UNA LUCE NEL BUIO

UNA LUCE NEL BUIO

| Una luce nel buio

IL FARO DI BISHOP ROCK

CONTEA DI CORNOVAGLIA – INGHILTERRA

Il faro ricostruito tre volte

di Annamaria “Lilla” Mariotti

 Lat.   :  49° 52’ Nord –  Long. :   6° 26’ Ovest

 

L’Inghilterra è famosa per i suoi fari in alto mare, il più conosciuto dei quali è sicuramente quello di Eddystone, a Sud di Plymouth.

Le coste inglesi sono formate da coste frastagliate al largo delle quali si trovano barriere di rocce spesso sommerse dall’alta marea ed esposte alla terribile forza delle tempeste dell’Oceano Atlantico che costituiscono un enorme pericolo  per la navigazione.   Al largo della Cornovaglia, a Ovest delle Isole Scilly, si trova un gruppo di scogli che, nel tempo, avevano provocato diversi naufragi e una roccia in particolare, Bishop Rock, divenne tristemente famosa per il naufragio del 1707, quello della flotta dell’Ammiraglio Sir Cloudesley Shovell in cui annegarono circa 2000 persone, 400 delle quali costituivano l’intero equipaggio della fregata “Romney”.  E questo non fu l’unico naufragio nella zona, se ne contano molti altri tra cui, nel 1784,  quello della nave Nancy  proveniente dall’india e su cui viaggiava una famosa cantante Ann Brown Cargill che tornava in patria dopo un periodo trascorso nella colonia.

Lo scoglio di Bishop Rock è noto in gaelico come Men an Eskob che significa scoglio del vescovo. L’origine del nome è sconosciuta, ma pare sia stata chiamata così perché ha la forma della mitria di un vescovo.

Sull’Isola di Sant’Agnes, poco distante, esisteva già un piccolo faro fin dal 1680 che si era dimostrato insufficiente a coprire tutta quella zona, così la Trinity House prese la decisione di costruirne uno su uno scoglio più occidentale, Bishop Rock.  Questa roccia è lunga solo 46 metri e larga 16, sembrava un’impresa impossibile costruirci sopra qualcosa, e lo stesso ingegnere capo di Trinity House, James Walker, incaricato di eseguire i lavori, si dimostrò subito contrario a costruire un faro in pietra su uno scoglio così piccolo sul quale si riversavano non meno di 30 tempeste in un anno,  secondo una stima del tempo, e che non avrebbe resistito all’assalto dei forti venti.

Nel 1847, James Walker ottenne uno stanziamento di 12,500 sterline, e così iniziarono  i lavori per la costruzione di un faro in ghisa, una specie di grande tubo, ancorato alla roccia da sei piloni, sempre in ghisa, che, secondo il progettista, avrebbero offerto meno resistenza alle ondate di una costruzione in pietra.  I lavori terminarono nel 1849, la torre, alta 36 metri era completata, mancava solo la lanterna che sarebbe stata installata in un secondo momento, ma la notte del 5 Febbraio 1850 una tempesta di una forza incredibile, che provocò danni anche alle Isole Scilly, distrusse completamente la struttura.    E questo è solo il primo di una serie di tre fari che furono costruiti su quella roccia maledetta.

 

 

James Walker,  che stava lavorando con la supervisione di Nicholas Douglass, Ingegnere della Trinity House, assistito prima da suo figlio James e in seguito dall’altro figlio, William, un’intera dinastia di architetti inglesi costruttori di fari, non si diede per vinto e si rese conto che Bishop Rock II doveva essere costruito con la tecnica già usata da Smeaton per il faro di Eddystone e che la base doveva essere costruita al di sotto della bassa marea primaverile.  Trovò un punto della roccia abbastanza piatto dove pose la base del faro. Questa zona però era sempre sommersa dall’acqua, e per consentire agli uomini di lavorare all’asciutto venne costruito un muro di contenimento da cui l’acqua era pompata fuori in continuazione.   Per gli operai addetti alla costruzione furono erette delle baracche di pietra sul vicino scoglio di Rosevear, dal quale potevano controllare le condizioni del mare e in cui rifugiarsi.

Era un lavoro massacrante, difficile e lento.  I massi di granito, del peso di uno o due tonnellate ciascuno, venivano tagliati  di rondine e assemblati sulla terraferma, incastrati uno nell’altro in modo da formare una massa unica, poi erano numerati  ed inviati sulla roccia dove venivano  collocati nella giusta posizione.   Ci vollero 2,500 tonnellate di granito e un costo di 34,560 sterline per completare, dopo sette anni, il faro alto 35 metri.  La lanterna fu accesa per la prima volta il 1° Settembre 1858.   Il principe consorte Alberto di Coburgo Gotha, marito della Regina Vittoria, durante un discorso, lodò quest’opera come un trionfo della tecnica e della tenacia.

Certo era stato così, ma anche questa seconda torre doveva avere vita breve.   Poco dopo l’inaugurazione un’ondata altissima portò via il corno da nebbia che si trovava ad un’altezza di 30 metri, in seguito, il 20 Aprile 1874, ondate di almeno 35 metri di abbatterono sulla torre, che ondeggiò pericolosamente, tanto che i guardiani temettero in un disastro.  Con il tempo la struttura si dimostrò instabile, i prismi delle lenti si rompevano a causa dei movimenti della torre e anche le fondamenta cominciarono a cedere.

Nel 1881 Sir James Douglass, figlio dell’ingegnere  Nicholas,  progettò dei lavori di consolidamento rivoluzionari : decise di costruire una nuova struttura più solida intorno  a quella già esistente e più alta di 12 metri.  Il 25 Maggio 1883 suo figlio, William, iniziò i lavori, potenziò le fondamenta con la costruzione intorno alla base di un alto muraglione di granito sprofondato nella roccia e ancorato con del solidi bulloni.  I lavori per la posa in opera della nuova torre procedevano mentre la vecchia continuava a mandare la sua luce e i nuovi blocchi di granito venivano messi in opera per mezzo di corde perché non era possibile costruire un’impalcatura.  Il faro arrivò a dieci piani,  gli alloggi dei guardiani erano stati sistemati al sesto  e settitmo piano, mentre le stanze degli altri piani erano adibite a magazzini e stanze di servizio.

Alla fine dei lavori il faro pesava 5.720 tonnellate, la torre era alta 44 metri e il suo costo finale è stato di 66,000 sterline.

Bishop Rock III è stato acceso il 25 Ottobre 1887, ancora oggi resiste alle terribili tempeste dell’Atlantico e la sua luce continua a guidare le navi in arrivo verso la Gran Bretagna.

Il faro è stato elettrificato nel 1973, automatizzato nel 1991 e non è più abitato dal 1992, e al di sopra della lanterna, come in altri fari inglesi,  oggi si trova un eliporto dove atterrano i tecnici addetti alla periodica manutenzione.

 

 

 

 

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