Nuove ricerche #4

Nuove ricerche #4

| storie di fari e faristi

“Manca il mio papà nell’elenco!” Così ci scrive Anna Grazia Criscuolo vedendo la ricostruzione della nostra cronologia dei faristi al Tino, ed eccolo il suo papà Davide Criscuolo nato a Vietri (SA) il 12 giugno 1921.

Davide, racconta Anna Grazia, si arruola giovanissimo in Marina e diventa radiotelegrafista; nel 1954 si congeda e tenta il concorso come farista alla Zona Fari della Spezia, lo vince e nel 1955  assume l’incarico al faro San Venerio   dove resterà per ben 15 anni, il suo primo ed unico incarico come farista.

Si trasferisce sull’isola con la moglie Alice Vignali e la figlia Anna Grazia.

Contrariamente a quello che avveniva a cavallo tra l’Ottocento ed il Novecento, quando il faro veniva abitato stabilmente e per parecchi anni da tre fanalisti con le rispettive famiglie, all’epoca di cui stiamo narrando i fatti, sull’isola si avvicendavano ogni 15-20 giorni e a turni di due alla volta quattro famiglie di faristi, numero che, dopo qualche anno scenderà nuovamente a tre.

La vita  scorre serena e, Alice è felice perché finalmente può avere sempre accanto a sé suo marito senza doverlo più aspettare per mesi come quando era imbarcato.

 

Anna Grazia ha dieci anni quando si trasferiscono e durante il periodo scolastico sta alle Grazie a casa dei nonni materni, ma trascorre sull’isola tutte le vacanze da scuola.

Ricorda la piccola barca che i faristi avevano in dotazione per spostarsi sulla terra ferma e di tutte le volte che  papà andava a prenderla alle Grazie, e di quando uscivano per andare a fare la spesa a Portovenere. La barca non era in buono stato, era vecchia, ma Davide era un temerario e  da buon marinaio affrontava il mare in ogni situazione.  Una volta, però,  rischiò grosso nelle bocche di Portovenere,  il motore andò in avaria e restò in balia del mare. Si salvò solo grazie a chi era al semaforo della Palmaria che lo avvistò e, resosi  conto che era in difficoltà, chiamò i soccorsi.

Un’altra volta, durante le vacanze di Natale, decise di portare moglie e figlia a fare acquisti a Portovenere, ma le onde erano così alte che Anna Grazia, terrorizzata, di nascose  sotto l’osteriggio di prua. Alice era anche lei spaventata poiché la barca non si riusciva più a manovrare.  Fu così che Davide, finalmente, decise di tornare indietro. Ogni volta che usciva in mare madre e figlia stavano sempre in ansia.

Criscuolo, in turno con i suoi colleghi, si occupava della gestione del faro: l’accensione e lo spegnimento della lampada, la pulizia delle lenti e dei vetri della lanterna, l’approvvigionamento del combustibile per il riscaldamento dei locali, i lavori di manutenzione ordinaria dell’edificio e delle apparecchiature.

Tra gli incarichi c’è anche quello di mantenere i contatti radio con le navi in transito, anche al fine di assicurarne la sicurezza della navigazione con la gestione dei segnali di SOS.

Per soddisfare il loro fabbisogno alimentare, i faristi e le loro famiglie si dedicavano alla pesca, coltivavano piccoli orti ed allevavano polli e galline.

Al Tino c’erano anche due asinelli “Marietta” e “Checco”; venivano impiegati per trasportare attrezzature dal porticciolo su al faro. Anna Grazia ricorda che quando era stanca e non ce la faceva ad affrontare la ripida salita, , papà la metteva in groppa a Marietta che volentieri s’incaricava di riportarla a casa.

Verso gli anni ‘70 i due asinelli, dopo anni di onorato servizio, furono sostituiti da un’apecar.

Appassionato com’era di tutto ciò che aveva a che fare con l’elettricità e le radiotrasmissioni, Davide si iscrive alla neonata Scuola Radio Elettra di Torino, la scuola di formazione professionale per corrispondenza che, durante i suoi oltre quarant’anni di attività, ha formato a distanza oltre un milione e mezzo di tecnici in Italia e all’estero. All’epoca gli Istituti di Avviamento Professionale erano prevalentemente a indirizzo meccanico, mentre il titolo di perito elettronico richiedeva cinque anni di studio. Tenendo conto che nei primi anni ’50 meno della metà degli italiani aveva frequentato le scuole elementari (la cui licenza era obbligatoria per iscriversi all’Avviamento) va da sé che migliaia di persone piene di buona volontà e di voglia di fare si trovassero escluse da un mercato del lavoro che con la massiccia diffusione della radio e della televisione richiedeva tecnici specializzati nel comparto dell’elettronica di consumo. La S.R.E. colmò questo vuoto offrendo corsi (che andavano da una trentina a una cinquantina di lezioni ciascuno), a costi contenuti, senza limiti di età, senza che l’allievo dovesse spostarsi dalla propria residenza, senza scadenze prefissate (era l’allievo che decideva quando inviare a Torino i compiti e le schede di esame da correggere) e rilasciando un attestato finale. Davide colse in pieno questa occasione di crescita professionale che indubbiamente deve averlo aiutato a progredire e a migliorare nel suo lavoro di tecnico. Anna Grazia ricorda ancora quando arrivavano i pacchi contenenti i fascicoli delle lezioni e i kit di montaggio delle apparecchiature, e il papà intento a costruirle.

Davide è anche un appassionato lettore di narrativa noir e poliziesca, e Anna Grazia ricorda ancora quello scaffale del babbo zeppo di quei libricini con la copertina gialla e l’illustrazione bordata di un cerchio rosso. Lo immaginiamo immerso nelle sue letture durante le lunghe giornate invernali quando il libeccio soffia forte e sconquassa i vetri malfermi delle finestre.

Tra i ricordi più cari che Anna Grazia ha voluto condividere con noi, si colloca certamente la prima celebrazione di San Venerio, nel 1959,  e  la proclamazione di San Venerio  patrono dei faristi, avvenuta nel 1961.

Un ultimo ricordo Anna Grazia lo riserva al rito dell’accensione del faro, quando, con occhi sognanti di bimba, osservava suo padre nella lanterna spostare le tende e caricare con la manovella il meccanismo che imprimeva il movimento alla grande ottica. Quel mondo di luce e cristallo iniziava allora lentamente a ruotare e la luce della lampada, concentrata dalle lenti in un fascio potente, inviava il suo messaggio rassicurante ai naviganti lontani.

Felicetta Santomauro-Vittorio Grandi

Ringraziamenti ad Anna Grazia Criscuolo per foto e ricordi

©

 

 

 

 

 

 

Share this post: