasferisce a Genova dove prova a cimentarsi in vari mestieri, qui conosce Teresita e la sposa. Nel ’53  in quanto ex sottoufficiale di Marina tenta il concorso come farista, ed ecco che il suo destino  prende un nuovo verso,  supera l’esame e viene assegnato come primo incarico, appunto, al faro di Capo Focardo.

Francesco per impostazione militare è una persona molto osservante delle regole, dimostra subito una grande dedizione al suo lavoro che svolge con passione e spirito di  abnegazione.

I disagi nella nuova dimora non sono pochi, è isolata dal centro abitato ed è priva di molti comfort ad esempio manca la corrente elettrica, per Teresita abituata alla vita di città è una prova molto dura, piange spesso di nascosto ma finirà con l’adattarsi.

Francesco invece essendo abituato  a trovarsi in situazioni di vita difficili non risente dei notevoli disagi.  Dura un anno l’esperienza al faro elbano, fra alti e bassi è stato un po’ il rodaggio di quello che significa la vita in un faro e nel ’54 arriva il primo trasferimento, destinazione l’ isola di Pianosa.

 

 

La famigliola è di nuovo  in movimento, un’altra traversata in mare, un’altra isola più lontana e sperduta dell’arcipelago toscano. Il faro sorge sulla parte più alta dell’isola, si dice sia stato ricavato dalla riduzione della torre stabilimento penale, inaugurato nel 1864, si presenta con una torre cilindrica  con base sopra  un edificio a pianta rettangolare disposto su tre livelli, la loro nuova casa! Non sappiamo se in quegli anni ci fosse un’altra famiglia  con loro, ma sappiamo che un lieto evento ebbe luogo: la nascita del loro secondo genito.

Roberto Paradiso nacque proprio al faro poiché Francesco avendo il grandissimo timore degli scambi di neonati in ospedale, poiché sembra che in quel periodo se ne fossero verificati diversi, non volle mandare sua moglie a partorire in ospedale.

Ed eccolo Roberto in braccio alla sua mamma ed insieme al fratello, nel cortile del faro. E’ il febbraio del 1956 ed anche Pianosa fu imbiancata dalla storica nevicata di quell’anno.

Fu un evento meteorologico eccezionale che colpì l’Europa e l’Italia. Un’insieme di fenomeni determinati da fronti freddi provenienti dal circolo polare artico e dall’Europa Settentrionale crearono una situazione difficilmente ripetibile poiché fu rara la coincidenza di tutte le variabili interessate.

L’evento oltre che intenso per il freddo fu anche molto lungo come durata. In Italia la fase critica iniziò il 1° febbraio e si prolungò fino al 20.

Furono interessate tutte le regioni da Nord a Sud con bufere di neve e gelo, con temperature minime fino a -26°. Nevicò persino a Lampedusa, evento rarissimo considerata la  latitudine in cui di trova.

Cadde tantissima neve ed il gelo paralizzò il paese, in molte città e paesi dovette intervenire l’esercito per liberare le strade con non pochi disagi, in alcuni casi le basse temperature fecero gelare il gasolio dei mezzi.

Immaginate che freddo anche al faro!

Nel 1957 Francesco viene nuovamente trasferito, si torna all’Isola d’Elba, questa volta al faro di Punta Polveraia, ci resterà fino al 1960 anno in cui verrà assegnato ai segnalamenti di Castiglione della Pescaia.

 

 

 

 

 

 

 

 

Della permanenza a Castiglione,  Roberto ricorda le scuole elementari e le sere quando poteva  accompagnare suo padre al porto per accendere i fanali, ci andavano in bicicletta e lui era così contento di aiutare il suo papà.

Attualmente i fanali del porto di Castiglione non sono più come appaiono nella foto sopra, il fanale rosso è stato dipinto totalmente di rosso ed il verde è stato dipinto totalmente di blu perché disattivato in quanto il molo è stato allungato verso il mare e come segnalamento  c’è un’asta metallica con luce verde.

Ma un altro trasferimento arrivò e questa volta la destinazione fu l’Isola del Giglio al faro del Fenaio, siamo nel 1966.

Il faro del Fenaio si raggiunge o via mare o percorrendo un lungo sentiero sterrato. Per andare a fare la spesa a Giglio Campese la via più breve era il mare, quindi usavano la piccola barca a remi che avevano in dotazione, ci voleva circa mezz’ora per andare e mezz’ora per tornare e remare ovviamente era molto faticoso. La vita al faro è una vita di isolamento senza particolari accadimenti, ma un giorno del 1967 Francesco ricevette una comunicazione di servizio con il quale lo si avvisava che sarebbe arrivato in visita il Ministro della Difesa con alcuni ufficiali, gli venne anche recapitato tutto il protocollo al quale doveva attenersi e fra le varie cose era menzionato il fatto che solo il farista e quindi né moglie né figli potessero rivolgere la parola al Ministro. Francesco si attenne scrupolosamente a tutto quanto gli venne ordinato e predispose ogni cosa per l’accoglienza ed il fatidico giorno della visita arrivò. Ma Teresita non ce la faceva proprio a stare zitta lei voleva parlare col Ministro perché alcune cose le rodevano dentro. Così senza farsi vedere da Francesco riuscì ad avvicinare il segretario del Ministro ma questi fu irremovibile alle richieste di Teresita, ne nacque una piccola discussione che attirò l’attenzione del Ministro. Immaginate in quale stato fosse Francesco, era mortificato per quanto accaduto, ma il Ministro volle sentire cosa avesse da chiederle la donna, fu così che Teresita chiese di avere un motore fuoribordo per la barca!

Passò un po’ di tempo ed il motore arrivò ma nel frattempo loro si erano trasferiti a Livorno.

Nel 1968 quindi Francesco  è assegnato ai segnalamenti del faro di Livorno, Secche della Meloria, Secche di Vada, non è da solo ad occuparsene ma insieme ad altri colleghi.

Questa volta il trasferimento è dovuto per motivi di studio del figlio Maurizio per terminare l’istituto nautico già iniziato a Porto Santo Stefano.

Roberto ci ha raccontato un episodio che accadde  a Livorno  che vide protagonisti suo padre ed alcuni colleghi,  per il quale ricevettero un encomio scritto da parte della Marina Militare  degli Stati Uniti d’America poiché presero parte alle ricerche di un marinaio americano caduto in mare dalla nave dove era imbarcato. Nonostante il mare fosse in condizioni proibitive loro uscirono in barca  a cercarlo mettendo a rischio la loro stessa vita. Purtroppo del marinaio non si trovò traccia ma il loro coraggio fu molto apprezzato.

Ed arriviamo così al 1971 ultimo trasferimento questa volta al faro di Portofino, più comodo per vicinanza a Genova, in modo da permettere al figlio Maurizio di proseguire gli studi  alla facoltà di ingegneria navale.

A Portofino Francesco resterà fino al 1986 anno in cui andrà in pensione. Pur sorgendo su un promontorio isolato dal centro abitato, il faro di Portofino non è poi così isolato, spesso al faro giungono turisti curiosi dopo una passeggiata di 1,5 km e personaggi famosi, come nella foto a fianco alcuni membri della famiglia sono con Bruno Vespa. La foto risale al 1979 quando Vespa andò in visita per un servizio sulla Amerigo Vespucci e sul primo aliscafo della Marina.

Roberto si ricorda di quando saliva su in lanterna col padre, all’epoca c’erano ancora le lampadine grandi ad incandescenza, lui ne era affascinato.

Circondato dai pini, al faro di Portofino ci si poteva rendere conto se il faro funzionava, senza uscire di casa, bastava guardare il riflesso della luce della lanterna sulla chioma degli alberi. Ora non è più così perché la tromba d’aria del 2016 prima e la tempesta del 2018 dopo, hanno distrutto tutti i pini d’Aleppo che c’erano sul promontorio.

E lo lasciamo così Francesco, al tramonto, seduto sulla sua terrazza a fumare una sigaretta, sappiamo che era un fumatore incallito, un “vizio” che non ha mai voluto perdere. Osserva il suo faro ed il mare, forse è immerso nei ricordi, forse fa un bilancio della sua vita, o semplicemente pensa a quello che dovrà fare il giorno dopo.

Ne è passato di tempo dal suo primo incarico, molte cose sono cambiate anche nel suo lavoro, la tecnologia avanza anche per i fari, forse anche il mestiere del farista un giorno scomparirà, chissà! Un mestiere da molti romanzato e da alcuni invidiato ma che comunque è stato un mestiere di grandi sacrifici.

E’ una storia semplice questa che vi abbiamo narrato, la storia di una persona magari ai più sconosciuta ma che vuole essere al contempo un omaggio a Francesco e simbolicamente a tutti quelli che in silenzio e con sacrificio hanno ricostruito il nostro paese dalle rovine della guerra.

Un ringraziamento particolare va a Roberto Paradiso per aver voluto condividere con noi ricordi e foto di famiglia.

Felicetta Santomauro e Vittorio Grandi

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