Il farista che sognava i fari dell’Atlantico

Il farista che sognava i fari dell’Atlantico

| storie di fari e faristi

E’ ancora in Sardegna che torniamo con le nostre storie sui faristi,  e vogliamo parlarvi di Fausto Maurelli nato il 15 aprile del  1924  a Cala Gavetta  della Maddalena.

Non è figlio di farista; suo padre faceva un antico mestiere ormai scomparso, lo stagnino, ed  aveva un piccolo laboratorio in paese.  A 18 anni, durante la seconda guerra mondiale, Fausto, si arruola nei Marò (Battaglione San Marco) e parte per Orano in Algeria. Nel ’43 viene fatto prigioniero dagli inglesi e passa quindi il suo 19° compleanno in un campo di prigionia. Lui e altri del suo battaglione vengono ceduti agli Americani che li riportano in Europa a Marsiglia: verranno utilizzati come guastatori contro le linee tedesche fino a raggiungere la Germania.  Vedrà morire molti dei suoi compagni e la guerra lascerà in lui un segno profondo ed  indelebile.

Finita la guerra, trascorre un periodo in Francia. Qui, non si sa né come né perché, sogna di diventare farista nei fari dell’Atlantico! Ma presto rientra in Italia, anche se il sogno di diventare  farista non lo abbandona. Ed è così che fa il concorso, lo vince e dopo il corso di preparazione  a La Spezia viene assegnato come primo incarico al fanale di Punta Rossa, alla Maddalena: è il 21 maggio 1946.

Promosso tecnico capo faro, viene destinato ad Olbia al Faro dell’Isola Bocca, dove resterà fino al 1951 anno in cui sarà trasferito al faro di Punta Scorno all’Asinara; è il più giovane dei quattro fanalisti che presidiano il faro. Qui il suo destino incrocia quello di Elisa Vitiello,   la figlia del fanalista più anziano. Si sposeranno due anni dopo il loro primo incontro, il 20 settembre del 1953 a Cala d’Oliva, nella chiesetta della Colonia. Avranno tre figli, Pietro, Filippo e Marcello nati durante i vari spostamenti ai fari di assegnazione di Fausto.

Dopo otto anni a Punta Scorno, ha un breve incarico ad Alghero nel 1958.

Farà poi ritorno all’Asinara, e vi resterà fino al ’66. Verrà in seguito destinato al vecchio faro di Porto Torres nella torre Aragonese. Qui abita con la famiglia nella palazzina adiacente fino a quando la stessa verrà demolita ed il faro dismesso.  Si sposteranno, allora, nel nuovo faro che entrerà in funzione nello stesso anno.  Nel frattempo, nel 1967, nasce l’ultimo genito, Marcello.

Resta a Porto Torres circa dieci anni diventando reggente; nel ’77 torna a Punta Scorno e da qui, dopo un periodo lavorativo un po’ travagliato, viene destinato a Capo Caccia. Essendo Capo Caccia un luogo troppo disagiato, la sua famiglia resterà a vivere a Porto Torres dove avevano preso una casa. Viaggeranno molto, sia Fausto sia la famiglia tra Capo Caccia e Porto Torres per potersi riunire nei fine settimana, o per le feste o le vacanze.

Marcello, che ci ha raccontato di suo padre, ci dice che era un uomo molto preciso, amante dell’ordine e della pulizia, d’indole quasi maniacale. Ricorda che per poter  salire sulla torre del faro dovevano togliersi le scarpe per non sporcare. Nel suo lavoro era attento e scrupoloso, con uno spiccato senso del dovere;  non voleva essere ripreso dai suoi superiori.

Aveva una passione, “Lisa” una piccolissima barca a motore, la usava per andare a pesca. “Compagna” di tante uscite in mare la   tenne per  tantissimi anni, dal suo primo incarico all’Asinara fino a quando compì 90 anni! L’ha poi regalata, ma sembra che Lisa sia ormai affondata.

Chissà se Fausto dall’alto del faro di Capo Caccia ha pensato qualche volta di essere sull’Atlantico, sul faro Ar-Men che tanto sognava. Che cosa sia accaduto in Francia alla fine della guerra, chi abbia incontrato e perché sia maturata quest’idea di diventare un farista,  è rimasto un  mistero che non ha rivelato a nessuno e che ha portato per sempre con sé.  Fausto infatti ci ha lasciato il 21 giugno dello scorso anno all’età di 96 anni.

 

Note storiche :

Il vecchio faro di Porto Torres risale al 1852. Fu eretto sull’antica  Torre Aragonese costruita nel 1325 a difesa dell’abitato.

Con un disegno di legge presentato alla Camera il 2 giugno 1851, riguardante l’assegnazione di fondi per lavori a Porto  Torres, così diceva l’allora Ministro di Marina, Agricoltura e Commercio, reggente il Ministero delle Finanze (Cavour)  “.. si fa pure sentire l’urgente necessità che un fanale venga collocato alla torre a tale scopo eretta sul molo di levante, e ciò per rimuovere la difficoltà che si incontra a riconoscere in tempo di notte l’entrata del porto. E basti a dire che i piroscafi postali sono talvolta astretti a mandare le loro lance a terra per accendere dei fuochi di guida sull’estremità dei moli per approdarvi”. (da Atti del Parlamento Subalpino sessione del 1851).

Nella foto sotto il nuovo faro di Porto Torres, la famiglia Maurelli abitava nell’alloggio posto al secondo piano fuori terra.

 

 

Nell’immagine in copertina Fausto Maurelli sulla sua barca “Lisa” – Foto scattata fra il ’62 ed il ’64 alla banchina di ponente a Punta Scorno

Ringraziamo Marcello Maurelli, figlio di Fausto, per aver condiviso con noi questo racconto di vita e parte del materiale fotografico di famiglia.
© Felicetta Santomauro e Vittorio Grandi

 

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