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UNA LUCE NEL BUIO

by Lilla Mariotti |14 Settembre 2020 |0 Comments | Senza categoria

EDDYSTONE, Devon, Inghilterra 

IL FARO CHE E’ STATO RICOSTRUITO

QUATTRO VOLTE

di Annamaria “Lilla” Mariotti 

Lat.  : 50°10’80” Nord,  Long.: 04°15’90” Ovest,

L’Inghilterra, si sa, ha una lunga tradizione marinara ed è forse per questo che è stata una delle prime nazioni a sentire l’esigenza di creare una serie di segnalazioni luminose lungo le coste per mettere in guardia le navi dai pericoli rappresenti da  secche e scogli.  Uno scoglio affiorante è uno dei pericoli più seri per una nave in navigazione durante la notte, grandi o piccole che siano le navi o gli scogli, e lungo le coste inglesi,  particolarmente quelle nebbiose e tempestose  del Canale della  Manica,  se ne trovano moltissimi e l’unico modo per evitare questo pericolo è quello di costruirci sopra un faro.

Uno dei fari inglesi più famosi e anche uno fra i più antichi esistenti al mondo è il Faro di Eddystone, un faro con una storia tormentosa, perché fu ricostruito ben quattro volte, che si trova sulla costa meridionale dell’Inghilterra, a circa 13 miglia a Sud di Plymouth, Latitudine 50°10’80” Nord, Longitudine 04°15’90” Ovest, costruito sullo scoglio omonimo, reso tristemente famoso dalla quantità di naufragi  che vi si erano verificati.

 

La Trinity House, il dipartimento dei fari inglese, costituito nel 1514, iniziò a cercare la persona adatta alla costruzione del faro sullo scoglio di Eddystone già  nel 1664, ma  la sua costruzione fu iniziata solo trent’anni dopo, nel 1696,

quando si presentò Henry Winstanley, un personaggio eclettico, un armatore e un inventore. Egli aveva inventato un sofisticato sistema idraulico che consisteva in  un vaso igienico che rilasciava un flusso d’acqua, invenzione che aveva presentato a Londra con un certo successo.   Non era insolito a quei tempi che una simile costruzione venisse affidata ad una persona che poteva sembrare priva dei necessari requisiti, bastava dimostrare un certo ingegno per poter ottenere un tale incarico.  Henry Winstanley aveva quindi accettato di costruire il faro, ottenendo dalla Trinità House la concessione dei profitti derivanti dal passaggio delle navi per cinque anni.   Ma Winstanley aveva anche un motivo personale per voler portare a termine quell’impresa : proprio su quello scoglio aveva perso due delle sue navi.

 

La costruzione procedette tra mille difficoltà perché su quello scoglio si poteva lavorare solo con il mare calmo e si doveva andare di continuo avanti e indietro dalla terraferma.  Winstanley, inoltre,  durante i lavori fu rapito da un corsaro francese e portato prigioniero in Francia, all’epoca in guerra con l’Inghilterra.  La leggenda racconta che quando arrivarono, Re Luigi XIV mandò il pirata alla Bastiglia e rimandò libero Winstanley con questo messaggio : “Noi siamo in guerra con l’Inghilterra, non con l’umanità”, ma in realtà pare che sia stato scambiato con dei prigionieri francesi in Inghilterra. L’inventore  riprese il suo lavoro e verso la fine del 1698 il faro era terminato.  La torre era alta 24 metri, con la base in pietra e il resto di legno e fu illuminata per la prima volta il 14 Novembre 1698.

 

L’inverno nell’oceano Atlantico può essere molto duro, e la costruzione non doveva essere molto solida, infatti il faro nella primavera seguente aveva già urgente bisogno di riparazioni.    L’estroso Winstanley non si perse d’animo  e non solo fece le riparazioni necessarie, rinforzò la base aggiungendo degli  anelli metallici ed elevò la lanterna a 36 metri, ma apportò anche delle modifiche al faro aggiungendo una stanza da letto decorata,  una veranda e un salotto con un loggiato aperto e la nuova versione di Eddystone fu accesa nel mese di Ottobre 1699.   Questo tocco di eleganza dimostra l’eccentricità del personaggio, così sicuro della sua opera da dichiarare che avrebbe voluto trovarsi nel faro durante il più violento uragano mai visto.   Fu tristemente accontentato qualche anno dopo, il 27 Novembre del 1703, quando si recò al faro per un controllo di routine e ci passò la notte.   La mattina dopo il faro era sparito, ingoiato dal mare insieme al suo costruttore e tutti quelli che vi si trovavano, durante una delle più spaventose tempeste che abbiano mai spazzato le coste inglesi.

 

Fu deciso di ricostruire il faro e i lavori cominciarono qualche anno dopo.  Questa volta  ebbe l’incarico un certo John Rudyerd, già commerciante in seta, che si ispirò alla carpenteria navale, e ottenne la concessione dei diritti sul passaggio delle navi per 99 anni.  La costruzione di legno, che aveva una forma conica, la prima del suo genere, era alta 21 metri e fu illuminata nel 1709. Questo faro resse per 47 anni, sopravvivendo al suo costruttore e facendo pensare che finalmente era stato risolto il problema di quello scoglio tanto pericoloso.  Ma questa volta un altro tragico avvenimento era in agguato, un incendio che si sviluppò il 2 Dicembre 1755 sulla sommità della lanterna, alimentata da diverse dozzine di candele.  Il capo guardiano del faro, Henry Hall di 94 anni, con due aiutanti, tentò inutilmente di spegnerlo lanciando secchiate d’acqua verso l’alto e nel fare questo successe che il pover’uomo, forse perché teneva la bocca aperta per lo sforzo ingoiò del piombo fuso che colava dalla cupola e gli finì in gola e nello stomaco, portandolo alla morte 12 giorni dopo essere stato prelevato dal faro, che continuò a bruciare ancora per cinque giorni e cinque notti.  Nessuno gli aveva creduto quando si era lamentato per il suo incidente, ma l’autopsia del guardiano accertò che il poveretto aveva veramente ingoiato circa 200 grammi di piombo. E c’è una prova, perché quel pezzo di piombo è stato conservato e si trova ora in un museo.

 

In quegli anni in Faro di Eddystone si era dimostrato indispensabile per la navigazione e quindi era necessario ricostruirlo.  L’impresa fu affidata a John Smeaton, un ingegnere civile, esperto di mulini e strumenti di precisione e anche inventore di un materiale molto simile al cemento a presa rapida, usato ancora oggi, che si chiama “Portland cement” che utilizzò per la costruzione del faro.  La nuova torre, costruita in pietra interamente sulla terraferma e poi assemblata sul posto pietra per pietra, fu inaugurata nell’Ottobre del 1759 e restò in uso per 120 anni, fino a che furono notate delle crepe nella roccia su cui poggiava.    Per paura che il faro crollasse, fu smantellato nel 1870  e ricostruita sulla terraferma, a Plymouth Hoe, per volontà ed a spese degli abitanti di quella città e lì si trova tutt’ora, a ricordo del suo costruttore, John Smeaton.  Questo faro è rimasto il prototipo di tutti i fari a venire, al cui disegno si ispirarono in seguito anche i francesi, un faro simbolo di modernità, senza sovrastrutture architettoniche inutili,  imponente nella sua semplicità strutturale che lo rendeva utile e visibile per lo scopo per cui era stato costruito.

Ma Eddystone non rimase senza faro. Dato che lo scoglio non era più praticabile e la tecnologia era in qualche modo avanzata, fu costruito un cassone sommerso e su questo una nuova torre interamente in granito che fu inaugurata nel 1882, costruita da Sir James Douglass, ingegnere della Trinity House ed è la stessa che si vede ancora oggi, la quarta e ultima ricostruzione del faro di Eddystone.   Vicino al nuovo faro si vede ancora il troncone di quello che fu smantellato e trasferito a Plymouth tanto tempo fa.

La famiglia di James Douglass  (1826-1898) aveva avuto un lungo legame con la  Trinità House : suo padre Nicholas  aveva lavorato per il dipartimento dei fari inglesi come progettista dal 1839, suo fratello William era diventato ingegnere Capo nel dipartimento dei fari in Irlanda e  William, figlio di James, l’ultimo della famiglia ad essere stato assunto dalla Trinity House, aveva costruito 28 fari durante la sua carriera.

Il faro è alto 49 metri, è dotato di lenti Fresnel che consentono una visibilità fino a 22 miglia, con due lampi bianchi ogni 10 secondi.    

 

La modernità è arrivata anche in mezzo al mare e il faro di Eddystone è riconoscibile per una particolarità, comune anche ad altri fari inglesi : la cupola di vetro è incappucciata da una impalcatura che sostiene una piattaforma per l’atterraggio degli elicotteri.     Ormai non c’è più pericolo che qualche vecchio guardiano ingoi del piombo tentando di spegnere un  incendio, il faro è elettrificato già da tempo, è tutt’ora funzionante ed è automatizzato dal 1982.

Benché il faro non ospiti più un guardiano e non sia aperto al pubblico, spesso delle squadre di tecnici arrivano sulla torre per effettuare lavori di manutenzione che possono durare anche qualche settimana, per questo all’interno si trova un confortevole dormitorio dove gli uomini vivono nello stesso isolamento dei guardiano di un tempo.

 

 

 

UNA LUCE NEL BUIO

by Lilla Mariotti |12 Settembre 2020 |0 Comments | Senza categoria

EDDYSTONE, Devon, Inghilterra 

IL FARO CHE E’ STATO RICOSTRUITO

QUATTRO VOLTE

di Annamaria “Lilla” Mariotti 

Lat.  : 50°10’80” Nord,  Long.: 04°15’90” Ovest,

L’Inghilterra, si sa, ha una lunga tradizione marinara ed è forse per questo che è stata una delle prime nazioni a sentire l’esigenza di creare una serie di segnalazioni luminose lungo le coste per mettere in guardia le navi dai pericoli rappresenti da  secche e scogli.  Uno scoglio affiorante è uno dei pericoli più seri per una nave in navigazione durante la notte, grandi o piccole che siano le navi o gli scogli, e lungo le coste inglesi,  particolarmente quelle nebbiose e tempestose  del Canale della  Manica,  se ne trovano moltissimi e l’unico modo per evitare questo pericolo è quello di costruirci sopra un faro.

Uno dei fari inglesi più famosi e anche uno fra i più antichi esistenti al mondo è il Faro di Eddystone, un faro con una storia tormentosa, perché fu ricostruito ben quattro volte, che si trova sulla costa meridionale dell’Inghilterra, a circa 13 miglia a Sud di Plymouth, Latitudine 50°10’80” Nord, Longitudine 04°15’90” Ovest, costruito sullo scoglio omonimo, reso tristemente famoso dalla quantità di naufragi  che vi si erano verificati.

 

La Trinity House, il dipartimento dei fari inglese, costituito nel 1514, iniziò a cercare la persona adatta alla costruzione del faro sullo scoglio di Eddystone già  nel 1664, ma  la sua costruzione fu iniziata solo trent’anni dopo, nel 1696,

quando si presentò Henry Winstanley, un personaggio eclettico, un armatore e un inventore. Egli aveva inventato un sofisticato sistema idraulico che consisteva in  un vaso igienico che rilasciava un flusso d’acqua, invenzione che aveva presentato a Londra con un certo successo.   Non era insolito a quei tempi che una simile costruzione venisse affidata ad una persona che poteva sembrare priva dei necessari requisiti, bastava dimostrare un certo ingegno per poter ottenere un tale incarico.  Henry Winstanley aveva quindi accettato di costruire il faro, ottenendo dalla Trinità House la concessione dei profitti derivanti dal passaggio delle navi per cinque anni.   Ma Winstanley aveva anche un motivo personale per voler portare a termine quell’impresa : proprio su quello scoglio aveva perso due delle sue navi.

 

La costruzione procedette tra mille difficoltà perché su quello scoglio si poteva lavorare solo con il mare calmo e si doveva andare di continuo avanti e indietro dalla terraferma.  Winstanley, inoltre,  durante i lavori fu rapito da un corsaro francese e portato prigioniero in Francia, all’epoca in guerra con l’Inghilterra.  La leggenda racconta che quando arrivarono, Re Luigi XIV mandò il pirata alla Bastiglia e rimandò libero Winstanley con questo messaggio : “Noi siamo in guerra con l’Inghilterra, non con l’umanità”, ma in realtà pare che sia stato scambiato con dei prigionieri francesi in Inghilterra. L’inventore  riprese il suo lavoro e verso la fine del 1698 il faro era terminato.  La torre era alta 24 metri, con la base in pietra e il resto di legno e fu illuminata per la prima volta il 14 Novembre 1698.

 

L’inverno nell’oceano Atlantico può essere molto duro, e la costruzione non doveva essere molto solida, infatti il faro nella primavera seguente aveva già urgente bisogno di riparazioni.    L’estroso Winstanley non si perse d’animo  e non solo fece le riparazioni necessarie, rinforzò la base aggiungendo degli  anelli metallici ed elevò la lanterna a 36 metri, ma apportò anche delle modifiche al faro aggiungendo una stanza da letto decorata,  una veranda e un salotto con un loggiato aperto e la nuova versione di Eddystone fu accesa nel mese di Ottobre 1699.   Questo tocco di eleganza dimostra l’eccentricità del personaggio, così sicuro della sua opera da dichiarare che avrebbe voluto trovarsi nel faro durante il più violento uragano mai visto.   Fu tristemente accontentato qualche anno dopo, il 27 Novembre del 1703, quando si recò al faro per un controllo di routine e ci passò la notte.   La mattina dopo il faro era sparito, ingoiato dal mare insieme al suo costruttore e tutti quelli che vi si trovavano, durante una delle più spaventose tempeste che abbiano mai spazzato le coste inglesi.

 

Fu deciso di ricostruire il faro e i lavori cominciarono qualche anno dopo.  Questa volta  ebbe l’incarico un certo John Rudyerd, già commerciante in seta, che si ispirò alla carpenteria navale, e ottenne la concessione dei diritti sul passaggio delle navi per 99 anni.  La costruzione di legno, che aveva una forma conica, la prima del suo genere, era alta 21 metri e fu illuminata nel 1709. Questo faro resse per 47 anni, sopravvivendo al suo costruttore e facendo pensare che finalmente era stato risolto il problema di quello scoglio tanto pericoloso.  Ma questa volta un altro tragico avvenimento era in agguato, un incendio che si sviluppò il 2 Dicembre 1755 sulla sommità della lanterna, alimentata da diverse dozzine di candele.  Il capo guardiano del faro, Henry Hall di 94 anni, con due aiutanti, tentò inutilmente di spegnerlo lanciando secchiate d’acqua verso l’alto e nel fare questo successe che il pover’uomo, forse perché teneva la bocca aperta per lo sforzo ingoiò del piombo fuso che colava dalla cupola e gli finì in gola e nello stomaco, portandolo alla morte 12 giorni dopo essere stato prelevato dal faro, che continuò a bruciare ancora per cinque giorni e cinque notti.  Nessuno gli aveva creduto quando si era lamentato per il suo incidente, ma l’autopsia del guardiano accertò che il poveretto aveva veramente ingoiato circa 200 grammi di piombo. E c’è una prova, perché quel pezzo di piombo è stato conservato e si trova ora in un museo.

 

In quegli anni in Faro di Eddystone si era dimostrato indispensabile per la navigazione e quindi era necessario ricostruirlo.  L’impresa fu affidata a John Smeaton, un ingegnere civile, esperto di mulini e strumenti di precisione e anche inventore di un materiale molto simile al cemento a presa rapida, usato ancora oggi, che si chiama “Portland cement” che utilizzò per la costruzione del faro.  La nuova torre, costruita in pietra interamente sulla terraferma e poi assemblata sul posto pietra per pietra, fu inaugurata nell’Ottobre del 1759 e restò in uso per 120 anni, fino a che furono notate delle crepe nella roccia su cui poggiava.    Per paura che il faro crollasse, fu smantellato nel 1870  e ricostruita sulla terraferma, a Plymouth Hoe, per volontà ed a spese degli abitanti di quella città e lì si trova tutt’ora, a ricordo del suo costruttore, John Smeaton.  Questo faro è rimasto il prototipo di tutti i fari a venire, al cui disegno si ispirarono in seguito anche i francesi, un faro simbolo di modernità, senza sovrastrutture architettoniche inutili,  imponente nella sua semplicità strutturale che lo rendeva utile e visibile per lo scopo per cui era stato costruito.

Ma Eddystone non rimase senza faro. Dato che lo scoglio non era più praticabile e la tecnologia era in qualche modo avanzata, fu costruito un cassone sommerso e su questo una nuova torre interamente in granito che fu inaugurata nel 1882, costruita da Sir James Douglass, ingegnere della Trinity House ed è la stessa che si vede ancora oggi, la quarta e ultima ricostruzione del faro di Eddystone.   Vicino al nuovo faro si vede ancora il troncone di quello che fu smantellato e trasferito a Plymouth tanto tempo fa.

La famiglia di James Douglass  (1826-1898) aveva avuto un lungo legame con la  Trinità House : suo padre Nicholas  aveva lavorato per il dipartimento dei fari inglesi come progettista dal 1839, suo fratello William era diventato ingegnere Capo nel dipartimento dei fari in Irlanda e  William, figlio di James, l’ultimo della famiglia ad essere stato assunto dalla Trinity House, aveva costruito 28 fari durante la sua carriera.

Il faro è alto 49 metri, è dotato di lenti Fresnel che consentono una visibilità fino a 22 miglia, con due lampi bianchi ogni 10 secondi.    

 

La modernità è arrivata anche in mezzo al mare e il faro di Eddystone è riconoscibile per una particolarità, comune anche ad altri fari inglesi : la cupola di vetro è incappucciata da una impalcatura che sostiene una piattaforma per l’atterraggio degli elicotteri.     Ormai non c’è più pericolo che qualche vecchio guardiano ingoi del piombo tentando di spegnere un  incendio, il faro è elettrificato già da tempo, è tutt’ora funzionante ed è automatizzato dal 1982.

Benché il faro non ospiti più un guardiano e non sia aperto al pubblico, spesso delle squadre di tecnici arrivano sulla torre per effettuare lavori di manutenzione che possono durare anche qualche settimana, per questo all’interno si trova un confortevole dormitorio dove gli uomini vivono nello stesso isolamento dei guardiano di un tempo.

 

 

 

UNA LUCE NEL BUIO

by Lilla Mariotti |12 Settembre 2020 |0 Comments | Senza categoria

EDDYSTONE, Devon, Inghilterra 

IL FARO CHE E’ STATO RICOSTRUITO

QUATTRO VOLTE

di Annamaria “Lilla” Mariotti 

Lat.  : 50°10’80” Nord,  Long.: 04°15’90” Ovest,

L’Inghilterra, si sa, ha una lunga tradizione marinara ed è forse per questo che è stata una delle prime nazioni a sentire l’esigenza di creare una serie di segnalazioni luminose lungo le coste per mettere in guardia le navi dai pericoli rappresenti da  secche e scogli.  Uno scoglio affiorante è uno dei pericoli più seri per una nave in navigazione durante la notte, grandi o piccole che siano le navi o gli scogli, e lungo le coste inglesi,  particolarmente quelle nebbiose e tempestose  del Canale della  Manica,  se ne trovano moltissimi e l’unico modo per evitare questo pericolo è quello di costruirci sopra un faro.

Uno dei fari inglesi più famosi e anche uno fra i più antichi esistenti al mondo è il Faro di Eddystone, un faro con una storia tormentosa, perché fu ricostruito ben quattro volte, che si trova sulla costa meridionale dell’Inghilterra, a circa 13 miglia a Sud di Plymouth, Latitudine 50°10’80” Nord, Longitudine 04°15’90” Ovest, costruito sullo scoglio omonimo, reso tristemente famoso dalla quantità di naufragi  che vi si erano verificati.

 

La Trinity House, il dipartimento dei fari inglese, costituito nel 1514, iniziò a cercare la persona adatta alla costruzione del faro sullo scoglio di Eddystone già  nel 1664, ma  la sua costruzione fu iniziata solo trent’anni dopo, nel 1696,

quando si presentò Henry Winstanley, un personaggio eclettico, un armatore e un inventore. Egli aveva inventato un sofisticato sistema idraulico che consisteva in  un vaso igienico che rilasciava un flusso d’acqua, invenzione che aveva presentato a Londra con un certo successo.   Non era insolito a quei tempi che una simile costruzione venisse affidata ad una persona che poteva sembrare priva dei necessari requisiti, bastava dimostrare un certo ingegno per poter ottenere un tale incarico.  Henry Winstanley aveva quindi accettato di costruire il faro, ottenendo dalla Trinità House la concessione dei profitti derivanti dal passaggio delle navi per cinque anni.   Ma Winstanley aveva anche un motivo personale per voler portare a termine quell’impresa : proprio su quello scoglio aveva perso due delle sue navi.

 

La costruzione procedette tra mille difficoltà perché su quello scoglio si poteva lavorare solo con il mare calmo e si doveva andare di continuo avanti e indietro dalla terraferma.  Winstanley, inoltre,  durante i lavori fu rapito da un corsaro francese e portato prigioniero in Francia, all’epoca in guerra con l’Inghilterra.  La leggenda racconta che quando arrivarono, Re Luigi XIV mandò il pirata alla Bastiglia e rimandò libero Winstanley con questo messaggio : “Noi siamo in guerra con l’Inghilterra, non con l’umanità”, ma in realtà pare che sia stato scambiato con dei prigionieri francesi in Inghilterra. L’inventore  riprese il suo lavoro e verso la fine del 1698 il faro era terminato.  La torre era alta 24 metri, con la base in pietra e il resto di legno e fu illuminata per la prima volta il 14 Novembre 1698.

 

L’inverno nell’oceano Atlantico può essere molto duro, e la costruzione non doveva essere molto solida, infatti il faro nella primavera seguente aveva già urgente bisogno di riparazioni.    L’estroso Winstanley non si perse d’animo  e non solo fece le riparazioni necessarie, rinforzò la base aggiungendo degli  anelli metallici ed elevò la lanterna a 36 metri, ma apportò anche delle modifiche al faro aggiungendo una stanza da letto decorata,  una veranda e un salotto con un loggiato aperto e la nuova versione di Eddystone fu accesa nel mese di Ottobre 1699.   Questo tocco di eleganza dimostra l’eccentricità del personaggio, così sicuro della sua opera da dichiarare che avrebbe voluto trovarsi nel faro durante il più violento uragano mai visto.   Fu tristemente accontentato qualche anno dopo, il 27 Novembre del 1703, quando si recò al faro per un controllo di routine e ci passò la notte.   La mattina dopo il faro era sparito, ingoiato dal mare insieme al suo costruttore e tutti quelli che vi si trovavano, durante una delle più spaventose tempeste che abbiano mai spazzato le coste inglesi.

 

Fu deciso di ricostruire il faro e i lavori cominciarono qualche anno dopo.  Questa volta  ebbe l’incarico un certo John Rudyerd, già commerciante in seta, che si ispirò alla carpenteria navale, e ottenne la concessione dei diritti sul passaggio delle navi per 99 anni.  La costruzione di legno, che aveva una forma conica, la prima del suo genere, era alta 21 metri e fu illuminata nel 1709. Questo faro resse per 47 anni, sopravvivendo al suo costruttore e facendo pensare che finalmente era stato risolto il problema di quello scoglio tanto pericoloso.  Ma questa volta un altro tragico avvenimento era in agguato, un incendio che si sviluppò il 2 Dicembre 1755 sulla sommità della lanterna, alimentata da diverse dozzine di candele.  Il capo guardiano del faro, Henry Hall di 94 anni, con due aiutanti, tentò inutilmente di spegnerlo lanciando secchiate d’acqua verso l’alto e nel fare questo successe che il pover’uomo, forse perché teneva la bocca aperta per lo sforzo ingoiò del piombo fuso che colava dalla cupola e gli finì in gola e nello stomaco, portandolo alla morte 12 giorni dopo essere stato prelevato dal faro, che continuò a bruciare ancora per cinque giorni e cinque notti.  Nessuno gli aveva creduto quando si era lamentato per il suo incidente, ma l’autopsia del guardiano accertò che il poveretto aveva veramente ingoiato circa 200 grammi di piombo. E c’è una prova, perché quel pezzo di piombo è stato conservato e si trova ora in un museo.

 

In quegli anni in Faro di Eddystone si era dimostrato indispensabile per la navigazione e quindi era necessario ricostruirlo.  L’impresa fu affidata a John Smeaton, un ingegnere civile, esperto di mulini e strumenti di precisione e anche inventore di un materiale molto simile al cemento a presa rapida, usato ancora oggi, che si chiama “Portland cement” che utilizzò per la costruzione del faro.  La nuova torre, costruita in pietra interamente sulla terraferma e poi assemblata sul posto pietra per pietra, fu inaugurata nell’Ottobre del 1759 e restò in uso per 120 anni, fino a che furono notate delle crepe nella roccia su cui poggiava.    Per paura che il faro crollasse, fu smantellato nel 1870  e ricostruita sulla terraferma, a Plymouth Hoe, per volontà ed a spese degli abitanti di quella città e lì si trova tutt’ora, a ricordo del suo costruttore, John Smeaton.  Questo faro è rimasto il prototipo di tutti i fari a venire, al cui disegno si ispirarono in seguito anche i francesi, un faro simbolo di modernità, senza sovrastrutture architettoniche inutili,  imponente nella sua semplicità strutturale che lo rendeva utile e visibile per lo scopo per cui era stato costruito.

Ma Eddystone non rimase senza faro. Dato che lo scoglio non era più praticabile e la tecnologia era in qualche modo avanzata, fu costruito un cassone sommerso e su questo una nuova torre interamente in granito che fu inaugurata nel 1882, costruita da Sir James Douglass, ingegnere della Trinity House ed è la stessa che si vede ancora oggi, la quarta e ultima ricostruzione del faro di Eddystone.   Vicino al nuovo faro si vede ancora il troncone di quello che fu smantellato e trasferito a Plymouth tanto tempo fa.

La famiglia di James Douglass  (1826-1898) aveva avuto un lungo legame con la  Trinità House : suo padre Nicholas  aveva lavorato per il dipartimento dei fari inglesi come progettista dal 1839, suo fratello William era diventato ingegnere Capo nel dipartimento dei fari in Irlanda e  William, figlio di James, l’ultimo della famiglia ad essere stato assunto dalla Trinity House, aveva costruito 28 fari durante la sua carriera.

Il faro è alto 49 metri, è dotato di lenti Fresnel che consentono una visibilità fino a 22 miglia, con due lampi bianchi ogni 10 secondi.    

 

La modernità è arrivata anche in mezzo al mare e il faro di Eddystone è riconoscibile per una particolarità, comune anche ad altri fari inglesi : la cupola di vetro è incappucciata da una impalcatura che sostiene una piattaforma per l’atterraggio degli elicotteri.     Ormai non c’è più pericolo che qualche vecchio guardiano ingoi del piombo tentando di spegnere un  incendio, il faro è elettrificato già da tempo, è tutt’ora funzionante ed è automatizzato dal 1982.

Benché il faro non ospiti più un guardiano e non sia aperto al pubblico, spesso delle squadre di tecnici arrivano sulla torre per effettuare lavori di manutenzione che possono durare anche qualche settimana, per questo all’interno si trova un confortevole dormitorio dove gli uomini vivono nello stesso isolamento dei guardiano di un tempo.

 

 

 

UNA LUCE NEL BUIO

by Lilla Mariotti |5 Settembre 2020 |0 Comments | Senza categoria

FARO DI SPLIT ROCK,

LAGO SUPERIORE, MINNESOTA – USA

di Annamaria “Lilla” Mariotti

Lat.:  47° 14’ Nord – Long.:  91° 20’ Ovest

 

 

I laghi del Nord America, i Grandi Laghi, sono talmente estesi da formare un mare interno navigabile anche da navi di grosso tonnellaggio e molti fari illuminano le loro rive.   I fari dei Grandi Laghi non  hanno niente da invidiare a quelli che si trovano sul mare, solo le torri sono spesso piuttosto basse perché le costruzioni sono collocate sulle  alte rocce  che caratterizzano queste coste.  Il Nord, poi, significa freddo, ghiaccio, nebbia e anche alte pareti rocciose,  nemici infidi per le navi che si trovano a passare in quei paraggi, molto pericolosi per la navigazione.

Il Minnesota è uno Stato del Nord degli Stato Uniti, confina con il Canada, a Est si trova il Lago Superiore e le sue più grandi risorse sono le miniere di ferro e di manganese, minerali che venivano trasportati via lago  con navi mercantili e all inizio del XX secolo e questo commercio era in continuo aumento.

A quel tempo si diceva che sul lago si trovasse la più grande e esclusiva flotta di mercantili al mondo

riunita sotto un’unica proprietà  Con tutto ciò sembrava che nessuno sentisse la necessità di un faro in quel particolare punto per segnalare quelle rive scoscese e pericolose  finché,  nel Novembre del 1905, una terribile tempesta causò un disastro e ben 29 navi, tutte di proprietà di un unico compagnia armatrice, naufragarono o subirono danni ingenti.

Questo avvenne nelle vicinanze di una costa rocciosa che era definita “La zona d’acqua più pericolosa nel mondo” .  L’avvenimento scosse gli animi e gli interessi di molte persone, una delegazione dell’armatore si recò a Washington e finalmente, nel 1907, ottenne dal Congresso un finanziamento di 75.000 dollari per l’acquisto del terreno e  la costruzione di un faro a Split Rock.

Questo sperone roccioso che si erge a 39 metri sul livello del lago, si trova a Nord Est di Duluth e a 20 miglia da Two Harbours, sulla costa Nord del Lago Superiore.   Anche il Lighthouse Board, l’Ente che aveva in carico il fari in quell’epoca,

in un suo rapporto dovette riconoscere che quel particolare punto della costa era molto pericoloso per la navigazione.

La costruzione del faro iniziò nel Novembre del 1909, con l’impiego di molti operai immigrati, e si dimostrò subito un’impresa non facile: i materiali dovevano essere portati per via d’acqua e sollevati fino alla roccia con una gru, che poi rimase sul posto per essere usata più tardi per l’approvvigionamento degli abitanti del faro.   Con tutto ciò i lavori procedettero rapidamente e nell’Agosto del 1910 la torre ottagonale fu accesa, probabilmente dal suo primo guardiano, Orren “Pete” Young, che restò in servizio ininterrottamente fino al 1928.

La torre è alta solo 16 metri che, aggiunti all’altezza della roccia sottostante, portano l’altezza totale del faro a 55 metri.    Il faro ha una forma ottagonale molto caratteristica, è costruito in mattoni, con una base leggermente più larga e una cornice sporgente circa a metà dell’altezza ed è sovrastato da un’alta lanterna dipinta di nero, circondata da un terrazzino che gli americani chiamano “cat’s walk”  (il passaggio del gatto) dato che consente a malapena il passaggio di una persona.   In questa lanterna sono sistemate delle lenti di Fresnel di terzo ordine a forma di conchiglia, ancora oggi al loro posto, formate da 242 prismi separati, costruite dalla ditta Barbier, Bernard et Turenne di Parigi e hanno una portata di 22 miglia.

Come molti altri fari in simili posizioni anche quello di Split Rock si trovava in completa solitudine, dato che era accessibile solo dal lago, ma con il tempo la modernità arrivò anche in quello sperduto angolo di mondo.    Nel 1915 una specie di teleferica a rotaia sostituì la vecchia gru che portava i rifornimenti, ma la più grande innovazione doveva arrivare nove anni dopo, nel 1924, quando fu completata l’autostrada che passava nelle vicinanze del faro e i guardiani, con loro grande sorpresa, videro arrivare i primi turisti in automobile.   Da allora Split Rock, fino ad allora una roccia sperduta nel nulla, è diventata una meta obbligatoria per i visitatori, per la sua posizione e per la splendida vista che si gode da lassù.

Intanto il faro continuava la sua vita, i guardiani si susseguivano, nel 1928 arrivò un certo Franklin Covell che rimase in servizio fino al 1944,  nel 1934 la teleferica venne smantellata e le provviste da allora arrivarono con un furgone, vennero apportate modifiche al segnale da nebbia che ora funzionava con un motore diesel, nel 1939 la Guardia Costiera Americana assorbì il Servizio Fari, nel 1940 arrivò l’elettricità  e la lampada a vapori di petrolio venne sostituita con un bulbo da 1000 Watt.  L’ultimo guardiano di Split Rock è stato Robert Bennetts che ha prestato servizio dal 1947 al 1961.

La tecnologia avanza anche nel campo della navigazione.  Con l’installazione a bordo delle navi del Radar, il LORAN (Long Range Navigation) ed il GPS (Global Positioning System) i fari non vengono più considerati utili aiuti alla navigazione e molti vengono disattivati.  Questo è successo anche al faro di Split Rock nel 1969, che però, nello stesso anno viene iscritto nel registro dei luoghi storici per poterlo preservare.

I fari sono un inestimabile legame con il passato, tesori storici testimoni di un’antica eredità marinara  che non si può dimenticare, e per fortuna c’è qualcuno che non vuole che queste eredità vada persa.  Nel 1971 la proprietà del sito e del faro è stata acquisita dallo Stato del Minnesota che ha creato lo Split Rock State Park, occupandosi della preservazione e del restauro di tutte le costruzioni inerenti il faro.

Quella luce però è stata spenta troppo presto:  Il 10 Novembre 1975 un’altra terribile tragedia ha sconvolto quelle acque.   Il mercantile “Edmund Fitzgerald”, una nave di 13.632 tonnellate e lunga più di 200 metri,  soprannominata “l’orgoglio della bandiera americana aveva lasciato il giorno prima la riva del Lago Superiore confinante con il Wisconsin diretta a Detroit con un carico di 26.000 tonnellate di minerale.

Quel giorno l’’Edmund Fitzgerald” si imbatté nella più terribile tempesta che mai si fosse vista sul Lago Superiore e benché in un tentativo di evitare le ondate che si alzavano dal lago si fosse accostata alla costa Nord e si tenesse in costante contatto con altre due navi ad un certo punto comunicò che si era inclinata su un lato a causa dello spostamento del carico, che aveva perduto entrambi i radar e che il suo ponte era “spazzato  dalle peggiori ondate che avesse mai incontrato” .  Il Capitano McSorely era un marinaio di provata esperienza, abituato a solcare le acque infide dei Grandi laghi, ma in quella occasione la sua capacità non poté nulla contro le forze della natura e il mercantile e i suoi 29 uomini d’equipaggio affondarono molto rapidamente, senza neanche avere il tempo di mettere in acqua le scialuppe di salvataggio.   Le altre navi semplicemente videro sparire l’”Edmund Fitzgerald” dai loro radar.

Forse il vecchio faro acceso avrebbe potuto evitare questo naufragio ?  Non è certo, ma molti lo pensano, infatti ogni anno, da quel tragico giorno, il faro viene acceso ogni 10 Novembre per commemorare sia il naufragio dell’”Edmund Fitzgerald”, che fa ormai parte della leggenda, che tutti coloro che hanno perso la vita navigando nel lago.  Questa ricorrenza richiama molta gente, che può così avere la possibilità di vedere il faro acceso.

Dal 1976 la Società Storica del Minensota ha in gestione il sito del faro e negli anni sono stati effettuati molti restauri.  Tutto il complesso, comprese le cubiformi case dei guardiani, il deposito dell’olio, l’alloggiamento del corno da nebbia, è stato riportato all aspetto che aveva negli anni intorno al 1920, nel suo momento più glorioso ed è aperto al pubblico che può visitarlo e salire in cima alla torre.  Nelle vicinanze si trova un museo dove sono racchiuse tutte le memorie del faro e dove si può anche assistere alla proiezione di un filmato che ne ripercorre la storia.

In giro per il mondo si trovano molti fari che stanno andando in rovina, mentre questa piccola costruzione, una delle più recenti nella storia dei fari, viene preservata per le generazioni a venire come un monumento storico, a ricordo di tutti quelli che lo hanno abitato, che lì hanno lavorato e sofferto e di tutte le vite umane che il grande lago ha preteso nel corso degli anni.

 

UNA LUCE NEL BUIO

by Lilla Mariotti |22 Agosto 2020 |0 Comments | Senza categoria

Wolf Rock Lighthouse

Cornovaglia – Inghilterra

49°56.72′N   05°48.50′W

La roccia di Wolf Rock si trova a 33 Km. dalle Isole Scilly e a 15 Km a sud/ovest della Cornovaglia, in una zona di grande traffico marittimo e su cui si erano verificati diversi naufragi.  Il nome Wolf (Lupo) deriva dal fatto che dalla roccia sottostante il faro durante le tempeste si udivano degli ululati fortissimi, da qui il nome.

Già nel 1790 Trinity House (l’Ente inglese che gestisce tutti i fari in quel continente, fondato per un Regio Decreto dello stesso Re Enrico VIII d’Inghilterra nel 1514) aveva deciso di costruire un faro su quello scoglio e per questa impresa fu incaricato Henry Smith il quale, piuttoso che un vero e proprio faro, costruì una segnalamento diurno alto 6 metri e largo 10 poggiato su dei cavalletti metallici. Sulla sommità fece colocare l’effige di un lupo. Non passò molto tempo, nel 1795 il mare aveva già portato via la struttura.

Altre picole strutture furono costrute su quello scoglio nel tempo, ma ogni volta una tempesta le distruggeva.  Fu solo nel 1844 che James Walker, un  ingegnere della Trinity House, costruì in cinque anni un segnalamento d’acciaio fatto a cono alto 4 mt. e riempito di un materiale simile al cemento.  Questo resistetteal tempo e  alle tempeste e si può ancora vedere alla base del faro.

Nell’Aprile del 1860 Trinty House iniziò una raccolta fondi per costruire un vero faro e affidò ancora il compito a James Walker che preparò dei disegni per un faro alto 36 metri che doveva misurare 12 mt. alla base e 5,2 mt sulla sommità. Per il suo disegno Walker si era basato su altri fari simili, già costruiti in Inghilterra, come quello di Smeaton e quello di Eddystone, ma anche seguendo i consigli di Nicolas Douglass.

Nel 1861 l’incarico per la costruzione venne alla fine affidato al figlio di Nicolas, James Douglas, che nello stesso anno cominciò un’ispezione della roccia iniziando a preparare le fondamenta. A seguito della morte di James Walker, nel 1862, James Douglass divenne capo Ingegnere alla Trinity House e quindi passò a suo figlio William l’incarico di costruire  il faro e fu proprioWilliam  a posare la prima pietra della torre il 6 agosto del 1864.  La torre in muratura fu terminata il 19 Luglio 1869.

Nella lanterna furono inserite della lenti  Fresnel costruite dalla ditta Chance Brothers  di Birghiman e che erano  state prima presentate alla Mostra di Parigi del 1867 come un esempio della più moderna tecnologia in fatto di lanterne per i fari.

Il faro è ancora operativo e funziona con  pannelli solari, ha una portata di 16 miglia nautiche e lancia un lampo bianco e rosso ogni 15 secondi.

Nel 1972 è stato il primo faro sulla cui sommità è stato installato un eliporto. L’ultimo guardiano ha lasciato il faro nel 1988 quando è stato automatizzato.

 

UNA LUCE NEL BUIO

by Lilla Mariotti |20 Giugno 2020 |0 Comments | Senza categoria, Una luce nel buio

 FARO DI CAPO HATTERAS
NORTH CAROLINA, USA

COME SI PUO’ TRASLOCARE UN FARO

di Annamaria “Lilla” Mariotti

Il Faro di Capo Hatteras con i suoi 60 metri di altezza è il Faro più alto degli U.S.A.   Ha un segno distintivo molto particolare con una piattaforma di mattoni rossi e granito e una decorazione a spirale bianco e nera, con una grande lanterna anch’essa nera.   Io l’ho visitato due volte, la prima nel 1989 e la seconda nel 2014 nella sua nuova collocazione.

Si trova nel Sud Est degli Stati Uniti, a Buxton, nel North Carolina ed è situato sugli  Outer Banks, una barriera sabbiosa  che si snoda dalla Virginia al Sud Carolina, parallela alla costa.   Nel punto in cui il Faro è collocato la costa si estende come un cuneo nell’Oceano le cui correnti insieme ai  banchi di sabbia sono una vera minaccia per la navigazione.  Il tratto di mare antistante il Faro si è guadagno nel tempo l’inquietante nome di “Cimitero dell’Oceano” a causa delle centinaia di relitti che giacciono in fondo al mare.  Vi si trovano bastimenti a vela del 1800, navi mercantili e persino due U-Boat tedeschi affondati durante la  Seconda Guerra Mondiale.  Le due grandi correnti atlantiche, la calda  Corrente del Golfo, proveniente da Sud e la fredda corrente del Labrador, proveniente da Nord, si incontrano proprio in quel punto, causando pericolosi gorghi e movendo in continuazione gli insidiosi banchi di sabbia.   In particolare un pericoloso banco, conosciuto come Diamond Shoals, che si estende a 14 miglia dalla costa è stato il maggior responsabile di tutti i naufragi che si sono verificati.

La storia di questo faro inizia nel 1789 quando il Presidente degli Stati Uniti, Thomas Jefferson, autorizzò un certo Alexander Hamilton a studiare la possibilità di costruire un faro come aiuto alla navigazione.  La località adatta venne individuata proprio a Capo Hatteras, su una piccola collina, e, dopo vari ritardi, la costruzione della torre originale, affidata a Henry Dearbon, che in seguito divenne Segretario alla Difesa,  fu ultimata nel 1803 e il primo Guardiano del Faro, Adam Gaskin, venne nominato dallo stesso Presidente.    La torre era alta 27 metri e la lanterna circa 3 metri ed era illuminata da 18 lampade alimentate con olio di balena.  Fu subito chiaro però che questa lanterna non era abbastanza potente da essere vista da una distanza necessaria così, nel 1815, le 18 lampade a olio di balena furono sostituite con un sistema di lampade Argan brevettate da Winslow Lewis.  Benché fosse un grosso miglioramento si dimostrò ancora insufficiente per illuminare quel pericoloso tratto di mare, ma fu solo nel 1852 che furono stanziati i fondi necessari per grossi lavori di miglioramento.  La torre fu alzata fino a 45 metri, la lanterna venne dotata di lenti di Fresnel e furono  costruiti gli alloggi per i guardiani del faro.  Il lavoro fu terminato nel 1854.

Durante la Guerra Civile Americana, iniziata nel 1861, tutti i fari degli Outer Banks furono oscurati dai Confederati del Sud per evitare che potessero aiutare l’Unione del Nord nella navigazione costiera.  Tuttavia le truppe dell’Unione conquistarono ugualmente la zona cercando di rimettere in in funzione i fari, mentre le truppe del Sud cercavano di distruggerli, riuscendo in alcuni casi nel loro intento, ma per fortuna il Faro di Capo Hatteras si salvò.   Alla fine della Guerra Civile, nel 1865, il Faro mostrava i segni del tempo e fu anche deciso  che, a causa degli alti costi, una sua ristrutturazione era fuori discussione,  tanto valeva costruire un nuovo faro.   Nel Marzo del 1867 il Congresso degli Stati Uniti stanziò i fondi per la costruzione di una nuova torre che avrebbe dovuto essere innalzata secondo i migliori standard dell’epoca.     Il nuovo Faro fu costruito da Dexter Stetson in una nuova collocazione proprio sulla barriera di sabbia ed il lavoro, iniziato nel 1868,  fu completato nel 1870.    Il Faro era alto 60 metri ed è lo stesso che possiamo ammirare oggi.    All’inizio la torre fu dipinta con i colori di quella precedente,  la parte alta rosso mattone e la parte bassa, fino a sei metri di altezza,  grigia,  ma ben presto fu deciso di modificare queste tinte che non risultavano ben visibili durante il giorno e nel 1873 il faro venne  dipinto con la spirale bianca e nera che lo distingue, da non confondere con la  livrea simile del faro di St. Augustine, in Florida, che invece ha la lanterna rossa, Ma le traversie del Faro di Capo Hatteras non erano finite, l’erosione del mare modifica costantemente quel tratto di costa.   Quando la costruzione fu ultimata nel 1870, il faro distava circa 500 metri dal mare, nel 1920 l’Oceano era arrivato a solo  90 metri dalla base della torre, e continuava ad avvicinarsi e nel 1931 le onde, durante una tempesta, arrivarono a lambirlo.   Per paura che la torre potesse essere abbattuta dalla furia del mare una nuova torre fu innalzata su una piccola collina boscosa a circa 2 chilometri a ovest di quella esistente.  Si trattava di una torre a traliccio alta 45 metri che fu completata nel 1936.   A quei tempi il servizio Fari in America  era appannaggio del U.S. Lighthouse Service che chiese  e ottenne di includere la vecchia torre e tutto il territorio circostante nel Parco Nazionale degli Outer Banks che sarebbe stato una dei più grandi parchi d’America in riva al mare.  Intanto venivano portati avanti lavori per proteggere il vecchio faro dal mare che avanzava e  furono innalzate dune di sabbia  per tutta la lunghezza della spiaggia di Capo Hatteras.   Ma l’Oceano è strano e capriccioso, dal 1920 cominciò a recedere e nel 1937  era di nuovo a quasi 200 metri dalla base della torre.   Nello stesso anno furono eseguito altri lavori di manutenzione e riparazione e fu istituito il Cape Hatteras National Seashore Recreation Area  (come a dire una Parco Nazionale) che non fu però ufficialmente aperto fino al 1953.

Nel 1939 il Lighthouse Service fu assorbito dalla Guardia Costiera Americana segnando l’inizio di una nuova era,  ma non in senso positivo per i Fari.    L’era dei Guardiani del Faro stava finendo, iniziava quella dei fari automatizzati, ma anche quella del declino dei fari, non più custoditi con amore dagli uomini e donne che li abitavano e si prendevano cura di loro.

Nel 1942, durante la Seconda Guerra Mondiale,  il Faro di Capo Hatteras fu oscurato e divenne un luogo di avvistamento per gli U-Boat Tedeschi,  ma fu anche tanto trascurato che alla fine delle guerra erano in molti  a darsi a vicenda la colpa delle sue condizioni.     Tuttavia alla fine il Park Service e la Guardia Costiera si misero d’accordo per una totale ristrutturazione del manufatto.   Con l’Oceano ormai di nuovo a distanza di sicurezza fu deciso di ripristinare il Faro di Capo Hatteras come aiuto alla navigazione al posto della nuova torre a traliccio.   I lavori furono completati nel 1950 e, tutto rimesso a nuovo e con una nuova ottica rotante, finalmente il faro iniziò il suo lavoro.

Nel tempo il faro di Capo Hatteras è rimasto lì, altero e immobile, con l’Oceano che si avvicinava e si allontanava dalla sua base.   Per evitare che l’erosione lo  minacciasse ancora furono spesi milioni di dollari in opere di contenimento, ma l’Oceano voleva la sua vittima.  Durante di anni ’80 del 1900 nacque l’idea di spostare il faro più lontano dal mare  e a questo proposito furono commissionati studi all’Accademia Nazionale delle Scienze che raccomandò caldamente questa soluzione.    Nel frattempo era nato un Comitato per questo proposito che spingeva affinché il Park Service, che gestiva tutta la zona in cui si trova il faro,  accettasse questa idea, cosa che avvenne nel 1989.

Durante gli anni ’90 fu tutto un discutere se questo rilocazione poteva procurare danni irreversibili al faro, furono fatti studi strutturali, interpellati i maggiori esperti d’America, ma gli oppositori erano tanti ed erano per una soluzione diversa, quella di incrementare i lavori per rallentare o addirittura fermare l’erosione, fu persino proposto di costruire un altro muro intorno al Faro, cosa che lo avrebbe trasformato in un’isola se l’Oceano lo avesse raggiunto.   Con tutto questo discutere erano passati anni e l’Oceano si trovava ora a meno di 40 metri dalla base e ormai bisognava far presto.   Gli esperti di ingegneria dell’Università del North Carolina confermarono che il Faro doveva essere traslocato e che era in perfette condizioni per sopportare questa operazione.   Finalmente nel 1998 arrivarono i fondi e furono iniziati i preparativi per questo complicato trasloco.   Non può esistere una ditta specializzata nel trasloco di un Faro, ma vennero scovati i migliori esperti nel trasloco di case, cosa abituale negli Stati Uniti, coadiuvati da architetti, ingegneri e tutto il personale necessario per assisterli.

Questa impresa che a molti sembrava impossibile si concluse il 14 Settembre 1999, appena prima che l’uragano Dennis spazzasse le coste del North Carolina  e fu conclusa con successo. Prima furono traslocate le case dei guardiani, seguite poi dal Faro, che, trasportato su delle rotaie appositamente costruite, fu ricollocato a circa 885 metri a Sud Ovest  dalla sua originale posizione.   Ora il Faro di Capo Hatteras dista dal mare circa 500 metri, come all’epoca della sua costruzione nel 1870.   La Lanterna è stata riaccesa il 13 Novembre 1999 e la torre riaperta al pubblico, con una grande cerimonia, il 26 Maggio del 2000.

 

Nella zona in cui si trovava prima il faro è stato realizzato un grande cerchio di sabbia circondato da pietre sulle quali sono stati scritti i nomi dai vari faristi che negli anni si sono avvicendati a Capo Hatteras.

 

UNA LUCE NEL BUIO

by Lilla Mariotti |13 Giugno 2020 |0 Comments | Senza categoria, Una luce nel buio

Il faro sull’Isola di Alcatraz,

Baia di San Francisco, California, USA

di Annamaria “Lilla” Mariotti

L’isola di Alcatraz, famosa per il suo carcere di massima sicurezza costruito tra il 1909 e il 1912 e chiuso nel 1963 che aveva ospitato i più  famosi personaggi della malavita americana,  si trova a circa un chilometro e mezzo al largo di San Francisco in California. Si diceva che da quel carcere era impossibile evadere, anche se storie e leggende raccontano il contrario.  Il nome di Alcatraz, o isla de los alcatraces (pellicani in spagnolo) gli venne dato nel 1775 dall’esploratore spagnolo Juan de Ayala a quel tempo incaricato di sorvegliare quel tratto di mare.

 

Ma il suo monumento più importante è un imponente faro che domina l’isola, il secondo faro a essere realizzato in quella località, la costruzione del primo sul lato sud si era resa necessaria data la pericolosità di quel tratto di mare. A causa della corsa all’oro verso l’Ovest americano e dell’aumentato traffico marittimo tra il 1851 e il 1852 il Congresso realizzò la necessità di costruire dei fari lungo quel pericoloso tratto di costa, infatti ne furono costruiti sette, e quello di Alcatraz fu il primo a essere completato nel Luglio del 1853, facendone così la più antica segnalazione p

er la navigazione in quel tratto di mare. Le fonti non dicono di che materiale fosse fatto né quanto fosse alto, si sa solo che si dimostrò insufficiente e venne dismesso.  Quando fu costruito il carcere su Alcatraz fu chiaro che la nuova struttura avrebbe interferito con il vecchio faro,  fu così che nel 1909 venne deciso di costruirne un secondo alto 29 metri.  Questo nuovo faro non ha segreti, fu costruito in cemento dagli architetti Roberts, Bruce e Ray Jones più a sud del precedente. Intanto il vecchio faro era rimasto al suo posto e fu demolito solo dopo che aveva subito diversi danni durante il terribile terremoto di San Francisco del 1906.

 

Questo nuovo faro era stato dotato di una grande lanterna e automatizzato nel 1963 dalla Guardia Costiera, nello stesso anno in cui il penitenziario venne chiuso.  Il faro non è più funzionante e la sua lanterna e ora è in mostra nel Museo aperto in seguito sull’isola.

Nell’ordine originale per l’equipaggiamento del primo faro erano state richieste lampade Argan, formate da stoppini funzionanti a petrolio e corredati da riflettori che ne aumentavano la portata, dato che le lenti inventate da Augustine  Fresnel nel 1822 erano state considerate troppo costose per quei tempi e per quel faro.

 

Tuttavia il Lighthouse Board, l’Ente che gestiva i fari in USA, in seguito cambiò opinione e decise di installare le lenti di Fresnel in tutti i nuovi 

fari in considerazione del fatto che avrebbero fornito una migliore prestazione, nonostante il costo.  La ditta che doveva fornire la lanterna ricevette l’ordine ma la spedizione prese molto più tempo del previsto perché le lenti vennero spedite dalla Costa Est via mare affrontando un lungo viaggio di 19.000 chilometri passando dal Sud America e affrontando le insidie di Capo Horn. Finalmente il primo faro fu acceso il 1° Giugno del 1854 con delle lenti Fresnel di terzo ordine a fuoco fisso, che nel 1902 furono trasferite nel faro di Capo St. Elias in Alaska e rimpiazzate con lenti girevoli di quarto ordine che producevano un fascio di luce bianco ogni cinque secondi.

 

Ci furono altri avvenimenti, nel 1970 un incendio distrusse la casa del custode e quella del guardiano del faro, oltre ad altre costruzioni sull’isola che venne abbandonata.

 

Dal 2000 il faro è diventato un museo ed è aperto al pubblico.

 

 Lat. 37° 49′ 35.88″ N – Long. 122° 25′ 22.88″ W

 

 

 

 

 

Fari di Bretagna – #1

by ilmondodeifari |26 Maggio 2020 |0 Comments | Senza categoria

Buona domenica a tutti, oggi iniziamo una piacevole navigazione letteraria nella storia dei Fari di Bretagna.
Perché i Fari bretoni?
Perché la Bretagna è la cornice perfetta: la pericolosità del mare, il vento che ti porta via anche l’Anima, le forti correnti, il caos roccioso invisibile all’occhio umano, le maree, ma sopratutto le meravigliose tempeste bretoni.
I fari sono suddivisi in tre categorie: paradiso, purgatorio, inferno.
Oggi iniziamo con un paradiso: il faro di Eckmuhl

Ringrazio per le foto i nostri soci Emanuele Carusi e Simona Livi che l’anno scorso è venuta con me a visitare alcune di queste leggendarie Sentinelle del mare.
Buona lettura
Il faro di Eckmühl si trova nel Finistère, il dipartimento bretone con la più alta concentrazione di fari causa la pericolosità del mare. Il faro si eleva 65 metri s.l.m. con una portata luminosa di 24 miglia. All’interno, la spettacolare scala a chiocciola è rivestita con opaline e conta 307 gradini: una curiosità, dal 2007 ogni anno in agosto si disputa il Campionato mondiale di ascesa al faro, corsa a piedi fino alla lanterna, il record nel 2019 è stato di 0,56 secondi.
Ma non solo: un Equipe di professionisti scalatori specializzati propone la discesa dal faro: nel 2018 un ottantina di temerari tra i 12 e 70 anni hanno partecipato a questa avventura adrenalinitica anche per me che guardavo e …che soffro di vertigini!
Ritornando alla storia, la costruzione iniziò nel 1893 e si concluse nel 1897, il faro fu classificato nella categoria Paradiso. Questa sentinella ottagonale di granito fu in gran parte finanziata dalla marchesa M.me Adélaide Louise d’Eckmühl in memoria del padre il glorioso maresciallo Davout stratega militare che aveva combattuto a fianco di Napoleone; grazie a questo finanziamento inaspettato, il progetto iniziale fu modificato in un’opera definita monumentale, arricchita internamente con elementi decorativi di pregio e molto costosi per l’epoca. La cupola è finemente ornata da teste di leone e foglie d’acanto, prima di raggiungere la lanterna, si attraversa la sala d’onore, dove una boiserie di mogano ospita la statua di bronzo omaggio al maresciallo Davout. Ancora oggi il faro è in ottimo stato conservativo.


Nel 1901 era il faro più potente al mondo insieme al faro di Creac’h sull’Île de Ouessant; Eckmühl fu il primo faro di Francia a utilizzare due ottiche Fresnel.
All’inizio il faro ospitava sei guardiani, alla fine il numero fu ridotto a due. Automatizzato nel 2007, dichiarato Monumento storico nel 2011. Questa sentinella del mare sorge accanto al vecchio faro datato 1835, entrambi sono visitabili.

Davanti ai due fari vedete il Semaforo datato 1862, la struttura militare, gestita dalla Marina nazionale, è accessibile nel periodo estivo, purtroppo le visite sono momentaneamente sospese causa degli attentati in Francia.
Il faro domina anche su Pointe de la Torche la leggendaria penisola naturale protesa verso il mare, dove le onde e il vento sono sempre impressionanti, luogo ideale per disputare il Campionato mondiale di surf.
In Bretagna alcuni fari sono visitabili anche in notturna, vi assicuro che essere sulla balaustra di Eckmühl a mezzanotte è leggendario; a proposito…la Bretagna è terra di leggende, attorno al faro di Eckmühlsi narra la storia di uno dei più famosi racconti del Medioevo: la leggenda di Tristano e Isotta, un amore travagliato che neppure Ankou-la Morte ha potuto separare, un racconto costellato di avventure cavalleresche, draghi, magia e guaritrici… dalla balaustra della lanterna la leggenda popolare vuole che lì si aggirino gli Spiriti dei due amanti, mentre le alghe di Penmarc’h, gonfie di lacrime, si riversano nell’oceano…il seguito di questa storia e molte altre notizie anche di naufragi spettacolari li trovate nel mio libro “Fari di Bretagna. Storie di uomini e di mare”.
Bon vent à tous! Susy la bretonne

 

Natale a Portofino

by ilmondodeifari |12 Dicembre 2019 |0 Comments | Appuntamenti per soci, Senza categoria |

15 dicembre Natale a Portofino

Siamo arrivati a fine anno e tutti insieme brinderemo al nuovo libro sui fari del nostro Presidente.

Ritrovo a Portofino alle 9.45

Alle 10.00 partiamo per una breve passeggiata fino al Faro e visita al Castello BROWN (ingresso 5 euro)

12.30 pranzo in due ristoranti di Portofino a 30 euro

15.30 al teatrino del Comune di Portofino presentazione del libro di Lilla Mariotti i Fari del Mondo a seguire brindisi di auguri