UNA LUCE NEL BUIO

UNA LUCE NEL BUIO

| Una luce nel buio

IL FARO DI CREAC’H

ILE D’OUESSANT – BRETAGNA, FRANCIA

di Annamaria “Lilla” Mariotti

Lat.   48° 27’ Nord – Long.  5° 07’ Ovest

Sebbene la Francia  sia stata in ritardo rispetto al resto dell’Europa nella costruzione dei fari ora le coste francesi sono tra le più illuminate di tutto il vecchio continente.  Quando alla fine del 1800 la costruzione di queste strutture aumentò, la filosofia seguita è stata quella di costruire ogni faro a una distanza tale dal seguente, in modo che le navi potessero avvistare la luce di un faro appena se ne erano lasciato alle spalle un altro.

Sono migliaia i fari installati lungo le coste francesi e 120 di questi si trovano nella zona di Finistère.  La penisola di Finistère, in Bretagna, è la prima che avvistano le navi in arrivo dalle coste atlantiche  e sull’estremità Nord Occidentale dell’Isola di Ouessant, situato in alto su una roccia che si eleva sull’Oceano Atlantico, si trova il faro più potente d’Europa, il più importante per il traffico marittimo  tra il Canale della Manica e l’Atlantico.   Si tratta di Créac’h (il suo nome significa “promontorio” in dialetto bretone), conosciuto anche come il faro di Ouessant.

Questo faro imponente, alto 55 metri, è stato costruito nel 1863 per proteggere l’aumentato traffico marittimo in quella zona, dovuto anche allo sviluppo delle colonie oltre oceano, traffico che entrava e usciva dal  Canale della Manica da e verso le rotte oceaniche.   Il vecchio faro di Le Stiff, costruito nel 1695 e alto solo 32 metri, che si trovava già sull’isola e veniva acceso solo durante l’inverno, non era sufficiente a prevenire i naufragi su quella costa frastagliata, la sua luce era troppo scarsa.  Créac’h ha di fronte a sé, alla base dell’altura su cui si trova, una distesa di scogli frastagliati che possono tagliare come coltelli, sui quali si frange la forza delle onde dell’oceano.  E’ stato calcolato che all’inizio del XX° Secolo almeno 30.000 navi sono passate vicino all’isola di Ouessant, spesso avvolta dalla nebbia che è sempre la maggiore causa di sinistri.

Come tutti i fari  anche questo ha una lunga storia, durante gli anni sono state apportate molte modifiche che lo hanno reso quello che è oggi.

Nel 1888  è stato elettrificato ed è stato dotato di una nuova ottica, più luminosa, poi, nel giro di 40 anni è stato ancora modernizzato a diverse riprese, con tre ottiche diverse, che hanno raddoppiato la sua portata luminosa fino a 34 miglia.   Un corno da nebbia era anche indispensabile e nel 1900 è stata installata una moderna sirena, sostituita nel 1912 da una campana e nel 1985 con un segnale a vibrazione situato sulla terrazza del faro.  Nel 1987 è stato anche installato sulla lanterna un sistema di segnalazione per impedire agli uccelli migratori di urtarla durante il loro volo.

Il faro funziona con un bulbo a gas di xeno, che ha una durata di 5.000 ore e quando i faristi devono sostituirlo sono obbligati ad indossare maschera e guanti protettivi.   Lo xeno (il cui nome deriva dal greco “xenox”, – straniero) è un gas nobile, inerte, inodore e incolore  scoperto nel 1898 dagli inglesi  Sir William Ramsey e Morris W. Travers e che viene usato come gas per lampade ad arco, nelle lampadine flash e nelle lampade a fluorescenza. La sollecitazione elettrica dello xeno produce un’esplosione di brillante luce bianca.   Questo fa sì che i due lampi bianchi ogni dieci secondi che lancia il faro di Créac’h siano i più potenti d’Europa.

Nel faro di Créac’h, inoltre, dopo l’automatizzazione dei fari di Stiff, Nividic, La Jumentr, Kéréon e Les Pierres Noires, è  stato installato il computer che regola e controlla l’attività di tutti questi fari.

 

Nell’antica centrale elettrica alla base del faro, sostituita con una più moderna, fino dal 1988 è stato aperto il Museo ufficiale des Phares et Balise, l’Ente che gestisce i fari in Francia,  in cui sono esposte le più belle lenti di Fresnel di tutta Europa, tra cui le prime lenti del faro di Le Cordouan, insieme a reperti che raccontato la storia e l’evoluzione dei fari.  Non c’era posto più adatto al mondo per un simile museo, nel primo faro elettrificato in Francia.

Il faro di Créac’h è una torre cilindrica, a bande bianche e nere che sostiene un’alta lanterna di ferro e la cui base è circondata da una serie di edifici a ferro di cavallo.  Ma l’esterno semplice e lineare è niente in confronto all’interno, le cui pareti sono interamente ricoperte da pannelli e intarsi  in legno, dando al faro un’ aspetto lussuoso e caldo, da club inglese.  Il soffitto in cima alla scala a chiocciola è decorato con una rosa dei venti in legni di colore diverso.

La fantasia degli architetti dei fari francesi non ha limite, non si accontentano di costruire una torre luminosa, il gusto del bello in Francia si estende all’interno di un faro che, nell’immaginario collettivo, dovrebbe essere quanto di più spoglio e di più spartano si possa immaginare.

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