Nuove ricerche #3

Nuove ricerche #3

| storie di fari e faristi

Portofino anni ’50 un bell’uomo alto, slanciato tiene il suo inseparabile cappello da marinaio nella mano destra e sorride dall’alto della torre del faro di Portofino; è Bruno Quintavalle nato a Vada (LI) il 16 settembre 1912.

Il suo primo incarico fu al faro San Venerio nel 1946 dove restò per alcuni anni. Nel 1955 fu trasferito a Portofino per poi spostarsi nel 1965 al faro di Punta Lividonia, dopodiché tornò nella sua Vada e qui restò al faro “Torre di Vada” fino al 1979. Il faro attualmente è dismesso.

Un altro nome si è aggiunto quindi al nostro elenco, a San Venerio. Bruno ci visse con la moglie Teresita Volorio (nella foto sul faro del Tino) ed al figlio Alessandro, che lo seguirono nei suoi successivi spostamenti.

Anche Bruno faceva parte di una famiglia di fanalisti; lo erano il nonno ed il padre Giovanni Quintavalle nato a Vada il 18 agosto del 1886.

Quando Bruno nacque, suo padre era di servizio alla “Gabbia di Vada”; così era chiamato il fanale posto su uno scoglio artificiale costruito sulle pericolosissime secche a 4 miglia dalla costa. La struttura fu edificata nel 1865 ed era composta da un traliccio metallico con sopra una costruzione in legno sovrastata dalla lanterna e con due stanze per i fanalisti che si alternavano a due a due con turni di 15 giorni. Era davvero dura la vita su quello scoglio, esposti ai capricci del mare ed alla solitudine. Giovanni ebbe anche la brutta avventura di restare per 4 giorni a vegliare il cadavere del suo collega morto d’infarto poiché i soccorsi non poterono arrivare per via del mare in tempesta.

Il faro fu automatizzato nel 1922 e non necessitò più della presenza dei guardiani; nel 1959 al posto del traliccio fu edificata l’attuale torre in cemento, qui ritratta dipinta di nero con una fascia rossa in quanto segnale di pericolo isolato.

 

 

 

 

 

 

Felicetta Santomauro – Vittorio Grandi

Si ringraziano per fonti e foto Silvana Risicato, Alessandro Quintavalle e Paolo Bassignani.

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