Il faro di  Razzo

    Il faro di  Razzo

    | Storie e Racconti

    di Sechi Nicola

    Nell’estate 1966, La data citata non è un caso  in quanto l’episodio avvenne qualche mese prima della mia partenza per il servizio Militare. All’epoca  il faro di  Razzoli era un’eccellente segnalamento con ottica rotante  con una splendida portata luminosa verso le Bocche di Bonifacio.

    Marifari  La Maddalena, come da programma,  decise per motivi di sicurezza,  la completa sostituzione del vecchio  corrimano in ghisa, collocato sul ballatoio superiore della torre del faro . Per questione  organizzative  prima del nostro arrivo sull’isola fu inviato il collega muratore che doveva fare dei fori a  forma quadra   nel granito , allo scopo di contenere i nuovi pilastrini in bronzo, dove collegare i corrimano dello stesso materiale pregiato.

    Mentre Il collega sull’isola procedeva  a realizzare la sua opera , il nostro gruppo, presso l’officina di Marifari  costruiva cassettine in robusto legno per trasportare lingotti di piombo , i quali sarebbero stati sciolti e colati nei fori del granito per ancorare  i pilastrini.

    Tengo a ricordare che sull’isola di Razzoli fino alla chiusura del faro principale vi era in dotazione, da parte della M.M.  un asinello che serviva al trasporto dei viveri e materiali vari  dalla banchina  al faro.  Di norma il mercoledì era il giorno in cui l’animale veniva  impegnato,  lo stesso giorno che il rimorchiatore della Marina M. raggiungeva l’isola e noi partivamo in missioni  quel giorno  della settimana.

    Nei fari isolati portavamo con noi effetti personali da casa ( lenzuola pentole piatti ecc..) inoltre , viveri e bombola del gas per la cucina, insomma eravamo sempre carichi di roba.  Quel giorno,  arrivati sul posto,  sbarcammo tutto il più rapidamente possibile e  il rimorchiatore rientrò alla base. Il nostro asinello era già legato in prossimità del vecchio magazzino  adiacente la banchina  e Il personale del faro cominciò ad avvicinarlo verso di noi. Sulla groppa ben  sistemate aveva due   capienti bisacce e senza pensarci troppo iniziammo a caricare sia da un lato che dall’altro le piccole ma pesanti  cassette contenente i lingotti di PIOMBO.  Caricavamo senza renderci conto che il peso di volta in volta aumentava. Quando il povero asinello crollò con la pancia per  terra ci precipitammo a sfilare  le bisacce ma, quando si sentì alleggerito si rialzo velocemente  sfuggendo al nostro controllo dileguandosi velocemente verso il  centro dell’isola fra le rocce.

    Si fece vivo solo   dopo tre giorni  quando tutto era tranquillo.  Ripensando a quell’episodio mi sorge il dubbio che lui controllasse noi da lontano e  quando si avvicinò al faro fu solo per ottenere  la sua razione di acqua non certo per aiutarci. CHE DIRE, la reazione del povero asinello ci fece ridere di cuore ed ebbe tutta la nostra comprensione ma,  ci rassegnammo  a trasportare in spalla tutto il materiale organizzando faticosamente più viaggi.

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