UNA LUCE NEL BUIO

UNA LUCE NEL BUIO

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EDDYSTONE, Devon, Inghilterra 

IL FARO CHE E’ STATO RICOSTRUITO

QUATTRO VOLTE

di Annamaria “Lilla” Mariotti 

Lat.  : 50°10’80” Nord,  Long.: 04°15’90” Ovest,

L’Inghilterra, si sa, ha una lunga tradizione marinara ed è forse per questo che è stata una delle prime nazioni a sentire l’esigenza di creare una serie di segnalazioni luminose lungo le coste per mettere in guardia le navi dai pericoli rappresenti da  secche e scogli.  Uno scoglio affiorante è uno dei pericoli più seri per una nave in navigazione durante la notte, grandi o piccole che siano le navi o gli scogli, e lungo le coste inglesi,  particolarmente quelle nebbiose e tempestose  del Canale della  Manica,  se ne trovano moltissimi e l’unico modo per evitare questo pericolo è quello di costruirci sopra un faro.

Uno dei fari inglesi più famosi e anche uno fra i più antichi esistenti al mondo è il Faro di Eddystone, un faro con una storia tormentosa, perché fu ricostruito ben quattro volte, che si trova sulla costa meridionale dell’Inghilterra, a circa 13 miglia a Sud di Plymouth, Latitudine 50°10’80” Nord, Longitudine 04°15’90” Ovest, costruito sullo scoglio omonimo, reso tristemente famoso dalla quantità di naufragi  che vi si erano verificati.

 

La Trinity House, il dipartimento dei fari inglese, costituito nel 1514, iniziò a cercare la persona adatta alla costruzione del faro sullo scoglio di Eddystone già  nel 1664, ma  la sua costruzione fu iniziata solo trent’anni dopo, nel 1696,

quando si presentò Henry Winstanley, un personaggio eclettico, un armatore e un inventore. Egli aveva inventato un sofisticato sistema idraulico che consisteva in  un vaso igienico che rilasciava un flusso d’acqua, invenzione che aveva presentato a Londra con un certo successo.   Non era insolito a quei tempi che una simile costruzione venisse affidata ad una persona che poteva sembrare priva dei necessari requisiti, bastava dimostrare un certo ingegno per poter ottenere un tale incarico.  Henry Winstanley aveva quindi accettato di costruire il faro, ottenendo dalla Trinità House la concessione dei profitti derivanti dal passaggio delle navi per cinque anni.   Ma Winstanley aveva anche un motivo personale per voler portare a termine quell’impresa : proprio su quello scoglio aveva perso due delle sue navi.

 

La costruzione procedette tra mille difficoltà perché su quello scoglio si poteva lavorare solo con il mare calmo e si doveva andare di continuo avanti e indietro dalla terraferma.  Winstanley, inoltre,  durante i lavori fu rapito da un corsaro francese e portato prigioniero in Francia, all’epoca in guerra con l’Inghilterra.  La leggenda racconta che quando arrivarono, Re Luigi XIV mandò il pirata alla Bastiglia e rimandò libero Winstanley con questo messaggio : “Noi siamo in guerra con l’Inghilterra, non con l’umanità”, ma in realtà pare che sia stato scambiato con dei prigionieri francesi in Inghilterra. L’inventore  riprese il suo lavoro e verso la fine del 1698 il faro era terminato.  La torre era alta 24 metri, con la base in pietra e il resto di legno e fu illuminata per la prima volta il 14 Novembre 1698.

 

L’inverno nell’oceano Atlantico può essere molto duro, e la costruzione non doveva essere molto solida, infatti il faro nella primavera seguente aveva già urgente bisogno di riparazioni.    L’estroso Winstanley non si perse d’animo  e non solo fece le riparazioni necessarie, rinforzò la base aggiungendo degli  anelli metallici ed elevò la lanterna a 36 metri, ma apportò anche delle modifiche al faro aggiungendo una stanza da letto decorata,  una veranda e un salotto con un loggiato aperto e la nuova versione di Eddystone fu accesa nel mese di Ottobre 1699.   Questo tocco di eleganza dimostra l’eccentricità del personaggio, così sicuro della sua opera da dichiarare che avrebbe voluto trovarsi nel faro durante il più violento uragano mai visto.   Fu tristemente accontentato qualche anno dopo, il 27 Novembre del 1703, quando si recò al faro per un controllo di routine e ci passò la notte.   La mattina dopo il faro era sparito, ingoiato dal mare insieme al suo costruttore e tutti quelli che vi si trovavano, durante una delle più spaventose tempeste che abbiano mai spazzato le coste inglesi.

 

Fu deciso di ricostruire il faro e i lavori cominciarono qualche anno dopo.  Questa volta  ebbe l’incarico un certo John Rudyerd, già commerciante in seta, che si ispirò alla carpenteria navale, e ottenne la concessione dei diritti sul passaggio delle navi per 99 anni.  La costruzione di legno, che aveva una forma conica, la prima del suo genere, era alta 21 metri e fu illuminata nel 1709. Questo faro resse per 47 anni, sopravvivendo al suo costruttore e facendo pensare che finalmente era stato risolto il problema di quello scoglio tanto pericoloso.  Ma questa volta un altro tragico avvenimento era in agguato, un incendio che si sviluppò il 2 Dicembre 1755 sulla sommità della lanterna, alimentata da diverse dozzine di candele.  Il capo guardiano del faro, Henry Hall di 94 anni, con due aiutanti, tentò inutilmente di spegnerlo lanciando secchiate d’acqua verso l’alto e nel fare questo successe che il pover’uomo, forse perché teneva la bocca aperta per lo sforzo ingoiò del piombo fuso che colava dalla cupola e gli finì in gola e nello stomaco, portandolo alla morte 12 giorni dopo essere stato prelevato dal faro, che continuò a bruciare ancora per cinque giorni e cinque notti.  Nessuno gli aveva creduto quando si era lamentato per il suo incidente, ma l’autopsia del guardiano accertò che il poveretto aveva veramente ingoiato circa 200 grammi di piombo. E c’è una prova, perché quel pezzo di piombo è stato conservato e si trova ora in un museo.

 

In quegli anni in Faro di Eddystone si era dimostrato indispensabile per la navigazione e quindi era necessario ricostruirlo.  L’impresa fu affidata a John Smeaton, un ingegnere civile, esperto di mulini e strumenti di precisione e anche inventore di un materiale molto simile al cemento a presa rapida, usato ancora oggi, che si chiama “Portland cement” che utilizzò per la costruzione del faro.  La nuova torre, costruita in pietra interamente sulla terraferma e poi assemblata sul posto pietra per pietra, fu inaugurata nell’Ottobre del 1759 e restò in uso per 120 anni, fino a che furono notate delle crepe nella roccia su cui poggiava.    Per paura che il faro crollasse, fu smantellato nel 1870  e ricostruita sulla terraferma, a Plymouth Hoe, per volontà ed a spese degli abitanti di quella città e lì si trova tutt’ora, a ricordo del suo costruttore, John Smeaton.  Questo faro è rimasto il prototipo di tutti i fari a venire, al cui disegno si ispirarono in seguito anche i francesi, un faro simbolo di modernità, senza sovrastrutture architettoniche inutili,  imponente nella sua semplicità strutturale che lo rendeva utile e visibile per lo scopo per cui era stato costruito.

Ma Eddystone non rimase senza faro. Dato che lo scoglio non era più praticabile e la tecnologia era in qualche modo avanzata, fu costruito un cassone sommerso e su questo una nuova torre interamente in granito che fu inaugurata nel 1882, costruita da Sir James Douglass, ingegnere della Trinity House ed è la stessa che si vede ancora oggi, la quarta e ultima ricostruzione del faro di Eddystone.   Vicino al nuovo faro si vede ancora il troncone di quello che fu smantellato e trasferito a Plymouth tanto tempo fa.

La famiglia di James Douglass  (1826-1898) aveva avuto un lungo legame con la  Trinità House : suo padre Nicholas  aveva lavorato per il dipartimento dei fari inglesi come progettista dal 1839, suo fratello William era diventato ingegnere Capo nel dipartimento dei fari in Irlanda e  William, figlio di James, l’ultimo della famiglia ad essere stato assunto dalla Trinity House, aveva costruito 28 fari durante la sua carriera.

Il faro è alto 49 metri, è dotato di lenti Fresnel che consentono una visibilità fino a 22 miglia, con due lampi bianchi ogni 10 secondi.    

 

La modernità è arrivata anche in mezzo al mare e il faro di Eddystone è riconoscibile per una particolarità, comune anche ad altri fari inglesi : la cupola di vetro è incappucciata da una impalcatura che sostiene una piattaforma per l’atterraggio degli elicotteri.     Ormai non c’è più pericolo che qualche vecchio guardiano ingoi del piombo tentando di spegnere un  incendio, il faro è elettrificato già da tempo, è tutt’ora funzionante ed è automatizzato dal 1982.

Benché il faro non ospiti più un guardiano e non sia aperto al pubblico, spesso delle squadre di tecnici arrivano sulla torre per effettuare lavori di manutenzione che possono durare anche qualche settimana, per questo all’interno si trova un confortevole dormitorio dove gli uomini vivono nello stesso isolamento dei guardiano di un tempo.

 

 

 

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