Faro di Portofino: cronaca di una tempesta – Nuove ricerche #11

Faro di Portofino: cronaca di una tempesta – Nuove ricerche #11

| storie di fari e faristi

Quello che accadde la sera del 29 ottobre 2018 resterà per sempre legato alla storia del faro di Portofino e sarà ricordo indelebile del suo farista che visse quell’incredibile esperienza. Mai a memoria  d’uomo di quei luoghi si ricorda una tempesta di siffatta violenza!

 

La storia

In fondo l’esperienza di vita in un faro l’ho avuta anch’io in quanto fidanzata del farista di un meraviglioso faro che si erge come un castello bianco sul promontorio di Portofino, luogo d’incanto e suggestivi tramonti, ma anche di temibili mareggiate. Luogo isolato, raggiungibile solo a piedi attraverso un sentiero dopo un chilometro e mezzo di camminata dal centro del paese. Sicuramente disagevole per alcuni aspetti,  ma la sua bellezza senza eguali ripaga di tutto questo.   Mare tutt’intorno, visibile da ogni finestra, lassù in alto a più di trenta metri, luci e colori sempre diversi tra il Golfo del Tigullio ed il mare aperto.

L’ultimo fine settimana di ottobre di quell’anno ero al faro, il tempo era pessimo era stata diramata un’allerta rossa, pioveva e c’era molto vento ed il mare era mosso. La domenica mattina uscimmo per un breve giro in paese, il mare lambiva la banchina della “Ciapella”. Lì incontrammo Manuel il pescatore il quale ci disse che questa volta la tempesta sarebbe arrivata proprio brutta ed era attesa per l’indomani. Consigliò a Paolo di spostare la macchina di servizio e portarla ai parcheggi in piazza della Libertà perché il mare sicuramente, stando alle previsioni, si sarebbe alzato molto e la banchina non era sicura.

Restammo in casa tutta la domenica pomeriggio controllando sempre il mare. Fuori era impossibile stare, il vento era molto forte. Quella notte, come le due precedenti, fu un problema dormire per via del fragore  delle onde che si infrangevano sulle rocce sotto il faro, in alcuni momenti sembrava che la casa vibrasse.

Il lunedì mattina presto lasciai il faro per rientrare al lavoro a Torino. Avevo un’ansia incredibile per l’allerta  diramata e per quello che ci aveva detto il pescatore il giorno prima. In stazione feci mille raccomandazioni a Paolo di stare attento e salii sul treno.

Paolo rientrò al faro, era solo.

Alle ore 12.00 il mare era sempre grosso e fu così per tutto il pomeriggio. Ci sentimmo verso ora di pranzo la situazione era immutata. Alle 14,03 mi mandò delle foto, aveva messo in sicurezza le finestre più esposte, la mia preoccupazione cresceva.  Alle 17.00 il vento da est fece aumentare ancora di più il moto ondoso. Paolo per tutta la giornata, salì più volte sulla torre per verificare le condizioni del mare proprio perché aveva sempre in mente il fatto che si diceva che sarebbe stata una terribile tempesta. Alle 18,15 ricevette un messaggio dal Comandante B. dall’alloggio sottostante; il mare aveva sfondato la porta d’ingresso della casa ed aveva bisogno di aiuto. Un volta sceso sotto vide che la porta era stata divelta da un’ondata, l’acqua era entrata in casa. Riuscirono a puntellare la porta e B. salì sopra da Paolo, poco dopo però fu chiamato per un’emergenza in  Capitaneria di Porto, c’era un principio d’incendio al quadro elettrico e quindi corse in paese. Nel frattempo, anche la SP227, unica via carrabile che conduce  a Portofino, venne chiusa. Paolo restò di nuovo da solo, mise delle altre assi per sbarrare le finestre ad est, precisamente quelle della sala e dell’ingresso. Cominciava a filtrare acqua e sentiva che le onde erano sempre più alte sulla casa, asciugava acqua dal pavimento in continuazione. Alle 19.00 un’ondata le sfondò nonostante le persiane, i vetri ed il puntellamento con le assi. In sala la violenza dell’onda spinse il divano, il tavolino, ed altri arredi al fondo della stanza accatastando tutto (la sala ha una lunghezza di 8 metri  circa), mentre, nell’ingresso dove si trovava Paolo, travolse lui in pieno.

Preoccupatissima per tutta la giornata, non appena rientrata a casa dall’ufficio  videochiamai Paolo proprio in quel momento. Lo vidi sconvolto e bagnato fradicio, non mi disse esattamente cosa stesse accadendo per non farmi preoccupare ulteriormente mi disse semplicemente che era in un momento difficile e che mi avrebbe richiamata dopo.

Le due finestre non si potevano richiudere, sbattevano per il vento fortissimo e non ci si poteva nemmeno avvicinare, quindi Paolo si rifugiò nella stanza più ridossata della casa. Dopo circa un’ora il vento cambiò direzione questa volta soffiava da sud ovest, e lui riuscì quindi a richiudere alla meglio le due finestre ed a salire sulla torre per controllare nuovamente il mare. Il rumore all’interno era infernale, all’esterno era impossibile uscire per il forte vento. Provò anche ad aprire la porta d’ingresso di casa per poter magari attraversare il terrazzo  ed andare in paese ma non era possibile le raffiche erano fortissime insieme agli spruzzi delle onde. Così riprese ad asciugare il pavimento recuperò la torcia ed il cellulare dalla torre messi lì in carica perché dopo l’ondata che aveva sfondato le finestre la luce nell’appartamento era andata via e ora era ritornata. Ad un certo punto sentì odore di apparati elettrici bruciati provenire dalla torre, scese sotto, alla base, e vide che il mare aveva sfondato la porta di accesso e che l’acqua aveva travolto tutte le sue attrezzature e le apparecchiature del CNR. Proprio mentre stava verificando queste ultime, un’onda sfondò la finestrella soprastante travolgendolo e spingendolo contro il muro. Vista la situazione si rimise in piedi e cercò di risalire la scala a chiocciola della torre per rientrare in casa, ma mentre era sulle scale un’onda sfondò un’altra finestrella e l’acqua lo travolse spingendolo di nuovo di sotto. Per fortuna si riprese e riuscì a rientrare in casa, si asciugò e si mise degli abiti asciutti. Cercò nuovamente di uscire, controllò che  la torre del faro dall’esterno fosse a posto, poi pensò di raggiungere il cancello per andare via ma vide che era bloccato dalle fioriere che il mare aveva travolto ed ammassato contro di esso. Rientrò quindi in casa. Saranno state le 21,30 quando andò in cucina dove filtrava acqua di mare dalla finestra per via delle ondate. Si rifugiò nuovamente nella stanza ridossata con le due micine Wilma e Frida; niente cena, impossibile pensare di mangiare in un contesto simile. Era al buio, la corrente era di nuovo saltata. Mi chiamò, mi disse che alcune ondate erano entrate in casa ma che stava bene e di non preoccuparmi. Non poteva stare molto al cellulare per non scaricare la batteria; anche la power bank era finita sottacqua! Riagganciò e si sdraiò su uno dei lettini ed aspettò sperando che la tempesta si placasse. Alle 23,00 circa uno schianto lo fece soprassalire, non capiva cosa fosse successo, sentiva il rumore dell’acqua che entrava nella stanza, mise i piedi a terra e furono immersi in almeno venti centimetri d’acqua. Accese la torcia, uscì nel corridoio e vide il frigorifero a terra incastrato nella porta della sala, il muro della cucina era parzialmente crollato, direzionò la luce verso la finestra: era spalancata e le ante della persiana giacevano  a terra sotto il frigorifero.

Pensò subito al livello dell’acqua ed al suo peso sul pavimento quindi andò verso l’ingresso per aprire la porta della torre per farla defluire. Quando fu lì si accorse che il portoncino esterno della porta d’ingresso era stato divelto ed era a terra sul pavimento. Si riprese dallo choc ed aprì la porta della torre faro cercando di far defluire tutta l’acqua che poteva. A quel punto tornò indietro; anche uno dei bagni, quello di fianco alla cucina, era semidistrutto. Non potendo uscire perché le onde continuavano ad abbattersi sull’edificio si rifugiò nuovamente nella stanza ridossata. Restò sveglio in ascolto, fino dopo l’una, aspettando che la furia del mare si attenuasse, poi stremato fu vinto dalla stanchezza e si addormentò. Con le luci dell’alba poté rendersi conto dei danni subiti dall’appartamento; era talmente devastato che ne constatò l’inagibilità. La tempesta si era placata, tutt’intorno era devastazione. Era incredibile quello che vide in casa: muri crollati, mobili rotti, porte divelte, suppellettili ed elettrodomestici a terra sottacqua mischiati ai detriti portati dal mare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Anche il promontorio stesso aveva cambiato aspetto, le rocce erano come raschiate senza più vegetazione, i pini d’Aleppo sopravvissuti alla tromba d’aria dell’ottobre 2016 erano tutti spezzati. I muretti di recinzione della terrazza crollati, le onde salite dal lato del mare aperto della terrazza avevano travolto e trascinato ogni cosa dal lato opposto verso il Golfo del Tigullio. Le ringhiere dei balconi sottostanti erano finite in mare. La torre faro era fortunatamente rimasta intatta: solo un po’ d’intonaco staccato e sulla cupola della lanterna un bozzo causato da un masso scaraventato su dal mare a circa quaranta metri d’altezza e poi ritrovato sulla terrazza superiore, dove risultavano danneggiati anche i pannelli solari.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quella notte in preda all’agitazione non riuscii a chiudere occhio. Dopo la telefonata di Paolo mandai un messaggio al Comandante B. dicendogli che Paolo era solo ed in difficoltà. Mi rispose che era bloccato in capitaneria, anche li erano senza corrente e stava asciugando acqua. Anche lui mi disse di stare tranquilla e che presto tutto sarebbe passato. Non sapevo come aiutare Paolo, dovevo solo aspettare. All’alba arrivò la sua telefonata, stava bene, ma lasciava la casa perché non era agibile. Non potevo crederci, mi sembrava impossibile. Mi mandò le foto e vidi ciò che il mare aveva fatto…

Poiché la tempesta si scatenò quando era già buio e durò per diverse ore della notte non ci sono immagini, ma solo la solitudine ed il coraggio di un uomo che non ha avuto paura di affrontarla.

Soltanto agli inizi di giugno 2020 Paolo è potuto ritornare finalmente nella sua casa al faro, dopo i lavori di ristrutturazione.

L’eccezionalità della tempesta del 29 ottobre 2018

(Fonte Arpal)

 

 

L’evento meteorologico che ha interessato la regione ligure tra il 27 e il 30 ottobre, ha fatto registrare piogge con accumuli anche superiori a 600 mm che hanno portato a locali allagamenti, con innalzamenti significativi dei livelli idrologici, anche se senza particolari criticità dei corsi d’acqua. I venti da Sud Est e in seguito da Sud Ovest sono stati di burrasca forte nel corso del 29 Ottobre, raggiungendo raffiche anche superiori a 180 km/h; il mare ha raggiunto uno stato di mare grosso anche sotto costa, con onda significativa superiore a 6.4 m, massima superiore a 10 m, e un’ampiezza caratterizzata da 11 secondi di periodo. Vento e mare hanno causato una vittima e ingenti danni alle coste, tra cui il crollo della diga foranea di Rapallo e della strada provinciale tra S. Margherita e Portofino e l’interruzione in diversi punti della linea ferroviaria vicino al mare. Molti disagi nei porti per la rottura degli ormeggi.

 

 

Ringraziamenti

Un grazie particolare a Paolo Bassignani, farista del faro di Portofino, per il suo racconto e, per aver accettato di condividerlo pur sapendo quanto sia emotivamente difficile ricordare quei momenti.

Alla Marina Militare per l’autorizzazione alla pubblicazione dell’articolo.

A Cesare Malatesta (www.cesaremalatesta.com) per la foto del faro relativa alla mareggiata del 2 ottobre 2020.

Agli amici del Mondo dei Fari, a Claudio Buralli, agli amici portofinesi per la solidarietà dimostra a Paolo e ad Angelo Canu per il bellissimo dono che ci fece per Natale 2018, una sua opera, un acquerello raffigurante il faro. Adesso il quadro ha trovato la sua giusta collocazione in una stanza del faro.

 

 

 

 

 

 

 

© Felicetta Santomauro

con la collaborazione di Vittorio Grandi

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