UNA LUCE NEL BUIO

UNA LUCE NEL BUIO

| Una luce nel buio

IL FARO DI HECETA HEAD,
FLORENCE, OREGON – USA

di Annamaria “Lilla” Mariotti

Lat.: 44° 1’ Nord – Long.: 124° 8‘ Ovest

Heceta Head, un picco roccioso che si innalza dalla costa Nord Occidentale degli Stati Uniti, vicino a Florence, in Oregon, affacciata sul Pacifico, deve il suo nome all’esploratore e navigatore spagnolo Don Bruno de Heceta che navigò lungo questa parte dell’America nel 1775 mente si dirigeva verso Nord in missione segreta per conto dei reali di Spagna. Il suo compito era quello di risalire le coste del Pacifico per arrivare fino al Circolo Polare Artico, fermandosi lungo le coste per erigere croci e reclamare il territorio in nome della Spagna. Quello sperone roccioso fu il punto più a Nord che riuscì a raggiungere, prima di tornare indietro per poter curare i suoi uomini colpiti dallo scorbuto. Fu però solo nel 1862 che quel punto ebbe ufficialmente il nome di Heceta Head.

Già Don Bruno de Heceta aveva annotato sulle sue carte che i fondali in quella zona erano pericolosamente bassi e cosparsi di piccole isole rocciose e di pericolosi scogli affioranti, ma si doveva aspettare il XIX secolo e dovevano verificarsi innumerevoli naufragi prima che venisse presa la decisione di costruire un faro in quella località.

La costa rocciosa di Heceta Head continua sott’acqua verso Ovest, creando una grande minaccia per la navigazione, ma fino alla seconda metà del 1800 nel tratto di mare in quella zona il traffico marittimo era ancora scarso, finché, cominciò la corsa verso la colonizzazione dei terreni dell’Ovest degli Stati Uniti che iniziò a metà del 1800, dopo la fine della Guerra Civile (1861-1865).

Lungo la costa nacquero nuove città e si ampliarono quelle esistenti, si ingrandirono i porti e la navigazione divenne più intensa, con conseguenze talvolta disastrose. Nonostante questo fu solo nel 1888 che il sito fu scelto per la costruzione di un faro, ma al momento sarebbe stato solo per riempire il vuoto tra i fari già esistenti di Capo Arago e Yaquina Head. Sulla costa del Pacifico i fari sono stati costruiti in ritardo rispetto a quelli della costa Atlantica e nel 1858 c’erano solo 16 fari funzionanti lungo la costa dell’Oceano Pacifico.

Il terreno fu finalmente acquistato nel 1889 e la costruzione di questo manufatto iniziò nei primi anni del 1890 dimostrandosi subito un’impresa molto ardua : la roccia si elevava per quasi cinquanta metri sul livello del mare, era in una posizione molto isolata e gli ingegneri del Lighthouse Board dovettero studiare diverse soluzioni per poterlo realizzare.

Prima di tutto si rese necessario creare la base su cui appoggiare il faro e questo fu fatto anche con l’aiuto dell’esplosivo, parte del materiale fu portato via mare, scaricato lungo il fiume Suislaw e portato sulla roccia a dorso di mulo, poi fu costruita una strada sterrata che collegava la zona con Florence, ma questa non era praticabile durante l’inverno, così, di difficoltà in difficoltà, ci vollero più di due anni e una spesa enorme per completare la costruzione del faro, della cisterna per lo stoccaggio dell’olio e del casotto che alloggiava il segnale da nebbia. A una breve distanza dal faro erano state costruite due graziose casette di legno, in stile Regina Anna, una a un piano per il capo guardiano e l’altra a due piani per i suoi due aiutanti.

Il 30 Marzo 1894 la lampada a olio con cinque stoppini fu finalmente accesa dall’allora capo guardiano Andrew Hald, mostrando tutto lo splendore delle sue lenti di Fresnel di prima classe, costruite in Inghilterra, la cui luce era visibile per 21 miglia. Queste lenti sono ancora oggi in uso.

Il faro si trova su una specie di terrazza ricavata su un’alta roccia frastagliata a 45 metri sul mare, è una piccola costruzione bianca con il tetto rosso, a fianco della quale si trova la torre conica di mattoni alta 17 metri, sormontata dalla lanterna di ferro verniciata di verde, con il tetto rosso la cui altezza sul livello del mare raggiunge i 62 metri. E’ costruito in uno stile che veniva chiamato “Spanish Revival”, uno stile coloniale ripreso dai fari che si trovavano sulla costa Atlantica e che verrà poi ancora copiato in altri fari che saranno costruiti in seguito in California all’inizio del XX secolo.

L’interno è in mattoni e dall’ingresso si sale per una scala a semi-chiocciola fino alla lanterna, circondata da un piccolo terrazzino che consente la manutenzione dei vetri dall’esterno. Di lassù si gode una delle più belle viste sull’Oceano Pacifico.

La vita del guardiano del faro di Heceta Head e dei suoi assistenti non deve essere stata facile, si trovavano in un luogo isolato, lontano da tutto e da tutti, tanto che i bambini si radunavano in una stanza dove qualcuno faceva loro scuola, chi non si sa, forse gli stessi genitori. Nel terreno circostante il faro si trova la piccola tomba di una bambina, questo fa pensare ai sacrifici e alle sofferenze che dovettero sopportare quelle persone. Si dice che i primi guardiani non si siano fermati molto, mentre un certo Olaf Hansen rimase a Heceta Head dal 1896 al 1920, con un breve intervallo di due anni dal 1902 al 1904. Quest’uomo eclettico non solo si occupava del faro, ma gestiva anche un piccolo ufficio postale a disposizione degli abitanti della zona e, quando nel 1916 fu costruita una piccola scuola nelle vicinanze, si occupava anche dell’istruzione dei quattordici alunni che la frequentavano.

Nel 1932 le cose cambiarono, quando furono completati i lavori per la costruzione dell’Oregon Coast Highway, l’Autostrada 101, che collegava Florence con Yachats. L’autostrada passava vicino a Heceat Head, collegando finalmente quel luogo isolato alle vicine città. Nel 1934 arrivò anche l’elettricità e l’antico sistema d’ illuminazione fu sostituito con una lampadina, fu anche stabilito che non era più necessaria la presenza di tante persone, quindi il secondo assistente dovette andarsene, il capo guardiano andò ad abitare nella casa a due piani e, per un qualche motivo che non risulta molto chiaro, la casa del capo guardiano fu abbattuta.

Uno dei pochi avvenimenti che movimentarono la vita al faro fu forse quando, durante la seconda guerra mondiale, la Guardia Costiera distaccò 75 uomini per pattugliare quella zona di costa con il compito di avvistare eventuali sommergibili giapponesi. Questi uomini erano stati alloggiati in baracche costruite sul sito della casa abbattuta del capo guardiano.

Nel 1963 la stazione è stata automatizzata, così anche l’ultimo guardiano, Oswald Allik, lasciò il suo posto. La Guardia Costiera continuò a mantenere il faro, che è tuttora funzionante, ma il resto cominciò ad andare in rovina, così, come è già successo per altri terreni circostanti ai fari, anche questo venne preso in consegna dal Servizio Forestale, che ne ha tutt’ora la proprietà.

Nel 1970, però, la casa del guardiano stava andando in rovina e aveva urgente bisogno di un restauro dopo tanta incuria, così nacque il gruppo ”Amici di Heceta House” che si occupò di destinare la casa ad un uso appropriato. Finalmente la casa venne data in affitto al Lane Community College che la usò per ospitare corsi di studio e studenti e nel tempo ne curò il restauro.

Nel 1978 il faro di Heceta Head è stato nominato luogo storico e questo ha assicurato il buon mantenimento di tutta la zona. Da allora la casa a due piani è stata perfettamente restaurata all’esterno con il suo aspetto originale, mentre all’interno una parte è stata restaurata esattamente come era nell’anno della sua costruzione, il 1894, mentre un’altra parte è sta riportata all’aspetto che aveva negli anni intorno al 1930.

Oggi il faro è parte del “Heceta Head State Park” , tutto è stato perfettamente recuperato e la casa del guardiano è gestita da privati che l’hanno trasformata in un comodissimo Bed and Breakfast, molto frequentato, dove pare che servano delle magnifiche prime colazioni.

Questo faro, che non avrebbe dovuto essere mai costruito, nei suoi più di cento anni di vita ha fatto egregiamente il suo lavoro, illuminando un tratto di costa molto pericoloso, salvando migliaia di vite umane e un valore inestimabile in navi, che altrimenti sarebbero andate perdute.

 

 

 

 

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