“Ogni faro è sempre in capo al mondo, ove tutti vorremmo essere” Alfonso Gatto

“Ogni faro è sempre in capo al mondo, ove tutti vorremmo essere” Alfonso Gatto

| storie di fari e faristi

Con l’articolo pubblicato l’ultima volta ci siamo incuriositi al lavoro di Alfonso Gatto, che tra maggio e giugno del 1955 svolse, come inviato del settimanale Epoca, un servizio sui fari italiani. E così l’abbiamo seguito, acquistando su internet un altro numero della rivista (fortunatamente  questo più in buono stato del precedente nonostante i suoi 66 anni! ). Lo ritroviamo, questa volta, al Faro della Guardia sull’isola di Ponza e al Faro di Capo Negro sull’isola di Zannone.

All’arrivo a Ponza Gatto ed il fotografo, Antonio Ruggieri, furono accolti dal fanalista Silverio Scotti (junior) uno dei tre fanalisti di Zannone (gli altri due erano: Vincenzo Ferraiuolo reggente e Guido Vitiello).

Per le avverse condizioni del mare non poterono proseguire per Zannone, quindi Scotti li accompagnò prima dal padre, ex reggente del faro sul Faraglione della Guardia ormai in pensione, e poi al faro. Durante la salita Silverio junior racconta: <<A Zannone, al faro di Capo Negro, siamo a sei miglia e mezzo, quasi a undici chilometri, da Ponza.

Noi tre fanalisti, a turno di quindici giorni in quindici giorni, osserviamo una settimana di riposo, sicché due restano sempre di guardia.
Questo, quando il mare permette alla barca dei viveri, ogni mercoledì, di accostarsi all’isolotto.

A volte, per il vento, girandogli e girandogli intorno, non si riesce a trovare un punto solo, uno scoglio, uno spuntone di roccia, su cui lasciarci andare. O spesso, d’inverno, ci tocca, mezzo bagnati, attraversare tutta la riserva di caccia per raggiungere il faro.

Una volta siamo rimasti per ventisei giorni bloccati. E non abbiamo telefono. Possiamo solo comunicare con bandiere di segnalazione col semaforo di Ponza che è buono se ci vede.

Prima di me c’era al mio posto Silverio Vitiello, uno dei tanti Vitiello, uno dei tanti Silverio che come gli Scotti hanno sempre bisogno di tirarsi dietro la paternità, quanto basta, per farsi riconoscere.

Gli morì un bambino. Dovette seppellirlo lui nella terra del faro. Per una settimana la barca non potette accostare. Poi lo esumò e lo portò a Ponza.>>

Come riporta Guido Vitiello, il faro di Zannone, specie d’inverno, a causa delle avverse condizioni del mare, restava spesso isolato da Ponza. La barca che settimanalmente accostava e portava riserve di viveri, di medicinali e di petrolio per la lanterna non poteva attraccare. Quindi per comunicare con il resto del mondo, nei casi di emergenza, il farista saliva sulla cima più alta dell’isola e con un sistema di segnalazione a bandiere di giorno, di fuochi Coston (razzi di segnalazione in uso ancora oggi sulle imbarcazioni di tutto il mondo) di notte cercavano di attirare l’attenzione dei semaforisti di Ponza. Dal semaforo di Ponza, quando le condizioni di visibilità lo permettevano, visti i segnali, davano ricevuta dei messaggi alzando un apposito segno. Dal significato che avevano i segni e i colori delle bandiere si poteva capire il tipo di pericolo che veniva segnalato. Ad esempio, bandiera quadra nera con disco bianco in mezzo significava “malattia”. Pallone dipinto in nero:” necessità di viveri ed acqua, fame e sete”.

Due giorni dopo riuscirono ad attraccare a Zannone. Qui Alfonso Gatto, sempre in compagnia di Guido Vitiello conobbe la moglie Civita Scotti “due personaggi di una storia esemplare. Innamorata già del suo uomo, Civita, nel ’47, andò col padre negli Stati Uniti.

Nel 1950, a ventidue anni, tornò per sposarlo. I sei mesi di luna di miele passarono al Faraglione della Guardia, poi, nell’agosto, col suo frutto in grembo, essa partì per New York. Il bambino nacque a febbraio.

Dopo tre anni, acquisita la cittadinanza americana, il 25 agosto 1953, Civita tornò e, di nuovo, trovò solo che Guido dal Faraglione era stato trasferito a Capo Negro di Zannone, con cento lire in più al giorno per disagiata residenza.

Da allora, mezza americana e mezza ponzese, con un bambino che è tutto americano, essa non sa convincere il suo uomo a lasciare i fari e l’Italia. <<A me piace l’Italia>>, dice semplicemente Guido, <<mi piace stare all’aperto e non muffire in una fabbrica.>>

Civita è contenta di tutte le parole del suo uomo, anche di quelle che la contrastano.

Eppoi, non è vero? Ogni faro è sempre in capo al mondo ove tutti vorremmo essere”

Un po’ di storia

L’isola di Zannone è la più settentrionale dell’Arcipelago Pontino, ed il faro è situato a Nord dell’isola sul promontorio di Capo Negro. Progettato già nel 1879 venne attivato nel 1884.

All’epoca le isole di Ponza e Zannone erano sotto la giurisdizione dell’antica provincia di Terra di Lavoro con Capoluogo Caserta. Infatti presso l’omonimo Archivio di Stato abbiamo rinvenuto alcuni documenti che testimoniano la costruzione del faro.

 

 

 

 

Il Fondo Prefettura (contratti) conserva la planimetria del Capo Negro (datata 1883) con l’indicazione della zona di suolo di proprietà del Comune di Ponza occupata dall’Amministrazione dei Lavori Pubblici per la costruzione del nuovo faro e suoi accessori.

 

Nella figura successiva è riportata la registrazione dei verbali per l’appalto dei lavori per la realizzazione dell’edificio e delle sue pertinenze, datata 1880.

 

L’altro documento che segue è il progetto del faro.

 

Con legge n. 4969 del 19/06/1879 vennero stanziati i fondi per la costruzione del faro.

 

 

L’articolo resta aperto per chiunque voglia fornirci proprie testimonianze di vita in questo faro.
Potete scrivere a questo indirizzo email: storiedifariedifaristi@gmail.com

© Felicetta Santomauro e Vittorio Grandi

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