Il faro Mangiabarche: un faro da salvare

Foto 1 Il faro Mangiabarche tra cielo e mare, il faro risplende sopra un fondale d’acqua verde e cristallina

Il faro Mangiabarche sorge solitario su uno scoglio a circa quattrocento metri dalla costa, proprio di fronte al borgo di Calasetta, nel Sud Sardegna nella regione del Sulcis. Il suo nome può sembrare inquietante, ma a incutere vero timore sono gli scogli affioranti su cui è stato costruito e che per secoli hanno rappresentato un pericolo per i naviganti causando con tutta probabilità diversi naufragi.

Foto 2 Il faro emerge da una dorsale di roccia che sembra appartenere a un gigante addormentato

Osservato dall’alto, il faro appare come piantato sulla spina dorsale di una creatura colossale: la forma degli scogli ricorda quella di un gigantesco dinosauro, o persino quella di un antico mostro marino. Non è difficile immaginare che il nome “Mangiabarche” possa essere nato da qualche leggenda che aveva come protagonista proprio questo essere terrificante. Qui storia e immaginazione si fondono, dando vita a uno dei luoghi più enigmatici e affascinanti della Sardegna.

Foto 3 Un altro sguardo al faro, protagonista silenzioso di una scogliera spettacolare

Quest’anno il faro ha festeggiato i suoi novant’anni. Acceso per la prima volta nel 1935, appariva molto diverso da come è oggi: la torre in muratura era più bassa e sulla sommità era installato un fanale di tipo FTM-375 con all’interno un lampeggiatore AGA funzionante a gas. Nella figura 6 si distingue, vicino al fanale, la valvola di Dalen. Questa valvola solare rappresentò un primo sistema di automazione: regolava il flusso del gas e quindi l’accensione o lo spegnimento della luce in base all’alternarsi del giorno e della notte, sfruttando la diversa dilatazione di sottili barrette metalliche — identiche, ma una annerita — racchiuse in un tubo di vetro.

Nel 1937 il lampeggiatore AGA venne sostituito con un modello Pintsch.

Foto 4 Il faro nella sua forma originaria, diverso dall’aspetto che presenta oggi.

Foto 5 Uno scatto del 1952 che documenta il faro nella sua configurazione storica

 

Foto 6 Particolare storico del faro, dove si distinguono chiaramente il fanale e la valvola di Dalen (1958)

Lampeggiatori e valvole solari permettevano il funzionamento senza necessità di elettricità e manutenzione quotidiana.
Un grande cambiamento arrivò nel febbraio del 1968, quando la torre fu sopraelevata fino all’attuale altezza di m. 12,70 ( m. 13,20 piano focale sul livello del mare) e rivestita con eleganti tesserine di gres. In quell’occasione l’FTM-375 lasciò spazio a una nuova lanterna L1.

Foto 7 Il faro nel 1970, dopo l’innalzamento della torre e l’applicazione del tipico rivestimento in mattonelline e la nuova lanterna

Per decenni il faro ha funzionato grazie al gas propano — o, secondo alcune testimonianze, anche ad acetilene — , fino al luglio del 1987, quando fu installato il moderno impianto a pannelli fotovoltaici. L’apparato illuminante era costituito da un tamburo diottrico TD-375 in cristallo, al cui interno era alloggiata una lampada LABI da 100 W. Come sistema di riserva, continuò a rimanere operativo l’impianto a GPL e il relativo fanale in acrilico fu posto sul cupolino della lanterna, sempre pronto nel caso ce ne fosse stato bisogno.

Foto 8 1987 Il faro dopo l’aggiornamento tecnologico: alimentazione tramite pannelli solari

Foto 9 Elaborato tecnico della lanterna del faro con l’aggiornamento dell’impianto

Sebbene sia comunemente chiamato faro, tecnicamente si tratta di un fanale, poiché la sua portata luminosa è di 11 miglia nautiche, mentre per essere classificato come faro occorrerebbe superare le 15. La sua caratteristica luminosa è di un periodo di 6 secondi: 1 secondo di luce (lampi bianchi) e 5 secondi di eclissi, un ritmo costante e inconfondibile che lo contraddistingue dagli altri fari.
Questa struttura non è mai stata presidiata, non ha mai avuto un guardiano che vi abitasse: il suo funzionamento e la sua manutenzione sono sempre stati affidati al personale della Reggenza di Carloforte, che ne ha garantito nel tempo l’efficienza.

Foto 10 Oggi il faro appare così: una visione suggestiva che racconta la sua lunga storia.

Da molti decenni, quindi, che il faro Mangiabarche veglia sulle acque, segnalando ai naviganti un punto insidioso. La sua luce, un tempo potente e rassicurante, si sta affievolendo. E con essa rischia di spegnersi un pezzo della nostra identità.

Il faro, oggi, versa in condizioni critiche. Le strutture sono compromesse e il rischio di crollo è concreto. Per ragioni di sicurezza, non è più possibile intervenire per la manutenzione della lanterna: ogni passo falso potrebbe causare il cedimento definitivo dell’edificio. Così, giorno dopo giorno, il fascio luminoso che per generazioni ha guidato marinai e sognatori potrebbe ridursi a un ricordo.

Foto 11 Dettaglio dei danni strutturali alla torre, evidenziati dall’azione erosiva delle intemperie e delle mareggiate nel corso degli anni.

Foto 12 I segni di degrado, visibili sulle murature e sugli elementi di sostegno, documentano l’esposizione continua agli agenti atmosferici e alle sollecitazioni marine, fornendo indicazioni utili per interventi di conservazione e restauro.

 

 

 

 

Foto 13 Ancora un’immagine della torre danneggiata dall’erosione di mare e intemperie

 

Eppure, per la comunità di Calasetta, questo faro non è solo un segnalamento marittimo, é un simbolo, un punto fermo nel paesaggio e nel cuore degli abitanti. Rappresenta la forza di chi vive in riva al mare, la tenacia di chi resiste alle intemperie, la bellezza di una storia condivisa.
È anche uno dei fari più amati e fotografati d’Italia: sul web circolano migliaia di immagini che lo ritraggono in ogni stagione, dorato dal sole o fiero contro le onde in burrasca.

Foto 14 Il faro sovrastato dalle onde incanta fotografi provenienti da ogni parte del mondo (scatto di Giuseppe Crobeddu)

Foto 15 Il faro al tramonto un’immagine suggestiva di quiete e fascino senza tempo (Foto di Simone Chiarelli)

 

Lasciarlo crollare sarebbe una perdita irreparabile, non solo per il comune e gli abitanti di Calasetta, ma per l’intero patrimonio costiero nazionale.
Servono attenzione, fondi e volontà. È necessario un intervento urgente di messa in sicurezza e restauro, affinché il faro possa tornare a illuminare le notti e a raccontare la sua storia alle generazioni future.

La luce del faro non deve spegnersi, perché quando si spegne una luce così, non si spegne solo una lanterna: si spegne un pezzo della nostra anima collettiva.

Foto 15 Il faro ispira anche pittori ed artisti: un acquerello di Angelo Canu

Da questo desiderio di protezione e memoria nasce la tessera socio 2026 del Mondo dei Fari che è stata dedicata al faro Mangiabarche, riportandone l’immagine e la scritta “Salviamo la sua luce”. Un’iniziativa dal forte valore simbolico, un invito a farsi portavoce di questo problema, a diffondere consapevolezza e a unire le voci per chiedere un intervento concreto e urgente. Un piccolo segno di attenzione e appartenenza, per ricordare che quella luce riguarda tutti noi.

Foto 16 La nostra nuova tessera sociale, per la sua realizzazione va un sincero ringraziamento a Luciano Manconi per averci concesso l’uso della sua fotografia del faro.

 

© Felicetta Santomauro
© Foto Luciano Manconi di Calasetta
Per le foto storiche e le informazioni tecniche si ringrazia l’Ufficio Tecnico Fari di La Spezia

Foto 1 Il faro Mangiabarche tra cielo e mare, il faro risplende sopra un fondale d’acqua verde e cristallina

Il faro Mangiabarche sorge solitario su uno scoglio a circa quattrocento metri dalla costa, proprio di fronte al borgo di Calasetta, nel Sud Sardegna nella regione del Sulcis. Il suo nome può sembrare inquietante, ma a incutere vero timore sono gli scogli affioranti su cui è stato costruito e che per secoli hanno rappresentato un pericolo per i naviganti causando con tutta probabilità diversi naufragi.

Foto 2 Il faro emerge da una dorsale di roccia che sembra appartenere a un gigante addormentato

Osservato dall’alto, il faro appare come piantato sulla spina dorsale di una creatura colossale: la forma degli scogli ricorda quella di un gigantesco dinosauro, o persino quella di un antico mostro marino. Non è difficile immaginare che il nome “Mangiabarche” possa essere nato da qualche leggenda che aveva come protagonista proprio questo essere terrificante. Qui storia e immaginazione si fondono, dando vita a uno dei luoghi più enigmatici e affascinanti della Sardegna.

Foto 3 Un altro sguardo al faro, protagonista silenzioso di una scogliera spettacolare

Quest’anno il faro ha festeggiato i suoi novant’anni. Acceso per la prima volta nel 1935, appariva molto diverso da come è oggi: la torre in muratura era più bassa e sulla sommità era installato un fanale di tipo FTM-375 con all’interno un lampeggiatore AGA funzionante a gas. Nella figura 6 si distingue, vicino al fanale, la valvola di Dalen. Questa valvola solare rappresentò un primo sistema di automazione: regolava il flusso del gas e quindi l’accensione o lo spegnimento della luce in base all’alternarsi del giorno e della notte, sfruttando la diversa dilatazione di sottili barrette metalliche — identiche, ma una annerita — racchiuse in un tubo di vetro.

Nel 1937 il lampeggiatore AGA venne sostituito con un modello Pintsch.

Foto 4 Il faro nella sua forma originaria, diverso dall’aspetto che presenta oggi.

Foto 5 Uno scatto del 1952 che documenta il faro nella sua configurazione storica

 

Foto 6 Particolare storico del faro, dove si distinguono chiaramente il fanale e la valvola di Dalen (1958)

Lampeggiatori e valvole solari permettevano il funzionamento senza necessità di elettricità e manutenzione quotidiana.
Un grande cambiamento arrivò nel febbraio del 1968, quando la torre fu sopraelevata fino all’attuale altezza di m. 12,70 ( m. 13,20 piano focale sul livello del mare) e rivestita con eleganti tesserine di gres. In quell’occasione l’FTM-375 lasciò spazio a una nuova lanterna L1.

Foto 7 Il faro nel 1970, dopo l’innalzamento della torre e l’applicazione del tipico rivestimento in mattonelline e la nuova lanterna

Per decenni il faro ha funzionato grazie al gas propano — o, secondo alcune testimonianze, anche ad acetilene — , fino al luglio del 1987, quando fu installato il moderno impianto a pannelli fotovoltaici. L’apparato illuminante era costituito da un tamburo diottrico TD-375 in cristallo, al cui interno era alloggiata una lampada LABI da 100 W. Come sistema di riserva, continuò a rimanere operativo l’impianto a GPL e il relativo fanale in acrilico fu posto sul cupolino della lanterna, sempre pronto nel caso ce ne fosse stato bisogno.

Foto 8 1987 Il faro dopo l’aggiornamento tecnologico: alimentazione tramite pannelli solari

Foto 9 Elaborato tecnico della lanterna del faro con l’aggiornamento dell’impianto

Sebbene sia comunemente chiamato faro, tecnicamente si tratta di un fanale, poiché la sua portata luminosa è di 11 miglia nautiche, mentre per essere classificato come faro occorrerebbe superare le 15. La sua caratteristica luminosa è di un periodo di 6 secondi: 1 secondo di luce (lampi bianchi) e 5 secondi di eclissi, un ritmo costante e inconfondibile che lo contraddistingue dagli altri fari.
Questa struttura non è mai stata presidiata, non ha mai avuto un guardiano che vi abitasse: il suo funzionamento e la sua manutenzione sono sempre stati affidati al personale della Reggenza di Carloforte, che ne ha garantito nel tempo l’efficienza.

Foto 10 Oggi il faro appare così: una visione suggestiva che racconta la sua lunga storia.

Da molti decenni, quindi, che il faro Mangiabarche veglia sulle acque, segnalando ai naviganti un punto insidioso. La sua luce, un tempo potente e rassicurante, si sta affievolendo. E con essa rischia di spegnersi un pezzo della nostra identità.

Il faro, oggi, versa in condizioni critiche. Le strutture sono compromesse e il rischio di crollo è concreto. Per ragioni di sicurezza, non è più possibile intervenire per la manutenzione della lanterna: ogni passo falso potrebbe causare il cedimento definitivo dell’edificio. Così, giorno dopo giorno, il fascio luminoso che per generazioni ha guidato marinai e sognatori potrebbe ridursi a un ricordo.

Foto 11 Dettaglio dei danni strutturali alla torre, evidenziati dall’azione erosiva delle intemperie e delle mareggiate nel corso degli anni.

Foto 12 I segni di degrado, visibili sulle murature e sugli elementi di sostegno, documentano l’esposizione continua agli agenti atmosferici e alle sollecitazioni marine, fornendo indicazioni utili per interventi di conservazione e restauro.

 

 

 

 

Foto 13 Ancora un’immagine della torre danneggiata dall’erosione di mare e intemperie

 

Eppure, per la comunità di Calasetta, questo faro non è solo un segnalamento marittimo, é un simbolo, un punto fermo nel paesaggio e nel cuore degli abitanti. Rappresenta la forza di chi vive in riva al mare, la tenacia di chi resiste alle intemperie, la bellezza di una storia condivisa.
È anche uno dei fari più amati e fotografati d’Italia: sul web circolano migliaia di immagini che lo ritraggono in ogni stagione, dorato dal sole o fiero contro le onde in burrasca.

Foto 14 Il faro sovrastato dalle onde incanta fotografi provenienti da ogni parte del mondo (scatto di Giuseppe Crobeddu)

Foto 15 Il faro al tramonto un’immagine suggestiva di quiete e fascino senza tempo (Foto di Simone Chiarelli)

 

Lasciarlo crollare sarebbe una perdita irreparabile, non solo per il comune e gli abitanti di Calasetta, ma per l’intero patrimonio costiero nazionale.
Servono attenzione, fondi e volontà. È necessario un intervento urgente di messa in sicurezza e restauro, affinché il faro possa tornare a illuminare le notti e a raccontare la sua storia alle generazioni future.

La luce del faro non deve spegnersi, perché quando si spegne una luce così, non si spegne solo una lanterna: si spegne un pezzo della nostra anima collettiva.

Foto 15 Il faro ispira anche pittori ed artisti: un acquerello di Angelo Canu

Da questo desiderio di protezione e memoria nasce la tessera socio 2026 del Mondo dei Fari che è stata dedicata al faro Mangiabarche, riportandone l’immagine e la scritta “Salviamo la sua luce”. Un’iniziativa dal forte valore simbolico, un invito a farsi portavoce di questo problema, a diffondere consapevolezza e a unire le voci per chiedere un intervento concreto e urgente. Un piccolo segno di attenzione e appartenenza, per ricordare che quella luce riguarda tutti noi.

Foto 16 La nostra nuova tessera sociale, per la sua realizzazione va un sincero ringraziamento a Luciano Manconi per averci concesso l’uso della sua fotografia del faro.

 

© Felicetta Santomauro
© Foto Luciano Manconi di Calasetta
Per le foto storiche e le informazioni tecniche si ringrazia l’Ufficio Tecnico Fari di La Spezia