Il farista e l’ “Airone”

Ad ogni inizio anno, quando ricorre l’anniversario della morte di mio padre, mi torna in mente una cosa che lo accomuna col suo idolo ciclistico: Fausto Coppi. Fausto morì infatti 22 anni pressoché precisi prima di lui, il 2 gennaio 1960.
Sapete, mio papà lo conosceva, il grande Airone.
Oh, non che fossero veramente amici, non esageriamo, ma Fausto, ad esempio, lo salutò con la mano e gli sorrise, mentre pedalava sul Passo della Futa, durante il Giro.
Era andata così: i miei genitori, prima che io nascessi, vivevano nel Faro di Capo Focardo, vicino Porto Azzurro, all’Elba, località dove Coppi a volte passava qualche giorno di riposo.
Mio padre era un ottimo giocatore di carte, in particolare di Scala 40 [gioco che per inciso amo anch’io].
Un giorno stava giocando al tavolo di un bar e un signore si fermò ad osservarlo giocare.
Bene, quel signore era il Campionissimo, Fausto Coppi.
Non oso immaginare cosa abbia provato mio padre, che adorava Fausto, ma sta di fatto che iniziarono a chiacchierare e ben presto Coppi divenne un ospite fisso al Faro, dove arrivò, chiamato dall’Airone, anche un altro giocatore, l’immenso Nicolò Carosio.
Nella foto mio padre e mia madre (quella vestita di chiaro) sono sulla spiaggia di Porto Azzurro con Coppi e con la Dama Bianca.
La bambina è la mia amica Patrizia, che era spessissimo ospite al Faro, e con la quale giusto la settimana scorsa rievocavo quegli eventi indimenticabili.
Quando, una trentina di anni fa, durante un “pellegrinaggio” all’Elba, dove non ritornava da più di 40 anni, mia madre mi mostrò il luogo di quelle antiche partite… beh, liberi di non crederci, ma non fu la sola a commuoversi.
E poi vi dirò: a me piace immaginarmeli, Fausto, Nicolò e mio padre, che di tanto in tanto, tra una corsa e l’altra del Campionissimo, si giocano una Scala 40 in chissà quale posto dell’Universo, mentre mia madre scatta loro qualche foto ricordo.
© 2025 Danilo Francescano

Il farista, protagonista, di questo simpatico racconto è Vincenzo Francescano, di lui sappiamo che era di Putignano (BA) e che si arruolò volontario nella Marina Militare nel 1942. Finita la guerra dopo alcuni anni passò dalla Marina Militare a quella civile per poi decidere di partecipare al concorso come farista ed ottenere la nomina il 1° ottobre del 1955.
Il suo primo incarico, presumibilmente, fu al faro di Capo Focardo all’Isola d’Elba, dove abitò con sua moglie Marisa fino a poco prima della nascita di Danilo nella primavera del 1958.
Il faro di Capo Focardo è un faro particolare costruito sull’omonimo promontorio all’interno di un forte spagnolo del ‘600, la sua costruzione risale al 1845 e lo troviamo con denominazione di faro di Longone su diversi Elenchi Fari e Segnalamenti, con la seguente descrizione “Serve a far riconoscere la costa orientale dell’Isola d’Elba e ad indicare l’imboccatura del Golfo di Longone”.A cominciare dal periodo post unitario ha subito diverse trasformazioni volte a potenziarne l’efficienza e a rendere più sicuro il tratto di mare antistante. All’epoca in cui vi lavorò Francescano il faro non era ancora automatizzato ed il suo buon funzionamento dipendeva molto dal farista. Possiamo immaginare la sua giornata caratterizzata da una serie di compiti che andavano dalla manutenzione ordinaria con la pulizia delle lenti, dei vetri della lanterna, la sostituzione di lampadine, la riparazione di piccoli danni strutturali. La tenuta del giornale del faro dove quotidianamente segnava le condizioni meteo, eventuali avarie, ed ogni altro evento legato al faro. La sera doveva accendere il faro ed assicurarsi che tutto funzionasse senza imprevisti e che il raggio di luce fosse ben visibile da lontano, “una responsabilità non da poco” pensava Vincenzo “la sicurezza di molte persone in mare dipende da me”.
Tra il 1958 ed il 1959 fu chiamato a sostituire temporaneamente alcuni colleghi al faro di Punta Lividonia e, successivamente, prima della fine del ’59, si stabilì a Spezia come tecnico fari addetto ai segnalamenti del golfo con dimora sull’isola Palmaria a Villa Smith. Il senso di responsabilità e l’attaccamento al servizio e l’alto senso del dovere gli valsero, nel novembre del 1968 un encomio da parte dell’Ispettorato dei Fari per aver riattivato il fanale del Molo Italia spentosi durante un violento temporale, affrontando il disagio non trascurabile di guadare tutta la zona allagata, raggiungendo il segnalamento sotto una pioggia torrenziale.
Ho sentito telefonicamente Danilo Francescano il 17 gennaio 2025 la data del compleanno del suo papà farista, una pura coincidenza, è stato lui a farmelo notare e la cosa ci è sembrata così bella che abbiamo immaginato che da qualche parte lassù Vincenzo abbia sorriso contento che si fosse parlato di lui e che il suo ricordo possa giungere a noi attraverso i nostri scritti dedicati alla memoria dei custodi della luce.
© 2025 Felicetta Santomauro

Ad ogni inizio anno, quando ricorre l’anniversario della morte di mio padre, mi torna in mente una cosa che lo accomuna col suo idolo ciclistico: Fausto Coppi. Fausto morì infatti 22 anni pressoché precisi prima di lui, il 2 gennaio 1960.
Sapete, mio papà lo conosceva, il grande Airone.
Oh, non che fossero veramente amici, non esageriamo, ma Fausto, ad esempio, lo salutò con la mano e gli sorrise, mentre pedalava sul Passo della Futa, durante il Giro.
Era andata così: i miei genitori, prima che io nascessi, vivevano nel Faro di Capo Focardo, vicino Porto Azzurro, all’Elba, località dove Coppi a volte passava qualche giorno di riposo.
Mio padre era un ottimo giocatore di carte, in particolare di Scala 40 [gioco che per inciso amo anch’io].
Un giorno stava giocando al tavolo di un bar e un signore si fermò ad osservarlo giocare.
Bene, quel signore era il Campionissimo, Fausto Coppi.
Non oso immaginare cosa abbia provato mio padre, che adorava Fausto, ma sta di fatto che iniziarono a chiacchierare e ben presto Coppi divenne un ospite fisso al Faro, dove arrivò, chiamato dall’Airone, anche un altro giocatore, l’immenso Nicolò Carosio.
Nella foto mio padre e mia madre (quella vestita di chiaro) sono sulla spiaggia di Porto Azzurro con Coppi e con la Dama Bianca.
La bambina è la mia amica Patrizia, che era spessissimo ospite al Faro, e con la quale giusto la settimana scorsa rievocavo quegli eventi indimenticabili.
Quando, una trentina di anni fa, durante un “pellegrinaggio” all’Elba, dove non ritornava da più di 40 anni, mia madre mi mostrò il luogo di quelle antiche partite… beh, liberi di non crederci, ma non fu la sola a commuoversi.
E poi vi dirò: a me piace immaginarmeli, Fausto, Nicolò e mio padre, che di tanto in tanto, tra una corsa e l’altra del Campionissimo, si giocano una Scala 40 in chissà quale posto dell’Universo, mentre mia madre scatta loro qualche foto ricordo.
© 2025 Danilo Francescano

Il farista, protagonista, di questo simpatico racconto è Vincenzo Francescano, di lui sappiamo che era di Putignano (BA) e che si arruolò volontario nella Marina Militare nel 1942. Finita la guerra dopo alcuni anni passò dalla Marina Militare a quella civile per poi decidere di partecipare al concorso come farista ed ottenere la nomina il 1° ottobre del 1955.
Il suo primo incarico, presumibilmente, fu al faro di Capo Focardo all’Isola d’Elba, dove abitò con sua moglie Marisa fino a poco prima della nascita di Danilo nella primavera del 1958.
Il faro di Capo Focardo è un faro particolare costruito sull’omonimo promontorio all’interno di un forte spagnolo del ‘600, la sua costruzione risale al 1845 e lo troviamo con denominazione di faro di Longone su diversi Elenchi Fari e Segnalamenti, con la seguente descrizione “Serve a far riconoscere la costa orientale dell’Isola d’Elba e ad indicare l’imboccatura del Golfo di Longone”.A cominciare dal periodo post unitario ha subito diverse trasformazioni volte a potenziarne l’efficienza e a rendere più sicuro il tratto di mare antistante. All’epoca in cui vi lavorò Francescano il faro non era ancora automatizzato ed il suo buon funzionamento dipendeva molto dal farista. Possiamo immaginare la sua giornata caratterizzata da una serie di compiti che andavano dalla manutenzione ordinaria con la pulizia delle lenti, dei vetri della lanterna, la sostituzione di lampadine, la riparazione di piccoli danni strutturali. La tenuta del giornale del faro dove quotidianamente segnava le condizioni meteo, eventuali avarie, ed ogni altro evento legato al faro. La sera doveva accendere il faro ed assicurarsi che tutto funzionasse senza imprevisti e che il raggio di luce fosse ben visibile da lontano, “una responsabilità non da poco” pensava Vincenzo “la sicurezza di molte persone in mare dipende da me”.
Tra il 1958 ed il 1959 fu chiamato a sostituire temporaneamente alcuni colleghi al faro di Punta Lividonia e, successivamente, prima della fine del ’59, si stabilì a Spezia come tecnico fari addetto ai segnalamenti del golfo con dimora sull’isola Palmaria a Villa Smith. Il senso di responsabilità e l’attaccamento al servizio e l’alto senso del dovere gli valsero, nel novembre del 1968 un encomio da parte dell’Ispettorato dei Fari per aver riattivato il fanale del Molo Italia spentosi durante un violento temporale, affrontando il disagio non trascurabile di guadare tutta la zona allagata, raggiungendo il segnalamento sotto una pioggia torrenziale.
Ho sentito telefonicamente Danilo Francescano il 17 gennaio 2025 la data del compleanno del suo papà farista, una pura coincidenza, è stato lui a farmelo notare e la cosa ci è sembrata così bella che abbiamo immaginato che da qualche parte lassù Vincenzo abbia sorriso contento che si fosse parlato di lui e che il suo ricordo possa giungere a noi attraverso i nostri scritti dedicati alla memoria dei custodi della luce.
© 2025 Felicetta Santomauro



