Elisa Vitiello

Testimonianza di vita e resilienza femminile nel faro di Punta Scorno (1936–1956)

Elisa Vitiello nacque a Ponza il 10 maggio 1929. Nel 1935, all’età di sei anni, si trasferì con la famiglia presso il faro di Punta Scorno, sull’isola dell’Asinara, a seguito del trasferimento del padre Filippo, fanalista del Regio Servizio dei Fari e Segnalamenti Marittimi.
L’infanzia e l’adolescenza di Elisa si svolsero in un contesto isolato, privo di infrastrutture sociali, dove la vita era regolata dalla natura, dalle stagioni e dal lavoro del faro. Le condizioni di vita erano spartane: non esistevano collegamenti regolari con la terraferma, né possibilità di svago per le giovani ragazze. Le donne della famiglia si occupavano dell’orto, degli animali da cortile e della gestione domestica, tra cui la panificazione in un forno presente all’interno del complesso faristico. Le attività quotidiane richiedevano adattamento, disciplina e una forte coesione familiare.
Nonostante la giovane età, Elisa partecipava attivamente anche alla gestione del faro. In particolare, affiancava il padre nei turni notturni di sorveglianza, specialmente quando questi non era in buone condizioni di salute. Dimostrò fin da ragazza una notevole capacità di assumersi responsabilità operative, garantendo la continuità del servizio ottico — elemento vitale per la sicurezza della navigazione.
Durante la Seconda guerra mondiale, il faro non fu estraneo agli eventi bellici. Il 9 settembre 1943, Elisa e il padre furono testimoni del passaggio di aerei da caccia tedeschi che mitragliarono la calata nei pressi del faro, dirigendosi poi verso il mare aperto, dove fu affondata la corazzata Roma. Questo evento segnò profondamente Elisa, tanto che, anni dopo, le sue testimonianze oculari contribuirono all’identificazione del punto esatto dell’affondamento, divenuto oggetto di ricerche storiche e subacquee.
Nel secondo dopoguerra, la giovane partecipò attivamente, insieme al padre, alle operazioni di segnalazione delle mine navali ancora presenti nel tratto di mare antistante il faro. Queste venivano individuate, legate e temporaneamente messe alla fonda, in attesa dell’intervento degli artificieri. L’azione richiedeva competenze tecniche, coraggio e sangue freddo, caratteristiche che Elisa dimostrò costantemente.
Nel 1950, Elisa conobbe Fausto Maurelli, giovane farista assegnato alla stessa sede, proveniente dal Faro dell’Isola Bocca. I due si fidanzarono e decisero di sposarsi. Tuttavia, pochi giorni prima delle nozze, il 15 settembre 1953, una violenta tempesta colpì la zona. Una barca di pescatori locali era in difficoltà tra le onde. Elisa, insieme al padre e alla sorella, intervenne prontamente via mare, riuscendo a salvare gli occupanti dell’imbarcazione. L’episodio non ebbe risonanza mediatica immediata, ma rimase impresso nella memoria collettiva dell’isola. Come gesto di riconoscenza, i pescatori organizzarono un lungo corteo di barche per accompagnare gli sposi e gli invitati, dalla chiesa di Cala d’Oliva fino al faro di Punta Scorno per il banchetto.

Elisa Vitiello e Fausto Maurelli

Elisa e Fausto il giorno delle nozze al faro di Punta Scorno

Il 18 maggio 1956, lo Stato Italiano conferì a Elisa la Medaglia di Bronzo al Valore di Marina, riconoscimento ufficiale per il salvataggio compiuto in mare aperto. Il suo gesto si colloca tra le rare onorificenze conferite a civili, donne, e per di più in contesti remoti come i fari isolani.

Elisa Vitiello riceve la medaglia al valore di marina

La vicenda di Elisa costituisce una testimonianza preziosa non solo della resilienza femminile in contesti estremi, ma anche della partecipazione attiva delle donne alla gestione di strutture marittime fondamentali.
La storia dei fari italiani non può essere pienamente compresa senza considerare anche il contributo femminile, spesso relegato ai margini della narrazione ufficiale ma fondamentale nella pratica quotidiana.
Elisa Vitiello ora ha 96 anni e vive a Porto Torres, ho avuto l’onore e il piacere di sentirla telefonicamente per la stesura di questo breve articolo a lei dedicato, con il prezioso aiuto di suo figlio Marcello Maurelli. A loro vanno i più sentiti ringraziamenti da parte della nostra Associazione per la generosa condivisione di immagini e ricordi.

© 2025 Felicetta Santomauro

 

 

 

 

Elisa Vitiello nacque a Ponza il 10 maggio 1929. Nel 1935, all’età di sei anni, si trasferì con la famiglia presso il faro di Punta Scorno, sull’isola dell’Asinara, a seguito del trasferimento del padre Filippo, fanalista del Regio Servizio dei Fari e Segnalamenti Marittimi.
L’infanzia e l’adolescenza di Elisa si svolsero in un contesto isolato, privo di infrastrutture sociali, dove la vita era regolata dalla natura, dalle stagioni e dal lavoro del faro. Le condizioni di vita erano spartane: non esistevano collegamenti regolari con la terraferma, né possibilità di svago per le giovani ragazze. Le donne della famiglia si occupavano dell’orto, degli animali da cortile e della gestione domestica, tra cui la panificazione in un forno presente all’interno del complesso faristico. Le attività quotidiane richiedevano adattamento, disciplina e una forte coesione familiare.
Nonostante la giovane età, Elisa partecipava attivamente anche alla gestione del faro. In particolare, affiancava il padre nei turni notturni di sorveglianza, specialmente quando questi non era in buone condizioni di salute. Dimostrò fin da ragazza una notevole capacità di assumersi responsabilità operative, garantendo la continuità del servizio ottico — elemento vitale per la sicurezza della navigazione.
Durante la Seconda guerra mondiale, il faro non fu estraneo agli eventi bellici. Il 9 settembre 1943, Elisa e il padre furono testimoni del passaggio di aerei da caccia tedeschi che mitragliarono la calata nei pressi del faro, dirigendosi poi verso il mare aperto, dove fu affondata la corazzata Roma. Questo evento segnò profondamente Elisa, tanto che, anni dopo, le sue testimonianze oculari contribuirono all’identificazione del punto esatto dell’affondamento, divenuto oggetto di ricerche storiche e subacquee.
Nel secondo dopoguerra, la giovane partecipò attivamente, insieme al padre, alle operazioni di segnalazione delle mine navali ancora presenti nel tratto di mare antistante il faro. Queste venivano individuate, legate e temporaneamente messe alla fonda, in attesa dell’intervento degli artificieri. L’azione richiedeva competenze tecniche, coraggio e sangue freddo, caratteristiche che Elisa dimostrò costantemente.
Nel 1950, Elisa conobbe Fausto Maurelli, giovane farista assegnato alla stessa sede, proveniente dal Faro dell’Isola Bocca. I due si fidanzarono e decisero di sposarsi. Tuttavia, pochi giorni prima delle nozze, il 15 settembre 1953, una violenta tempesta colpì la zona. Una barca di pescatori locali era in difficoltà tra le onde. Elisa, insieme al padre e alla sorella, intervenne prontamente via mare, riuscendo a salvare gli occupanti dell’imbarcazione. L’episodio non ebbe risonanza mediatica immediata, ma rimase impresso nella memoria collettiva dell’isola. Come gesto di riconoscenza, i pescatori organizzarono un lungo corteo di barche per accompagnare gli sposi e gli invitati, dalla chiesa di Cala d’Oliva fino al faro di Punta Scorno per il banchetto.

Elisa Vitiello e Fausto Maurelli

Elisa e Fausto il giorno delle nozze al faro di Punta Scorno

Il 18 maggio 1956, lo Stato Italiano conferì a Elisa la Medaglia di Bronzo al Valore di Marina, riconoscimento ufficiale per il salvataggio compiuto in mare aperto. Il suo gesto si colloca tra le rare onorificenze conferite a civili, donne, e per di più in contesti remoti come i fari isolani.

Elisa Vitiello riceve la medaglia al valore di marina

La vicenda di Elisa costituisce una testimonianza preziosa non solo della resilienza femminile in contesti estremi, ma anche della partecipazione attiva delle donne alla gestione di strutture marittime fondamentali.
La storia dei fari italiani non può essere pienamente compresa senza considerare anche il contributo femminile, spesso relegato ai margini della narrazione ufficiale ma fondamentale nella pratica quotidiana.
Elisa Vitiello ora ha 96 anni e vive a Porto Torres, ho avuto l’onore e il piacere di sentirla telefonicamente per la stesura di questo breve articolo a lei dedicato, con il prezioso aiuto di suo figlio Marcello Maurelli. A loro vanno i più sentiti ringraziamenti da parte della nostra Associazione per la generosa condivisione di immagini e ricordi.

© 2025 Felicetta Santomauro