UNA LUCE NEL BUIO

UNA LUCE NEL BUIO

| Una luce nel buio

IL FARO DI LONGSHIP

CORNOVAGLIA – INGHILTERRA

di Annamaria “Lilla” Mariotti

 Lat.  :  50° 04’ Nord – Long. :  05° 44’ Ovest

 

Longships from nearby rocks. A man is seated in the foreground. Photographer: Unknown.

Lungo la costa Sud Occidentale dell’Inghilterra, al largo della Cornovaglia, si trova un gruppo di piccole isole, le Scilly, e su quella più a sud, Saint Agnes, si trovava già un faro fino dal 1680.   Questo però non era assolutamente sufficiente perché tutto intorno alle isole e verso la costa si eleva una barriera di scogli, spesso sommersa dall’alta marea, una trappola mortale per le imbarcazioni dirette sia e Nord Ovest che a Sud della Gran Bretagna e che venivano anche spesso depredate dai pirati dopo essere naufragate.

Le coste Europee del Nord Atlantico  sono state tra le prime essere illuminate dai fari, anche perché questo costituiva spesso una notevole fonte di guadagno per chi li gestiva dato che questo li autorizzava a riscuotere dei diritti da tutte la navi di passaggio, infatti in questa zona, con il tempo, si contarono ben 8 grandi fari  in un raggio di 80 Km.

Il faro di Longship si trova sullo scoglio di Carn Bras, il più grande di questa barriera che viene chiamata Longship Rocks, la sua cima si eleva 12 metri al disopra dell’alta marea e  si trova 1,25 miglia al largo di Land’s End in Cornovaglia, il punto  più a Sud-Ovest della Gran Bretagna, e per questo è stato scelto come punto ideale per la collocazione di un faro.

Una prima torre alta 24 metri era stata costruita nel 1795 da Henry Smith, che l’aveva avuta in affitto dalla  Trinità House per 50 anni, e che l’aveva attivata il 29 settembre di quello stesso anno, ma, ma ben presto Henry Smith fu ritenuto “incapace di gestire il compito” e la Trinity House rilevò la gestione del faro concedendone i profitti alla famiglia Smith.   Il faro funzionava con una lampada  a olio a luce fissa e rimase in  uso per 75 anni, ma la sua luce non era  molto visibile, era spesso sommerso dalla marea e subì molti danni, venne quindi deciso di costruire sullo stesso scoglio una torre più alta e più robusta.

Nel 1870 venne incaricato l’ingegnere Sir James Douglass (1831-1923), che faceva parte dell’ormai famosa dinastia di architetti di fari e già costruttore di altri fari,  di progettare una nuova torre e nel 1875 Longship II era terminato.   Non era stato un compito facile, era possibile lavorare solo poche ore e nella buona stagione su quello scoglio sperduto e il materiale veniva lavorato a terra e trasportato via mare.   Prima di tutto era stato costruito un basamento su cui appoggiare la torre e naturalmente a quel tempo non esistevano gli strumenti che sono oggi a disposizione e tutto doveva essere fatto a forza di braccia, con l’aiuto di attrezzature pesanti e difficili da trasportare. I blocchi di pietra necessari per erigere la torre  venivano tagliati uno per uno  sulla terraferma e conformati in modo da adattarsi perfettamente l’uno all’altro, erano tagliati a coda di rondine per potersi incastrare e formare un blocco unico, poi erano imbarcati su speciali natanti forniti di rulli sui quali venivano fatte scorrere le pietre e trasportati sullo scoglio dove venivano sbarcati per mezzo di una gru e quindi posizionati al loro posto.  Alla fine nonostante le difficoltà il faro fu acceso nel mese di dicembre 1873.

I fari costruiti sulla roccia hanno un basso centro di gravità e perché ne fosse assicurata la stabilità era necessario che la loro altezza non superasse di tre volte e mezzo il diametro della base.   Questa torre misurava 35 metri di altezza, la lanterna corredata da lenti di Fresnel era alimentata da una lampada a vapori pressurizzati, e lanciava un lampo bianco ogni cinque secondi, seguito da un lampo rosso e la sua portata arrivava a 18 miglia.

Per rispettare le regole di costruzione la torre alla fine risultò molto stretta, le stanze, rotonde,  avevano un diametro che non arrivava a 2,5 metri e in questo spazio era inclusa la scala che portava alla lanterna, per cui vivere dentro il faro di Longship doveva essere come vivere dentro una canna fumaria, e questo rendeva la vita all’interno quasi impossibile.   Per di più l’avvicendamento dei guardiani che vivevano in questi fari su scogli lontano da riva era reso difficile sia dalla stessa collocazione che dalle condizioni del mare.  Normalmente metà degli uomini venivano rilevati una volta al mese, per cui alcuni restavano due mesi nel faro e un mese fuori.   Anche il cambio era difficoltoso : una barca si avvicinava allo scoglio e l’uomo che doveva entrare in servizio veniva sollevato con una gru maneggiata dagli uomini dentro il faro, e lo stesso succedeva per quello che doveva scendere, poi venivano fatte salire le provviste e la gru era riportata all’interno per proteggerla dagli assalti del mare.   Naturalmente non esistevano i frigoriferi, per cui le provviste consistevano in cibi secchi o salati.   Per tutte queste difficoltà il faro di Longship è stato uno dei primi a essere automatizzato e dal 1967 non ci sono più guardiani.  Il faro è controllato a distanza dalla centrale operativa della Trinity House.

Dura la vita del guardiano del faro in quelle condizioni, questo marinaio con i piedi per terra, tra cielo e mare, prigioniero e custode di quella torre che doveva salvare la vita a chi navigava in quelle infide acque.

Questo è uno dei più impressionanti fari inglesi, si trova subito dopo quello di Bishop Rock navigando verso Liverpool.  Il suo aspetto è imponente : è una torre scura, con delle piccole finestre sulla parte alta e al di sopra del  terrazzino che circonda la lanterna poggia una grande piattaforma rotonda, l’eliporto, di cui sono ora dotati molti fari inglesi d’alto mare per le periodiche ispezioni da parte dei tecnici che ne curano la manutenzione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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