Una luce nel buio

UNA LUCE NEL BUIO

by Lilla Mariotti |8 Agosto 2020 |0 Comments | Una luce nel buio

IL FARO DI BISHOP ROCK

CONTEA DI CORNOVAGLIA – INGHILTERRA

Il faro ricostruito tre volte

di Annamaria “Lilla” Mariotti

 Lat.   :  49° 52’ Nord –  Long. :   6° 26’ Ovest

 

L’Inghilterra è famosa per i suoi fari in alto mare, il più conosciuto dei quali è sicuramente quello di Eddystone, a Sud di Plymouth.

Le coste inglesi sono formate da coste frastagliate al largo delle quali si trovano barriere di rocce spesso sommerse dall’alta marea ed esposte alla terribile forza delle tempeste dell’Oceano Atlantico che costituiscono un enorme pericolo  per la navigazione.   Al largo della Cornovaglia, a Ovest delle Isole Scilly, si trova un gruppo di scogli che, nel tempo, avevano provocato diversi naufragi e una roccia in particolare, Bishop Rock, divenne tristemente famosa per il naufragio del 1707, quello della flotta dell’Ammiraglio Sir Cloudesley Shovell in cui annegarono circa 2000 persone, 400 delle quali costituivano l’intero equipaggio della fregata “Romney”.  E questo non fu l’unico naufragio nella zona, se ne contano molti altri tra cui, nel 1784,  quello della nave Nancy  proveniente dall’india e su cui viaggiava una famosa cantante Ann Brown Cargill che tornava in patria dopo un periodo trascorso nella colonia.

Lo scoglio di Bishop Rock è noto in gaelico come Men an Eskob che significa scoglio del vescovo. L’origine del nome è sconosciuta, ma pare sia stata chiamata così perché ha la forma della mitria di un vescovo.

Sull’Isola di Sant’Agnes, poco distante, esisteva già un piccolo faro fin dal 1680 che si era dimostrato insufficiente a coprire tutta quella zona, così la Trinity House prese la decisione di costruirne uno su uno scoglio più occidentale, Bishop Rock.  Questa roccia è lunga solo 46 metri e larga 16, sembrava un’impresa impossibile costruirci sopra qualcosa, e lo stesso ingegnere capo di Trinity House, James Walker, incaricato di eseguire i lavori, si dimostrò subito contrario a costruire un faro in pietra su uno scoglio così piccolo sul quale si riversavano non meno di 30 tempeste in un anno,  secondo una stima del tempo, e che non avrebbe resistito all’assalto dei forti venti.

Nel 1847, James Walker ottenne uno stanziamento di 12,500 sterline, e così iniziarono  i lavori per la costruzione di un faro in ghisa, una specie di grande tubo, ancorato alla roccia da sei piloni, sempre in ghisa, che, secondo il progettista, avrebbero offerto meno resistenza alle ondate di una costruzione in pietra.  I lavori terminarono nel 1849, la torre, alta 36 metri era completata, mancava solo la lanterna che sarebbe stata installata in un secondo momento, ma la notte del 5 Febbraio 1850 una tempesta di una forza incredibile, che provocò danni anche alle Isole Scilly, distrusse completamente la struttura.    E questo è solo il primo di una serie di tre fari che furono costruiti su quella roccia maledetta.

 

 

James Walker,  che stava lavorando con la supervisione di Nicholas Douglass, Ingegnere della Trinity House, assistito prima da suo figlio James e in seguito dall’altro figlio, William, un’intera dinastia di architetti inglesi costruttori di fari, non si diede per vinto e si rese conto che Bishop Rock II doveva essere costruito con la tecnica già usata da Smeaton per il faro di Eddystone e che la base doveva essere costruita al di sotto della bassa marea primaverile.  Trovò un punto della roccia abbastanza piatto dove pose la base del faro. Questa zona però era sempre sommersa dall’acqua, e per consentire agli uomini di lavorare all’asciutto venne costruito un muro di contenimento da cui l’acqua era pompata fuori in continuazione.   Per gli operai addetti alla costruzione furono erette delle baracche di pietra sul vicino scoglio di Rosevear, dal quale potevano controllare le condizioni del mare e in cui rifugiarsi.

Era un lavoro massacrante, difficile e lento.  I massi di granito, del peso di uno o due tonnellate ciascuno, venivano tagliati  di rondine e assemblati sulla terraferma, incastrati uno nell’altro in modo da formare una massa unica, poi erano numerati  ed inviati sulla roccia dove venivano  collocati nella giusta posizione.   Ci vollero 2,500 tonnellate di granito e un costo di 34,560 sterline per completare, dopo sette anni, il faro alto 35 metri.  La lanterna fu accesa per la prima volta il 1° Settembre 1858.   Il principe consorte Alberto di Coburgo Gotha, marito della Regina Vittoria, durante un discorso, lodò quest’opera come un trionfo della tecnica e della tenacia.

Certo era stato così, ma anche questa seconda torre doveva avere vita breve.   Poco dopo l’inaugurazione un’ondata altissima portò via il corno da nebbia che si trovava ad un’altezza di 30 metri, in seguito, il 20 Aprile 1874, ondate di almeno 35 metri di abbatterono sulla torre, che ondeggiò pericolosamente, tanto che i guardiani temettero in un disastro.  Con il tempo la struttura si dimostrò instabile, i prismi delle lenti si rompevano a causa dei movimenti della torre e anche le fondamenta cominciarono a cedere.

Nel 1881 Sir James Douglass, figlio dell’ingegnere  Nicholas,  progettò dei lavori di consolidamento rivoluzionari : decise di costruire una nuova struttura più solida intorno  a quella già esistente e più alta di 12 metri.  Il 25 Maggio 1883 suo figlio, William, iniziò i lavori, potenziò le fondamenta con la costruzione intorno alla base di un alto muraglione di granito sprofondato nella roccia e ancorato con del solidi bulloni.  I lavori per la posa in opera della nuova torre procedevano mentre la vecchia continuava a mandare la sua luce e i nuovi blocchi di granito venivano messi in opera per mezzo di corde perché non era possibile costruire un’impalcatura.  Il faro arrivò a dieci piani,  gli alloggi dei guardiani erano stati sistemati al sesto  e settitmo piano, mentre le stanze degli altri piani erano adibite a magazzini e stanze di servizio.

Alla fine dei lavori il faro pesava 5.720 tonnellate, la torre era alta 44 metri e il suo costo finale è stato di 66,000 sterline.

Bishop Rock III è stato acceso il 25 Ottobre 1887, ancora oggi resiste alle terribili tempeste dell’Atlantico e la sua luce continua a guidare le navi in arrivo verso la Gran Bretagna.

Il faro è stato elettrificato nel 1973, automatizzato nel 1991 e non è più abitato dal 1992, e al di sopra della lanterna, come in altri fari inglesi,  oggi si trova un eliporto dove atterrano i tecnici addetti alla periodica manutenzione.

 

 

 

 

UNA LUCE NEL BUIO

by Lilla Mariotti |1 Agosto 2020 |0 Comments | Una luce nel buio

IL FARO DI KEREON,

OUESSANT, BRETAGNA – FRANCIA

di Annamaria “Lilla” Mariotti

Lat.   48° 26’ Nord – Long. 5° 01’ Ovest

 

In confronto ai fari inglesi, torri sobrie e semplici, quasi tutte uguali, i fari francesi sono dei castelli fiabeschi, costruiti con forme e modalità diverse uno dall’altro, con stili che variano dal medioevale, al gotico, all’art deco, quasi che la fantasia dei loro ingegneri abbia voluto ispirarsi ai tempi passati pensando più al fattore estetico che all’uso a cui erano destinati.  Un esempio è rappresentato dal faro di Kéréon che fu costruito grazie a una donazione privata ed è stato l’ultimo faro costruito in mezzo al mare in Francia.

Madame Jules Lebady, la pronipote di un nobile ufficiale di marina francese, Charles Marie La Dall de Kéréon,  ghigliottinato a soli diciannove anni nel 1794 durante la Rivoluzione Francese, donò, nel 1910,  la somma di 585.000 franchi per la costruzione di un faro  che portasse il nome del suo antenato.  Una lapide commemorativa posta sulla parete della costruzione ricorda questo fatto e riporta anche le ultime parole scritte dal  giovane ufficiale a suo padre «Le crime fait la honte et non pas l’échafaud. Je meurs innocent» («Il crimine dà disonore e non il patibolo. Io muoio innocente»)

In Francia molti altri fari sono stati costruiti nel tempo con donazioni private, perché, contrariamente ad altri Paesi, in questa nazione non c’è mai stato l’uso di far pagare alle navi una tassa per l’ingresso nei porti che veniva poi usata  per il mantenimento dei fari, questo avviene tramite le normali tasse pagate dai cittadini e quindi i fondi per la costruzione dei fari potevano  scarseggiare.

La torre è stata costruita su uno scoglio nel canale di Fromveur tra le isole di Ouessant e Molène, su una roccia chiamata Men-Tensel “la roccia arcigna” al largo della Bretagna, il cui nome la dice lunga sulla sua reputazione.   I lavori, come per tutti gli altri fari in alto mare, sono stati lunghi e portati avanti con grandi disagi e difficoltà. L’ingegnere che dirigeva i lavori rischiò di annegare, così come altri uomini, ma sono andati avanti e nonostante lo scoppio della guerra nel 1914, la torre, alta 41 metri è stata completata e accesa il 25 Ottobre 1916.   Il funzionamento era a petrolio, fino all’elettrificazione  tramite un sistema eolico, avvenuta nel 1972.

Il risultato è stato un faro imponente, una torre che si innalza da un base quadrata, spesso sommersa dal mare, grandi finestre, una sopra l’altra, si aprono lungo la sua altezza, che culmina in una terrazza rotonda sporgente, sorretta da contrafforti in pietra che si ispirano vagamente all’architettura medioevale  circondata da un muro che regge la grande lanterna in ferro dipinta di bianco.  Questa lanterna lancia un lampo bianco ogni 5 secondi e ha un settore rosso di 131° compreso nella rotazione che a 248° e a 190° indica pericolo.

La donazione fatta era stata così generosa che non solo consentì la costruzione del faro, ma permise anche di curarne l’interno come mai era  stato fatto prima.

Dall’ampio ingresso si sale per una scala a chiocciola raggiungendo prima la cucina chiara e spaziosa, poi le ampie stanze dei guardiani e infine, in  alto, al quarto piano, si apre il grande, bellissimo salone d’onore. Questa stanza rotonda ha un  diametro di sei metri, le pareti sono in boiserie di quercia  di Ungheria, con una rosa dei venti scolpita al centro  del pavimento, realizzata  in ebano e mogano, una bellezza persa in mezzo al mare.

La stanza è dominata da una gigantesca scrivania alla quale i guardiani si sedevano due volte al giorno per compilare il loro rapporto giornaliero e per mettersi in contatto con il Servizio fari di Brest. Tutte le stanze sono fastose, gli interni sono in legno, i letti dei guardiani sono, alla moda bretone, delle cuccette ricavate all’interno della parete, qualcuna anche con delle ante che si possono chiudere, per lasciare fuori l’urlo del vento ed il ruggire delle onde.

Certo, il portare tutto l’arredamento nel faro non è stato facile, ogni pezzo ha dovuto essere trasportato via mare e sollevato per mezzo di argani, ma la fatica  non è stata inutile  per creare questo “Palazzo” i cui guardiani  sono visti con una certa invidia dai loro colleghi che lavorano in altri fari in mezzo al mare per il confort in cui vivono.  Solo al momento dell’avvicendamento  questa differenza non esisteva più :  su questo scoglio non esiste un approdo per le barche così questa operazione diventa molto pericolosa,  gli uomini si calano tramite una rudimentale teleferica sospesa su un mare sempre agitato e percorso da forti correnti.

Quello di Kéréon è stato l’ultimo faro  abitato in Francia, nel Gennaio 2004 i guardiani lo hanno lasciato per sempre, scendendo giù per il cavo, come avevano sempre fatto, per raggiungere la barca che li ha raccolti.   L’automatizzazione ha preso il loro posto, il faro sarà controllato a distanza, come è già successo per altri, da un centro installato nel faro di Créac’h sull’isola di Ouessant, uno dei 23 fari che si trovano a Finistère, da dove vengono controllati molti altri fari.

 

Dietro di loro resterà tutta quella bellezza e quell’eleganza che ha superato le più terribile tempeste Atlantiche e la  targa commemorativa fatta installare dalla donatrice.

UNA LUCE NEL BUIO

by Lilla Mariotti |25 Luglio 2020 |0 Comments | Una luce nel buio

IL FARO DI LONGSHIP

CORNOVAGLIA – INGHILTERRA

di Annamaria “Lilla” Mariotti

 Lat.  :  50° 04’ Nord – Long. :  05° 44’ Ovest

 

Longships from nearby rocks. A man is seated in the foreground. Photographer: Unknown.

Lungo la costa Sud Occidentale dell’Inghilterra, al largo della Cornovaglia, si trova un gruppo di piccole isole, le Scilly, e su quella più a sud, Saint Agnes, si trovava già un faro fino dal 1680.   Questo però non era assolutamente sufficiente perché tutto intorno alle isole e verso la costa si eleva una barriera di scogli, spesso sommersa dall’alta marea, una trappola mortale per le imbarcazioni dirette sia e Nord Ovest che a Sud della Gran Bretagna e che venivano anche spesso depredate dai pirati dopo essere naufragate.

Le coste Europee del Nord Atlantico  sono state tra le prime essere illuminate dai fari, anche perché questo costituiva spesso una notevole fonte di guadagno per chi li gestiva dato che questo li autorizzava a riscuotere dei diritti da tutte la navi di passaggio, infatti in questa zona, con il tempo, si contarono ben 8 grandi fari  in un raggio di 80 Km.

Il faro di Longship si trova sullo scoglio di Carn Bras, il più grande di questa barriera che viene chiamata Longship Rocks, la sua cima si eleva 12 metri al disopra dell’alta marea e  si trova 1,25 miglia al largo di Land’s End in Cornovaglia, il punto  più a Sud-Ovest della Gran Bretagna, e per questo è stato scelto come punto ideale per la collocazione di un faro.

Una prima torre alta 24 metri era stata costruita nel 1795 da Henry Smith, che l’aveva avuta in affitto dalla  Trinità House per 50 anni, e che l’aveva attivata il 29 settembre di quello stesso anno, ma, ma ben presto Henry Smith fu ritenuto “incapace di gestire il compito” e la Trinity House rilevò la gestione del faro concedendone i profitti alla famiglia Smith.   Il faro funzionava con una lampada  a olio a luce fissa e rimase in  uso per 75 anni, ma la sua luce non era  molto visibile, era spesso sommerso dalla marea e subì molti danni, venne quindi deciso di costruire sullo stesso scoglio una torre più alta e più robusta.

Nel 1870 venne incaricato l’ingegnere Sir James Douglass (1831-1923), che faceva parte dell’ormai famosa dinastia di architetti di fari e già costruttore di altri fari,  di progettare una nuova torre e nel 1875 Longship II era terminato.   Non era stato un compito facile, era possibile lavorare solo poche ore e nella buona stagione su quello scoglio sperduto e il materiale veniva lavorato a terra e trasportato via mare.   Prima di tutto era stato costruito un basamento su cui appoggiare la torre e naturalmente a quel tempo non esistevano gli strumenti che sono oggi a disposizione e tutto doveva essere fatto a forza di braccia, con l’aiuto di attrezzature pesanti e difficili da trasportare. I blocchi di pietra necessari per erigere la torre  venivano tagliati uno per uno  sulla terraferma e conformati in modo da adattarsi perfettamente l’uno all’altro, erano tagliati a coda di rondine per potersi incastrare e formare un blocco unico, poi erano imbarcati su speciali natanti forniti di rulli sui quali venivano fatte scorrere le pietre e trasportati sullo scoglio dove venivano sbarcati per mezzo di una gru e quindi posizionati al loro posto.  Alla fine nonostante le difficoltà il faro fu acceso nel mese di dicembre 1873.

I fari costruiti sulla roccia hanno un basso centro di gravità e perché ne fosse assicurata la stabilità era necessario che la loro altezza non superasse di tre volte e mezzo il diametro della base.   Questa torre misurava 35 metri di altezza, la lanterna corredata da lenti di Fresnel era alimentata da una lampada a vapori pressurizzati, e lanciava un lampo bianco ogni cinque secondi, seguito da un lampo rosso e la sua portata arrivava a 18 miglia.

Per rispettare le regole di costruzione la torre alla fine risultò molto stretta, le stanze, rotonde,  avevano un diametro che non arrivava a 2,5 metri e in questo spazio era inclusa la scala che portava alla lanterna, per cui vivere dentro il faro di Longship doveva essere come vivere dentro una canna fumaria, e questo rendeva la vita all’interno quasi impossibile.   Per di più l’avvicendamento dei guardiani che vivevano in questi fari su scogli lontano da riva era reso difficile sia dalla stessa collocazione che dalle condizioni del mare.  Normalmente metà degli uomini venivano rilevati una volta al mese, per cui alcuni restavano due mesi nel faro e un mese fuori.   Anche il cambio era difficoltoso : una barca si avvicinava allo scoglio e l’uomo che doveva entrare in servizio veniva sollevato con una gru maneggiata dagli uomini dentro il faro, e lo stesso succedeva per quello che doveva scendere, poi venivano fatte salire le provviste e la gru era riportata all’interno per proteggerla dagli assalti del mare.   Naturalmente non esistevano i frigoriferi, per cui le provviste consistevano in cibi secchi o salati.   Per tutte queste difficoltà il faro di Longship è stato uno dei primi a essere automatizzato e dal 1967 non ci sono più guardiani.  Il faro è controllato a distanza dalla centrale operativa della Trinity House.

Dura la vita del guardiano del faro in quelle condizioni, questo marinaio con i piedi per terra, tra cielo e mare, prigioniero e custode di quella torre che doveva salvare la vita a chi navigava in quelle infide acque.

Questo è uno dei più impressionanti fari inglesi, si trova subito dopo quello di Bishop Rock navigando verso Liverpool.  Il suo aspetto è imponente : è una torre scura, con delle piccole finestre sulla parte alta e al di sopra del  terrazzino che circonda la lanterna poggia una grande piattaforma rotonda, l’eliporto, di cui sono ora dotati molti fari inglesi d’alto mare per le periodiche ispezioni da parte dei tecnici che ne curano la manutenzione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

UNA LUCE NEL BUIO

by Lilla Mariotti |18 Luglio 2020 |0 Comments | Una luce nel buio

IL FARO DI PORTLAND HEAD

PORTLAND, MAINE – U.S.A.

Testo e foto di Annamaria “Lilla” Mariotti

 Lat.   :  43° 37’ Nord – Long. :  70° 13’ Ovest

 

Il faro nel 1993

Un faro dal fascino inconfondibile, tanto che sono tornata a trovarlo più di una volta, nel 1993 e nel 2010, sempre una bella visione,  rosso e bianco, ben curato. La sua forma caratterstica è diversa da quella di molti altri fari e anche la sua storia è particolare.

Nel 1700 lo stato del Maine faceva ancor parte del Massachusetts  e fu solo nel  1786, dopo la Rivoluzione Americana, che venne fatta la prima richiesta per la costruzione di un faro all’ingresso del porto di Portland, che allora si chiamava Falmouth, nella zona di Cape Elisabeth, uno dei più trafficati d’America.  La costruzione iniziò solo nel 1787 subito dopo che si era verificato un terribile naufragio su quelle rocce infide,  ma il lavoro fu presto interrotto per mancanza di fondi.

Nel 1789, divenne presidente degli Stati Uniti George Washington e su sua istanza il Congresso autorizzò la ripresa della costruzione con uno stanziamento di $1.500.   Questi fondi non erano  ancora sufficienti e i lavori furono eseguiti con una certa economia per cui la torre originale poteva raggiungere solo l’altezza di 17 metri. Fu ben presto chiaro che la luce a quell’altezza non sarebbe stata abbastanza visibile, così la torre fu rialzata e a  lavori finiti il faro raggiungeva i 22 metri.   Il faro fu acceso per la prima volta il 10 Gennaio 1791 e la  lanterna era illuminata da 16 lampade alimentate con olio di balena.

Il primo Guardiano del Faro di Portland, un veterano della Rivoluzione Americana, di cui non si conosce il nome,  fu incaricato dal Presidente in persona.  Quest’uomo  non percepiva uno stipendio, ma aveva il permesso di abitare nella casa adiacente il faro,  di pescare e di piantare ortaggi per la sua sussistenza.

Un faro così antico ha una lunga storia da raccontare, già nel 1810 si trovava in cattive condizioni, così furono fatte riparazioni e apportate modifiche.  Nel 1813 furono  installate nella lanterna le lenti di  Winslow Lewis, un discusso capitano marittimo che aveva applicato ai fari americani il sistema già usato nei fari europei, prendendo spunto dalle lenti di Fresnel, praticamente copiandole con qualche piccola modifica.

In questi anni un frequente visitatore del faro era il poeta  Henry Wadsworth Longfellow, nativo di Portland, che andava a trovare il suo amico farista e che scrisse la sua poesia “The Lighthouse” seduto su una roccia alla base della costruzione.   Una targa ricorda ancora oggi questo avvenimento.

Sembrava che questo faro non avesse pace, altre lanterne di foggia e luce diversa furono installate nel 1850 e nel 1855, la torre fu ricoperta con mattoni e venne installata una scala a chiocciola di metallo all’interno.

Il naufragio della nave inglese “Bohemia” che trasportava emigranti in Inghilterra, avvenuto nel 1864 e la guerra Civile Americana che rendeva necessario poter vedere il faro del porto di Portland mentre ci si avvicinava fece decidere l’anno dopo di alzare la torre di altri 6 metri  e inoltre vennero installate le lenti di Fresnel di quarto ordine.   Ma anche questa luce non era sufficiente e nel 1885 la torre fu ancora rialzata e le lenti furono sostituite con lenti di Fresnel di secondo ordine.  La casa del guardiano che si vede attualmente fu costruita nel 1891 in sostituzione della precedente, troppo angusta per ospitare il guardiano e la sua famglia.

Nel 1869 divenne Guardiano del faro Joshua Strout, già capitano marittimo e  nativo di Cape Elisabeth, una vicina città, che diede inizio ad una dinastia di guardiani del faro che sarebbe durata per 59 anni, fino al 1928.

Durante questo periodo avvenne uno dei più strani naufragi della storia della marineria :  la vigilia di Natale del 1886 il tre alberi “Annie C. Macguire” si schiantò contro le rocce sotto Portland Head.  Joshua, suo figlio e la moglie, con l’aiuto di alcuni volontari,  posarono  una semplice scala  tra la riva e l’imbarcazione, riuscendo così a salvare il capitano, sua moglie, gli ufficiali e tutti i membri dell’equipaggio.  Nessuno seppe mai spiegarsi come questo fosse successo perché, nonostante la stagione invernale, la visibilità era ottima e il mare calmo.   Il veliero rimase lì, appoggiato agli scogli, ma il giorno di Capodanno del 1887 una tempesta lo  distrusse completamente, dopo che fortunatamente tutti gli oggetti di valore erano stati salvati.    Anche di questo avvenimento rimane un ricordo ai giorni nostri :  una scritta sulla roccia alla base del faro dice: “Annie C. Maguire, wrecked here, December  24, 1886.”. Questa scritta viene costantemente rinnovata perché non si perda la memoria dell’avenimento.

La torre subì molte altre modifiche, i 6 metri aggiunti alla torre nel 1865, furono rimossi nel 1882, poi la torre fu di nuovo rialzata di 6 metri entro un anno, comunque oggi la sua altezza si è fermata a 24 metri.   L’elettricità è arrivata al faro nel 1929 e la sua luce fu spenta per tre anni durante la seconda guerra mondiale

Dopo queste ultime modifiche poco è cambiato fino al 1989 quando il faro è stato automatizzato.    Nel 1990 la proprietà in cui si trova il faro passò in affitto alla città di Cape Elisabeth, alla quale fu poi donata tre anni dopo grazie al Senatore  George Mitchell.  Oggi la Guardia Costiera gestisce sempre il faro e il segnale da nebbia, ma tutto il resto è gestito dalla città di Cape Elisabeth e iscritto nel registro dei luoghi storici.

Il luogo dove il poeta Longfellow scrisse un giorno la sua poesia è oggi uno dei luoghi più frequentati e fotografati d’America.  Il faro si trova all’interno del Fort Williams Park e arrivando si ha la vista di uno dei più vecchi fari  esistenti nel Nuovo Continente, con la sua torre conica bianca, come la casa del guardiano a due piani, posta di fianco, i tetti sono rossi e la lanterna in ferro è dipinta di nero, una vista indimenticabile.

 

Dal 1992 la casa del guardiano è stata adibita a museo e negozio di souvenirs e si può girare per sue stanze, poi salire per la scala a chiocciola della torre, fino alla lanterna, il faro rimane un testimone silenzioso da più di 200 anni di tutto quello che è avvenuto ai suoi piedi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

UNA LUCE NEL BUIO

by Lilla Mariotti |11 Luglio 2020 |0 Comments | Una luce nel buio

FARO DI CAPE LOOKOUT,

NORTH CAROLINA- USA

Testo e foto di Annamaria “Lilla” Mariotti

Lat. : 34° 36′ 19″ Nord – Long.  76° 32′ 11″ Ovest

Chi mi conosce sa che a me piace viaggiare e andare a caccia di fari,  durante questi viaggi ne ho incontrati molti e ho avuto modo di raccogliere le loro storie e le loro leggende.

Uno dei miei fari preferiti si trova sulla parte meridionale di  una lunga striscia di sabbia che costeggia il North Carolina, sulla costa Sud Orientale degli Stati Uniti, e che viene chiamata Outer Banks, dove al sabbia si alterna al mare formando delle lagune spesso sormontate da ponti.  Qui si trova il Faro di Cape Lookout, che è  raggiungibile solo in barca e io vado a trovarlo molto spesso.

L’ultima volta è stato nell’Ottobre del 2014 mentre mi trovavo a soggiornare in  quella zona e nonostante le condizioni meteo non proprio favorevoli un pomeriggio siamo saliti in barca alla Marina di Marshallberg e ci siamo avventurati sotto una pioggerellina quasi estiva.    Quando siamo arrivati il Faro ci ha accolto con i suoi lampi di luce dato che  la sua caratteristica è proprio questa : rimane acceso giorno e notte.  Come sempre è stato come ritrovare un vecchio amico e ho ripensato a tutte le volte che ho passeggiato sulla spiaggia che si estende ai suoi piedi, raccogliendo conchiglie o rotolandomi nelle onde dell’Oceano.  Il Faro fa parte del Cape Lookout National Seashore istituito nel 1976 e che si estende per 56 miglia lungo le isole sabbiose.

La  storia di questo Faro è lunga e si perde nel tempo.   La sua costruzione risale al 1859 e, come in molti altri casi,  è la seconda torre costruita in questo luogo.   Lungo gli Outer Banks si trovano cinque Fari : Currituck, Bodie Island, Cape Hatteras, Ocracoke, sull’omonima isola, e Cape Lookout.   Ocracoke è considerato un fanale portuale e ha una luce meno potente, mentre gli altri sono tutti Fari di prima categoria e sono collocati a circa 40 miglia di distanza uno dall’altro in modo che le navi appena perdono di vista un faro ne avvistano subito un altro. Questa distanza era stata scelta volutamente perché lungo la costa si trovano dei pericolosissimi banchi di sabbia sempre in movimento e queste luci aiutano i naviganti a evitarli.

La costruzione della prima torre fu completata e attivata nel 1812 dopo otto anni di lavori con un costo di oltre 20,000 dollari stanziati dal Congresso nel 1804.   Era una torre cilindrica alta 29 metri, tutta in mattoni, rivestita da una struttura esagonale in legno dipinta a strisce orizzontali bianche e rosse.    Questo faro diede dei problemi fin dall’inizio, la luce era troppo debole e poteva essere vista solo fino a 9 miglia, e anche l’installazione di nuove lampade nel 1815 non migliorò la situazione.   Si rendeva necessaria la costruzione di un nuovo faro.

Nel 1857 il Congresso degli Stati Uniti stanziò 45,000 dollari per un nuovo faro che fu completato e attivato  nel 1859.    Si erano resi conto che la costruzione di un faro a basso costo non era la scelta migliore. La lanterna fu dotata di lenti di Fresnel di 1° ordine che emettevano una luce visibile fino a 19 miglia.  il nuovo Faro di Cape Lookout fu costruito per durare nel tempo.

Nel 1861 il North Carolina entrò a far parte della Confederazione del Sud e questo portò a rimuovere tutte le lenti dai fari costieri per non agevolare le forze dell’Unione del Nord nella navigazione costiera.  Quando le forze dell’Unione occuparono il North Crolina nel faro vennero installate lenti di Fresnel di terzo ordine.  Nel 1864 le truppe confederate fecero un tentativo di far saltare il faro, tentativo che non ebbe successo, tuttavia danneggiò la scala interna di ferro.  Alla fine della guerra, nel 1865, le lenti smontate dai fari del North Carolina vennero ritrovate e le lenti di Fresnel di 1° ordine originali tornarono nel faro di Cape Lookout.

La torre cilindrica è costruita in mattoni, è alta circa 50 metri,  la base ha un diametro di 8 metri e mezzo e lo spessore del muro alla base è di quasi tre metri. All’interno  era stata installata provvisoriaemente una scala di legno che fu però sostituita con una scala di ferro nel 1867.   Questo faro, per le sue caratteristiche, è diventato in seguito il modello per la costruzione degli altri Fari sugli Outer Banks.   Tuttavia, anch’esso aveva un difetto :  durante la costruzione non era  stato considerato l’ancoraggio della scala al muro interno, con il risultato che la scala è sempre stato il punto debole del faro ed è il motivo per cui una volta non era  aperto al pubblico.

In seguito sorse un altro problema, i quattro fari degli Outer Banks erano così simili che i marinai non potevano distinguerli uno dall’altro durante il giorno, così, nel 1873 fu disegnato uno schema per differenziarli :  il Faro di Currituck non fu dipinto, fu lasciato in mattoni rossi, il Faro di Bodie Island  ebbe delle bande orizzontali bianche e nere, il Faro di Capo Hatteras fu dipinto a strisce bianche e nere a spirale e il Faro di Cape Lookout ottenne il glorioso aspetto che ha oggi:  il disegno a rombi bianchi e neri.  Questo segno distintivo non è solo il modo per distinguerlo dagli altri fari, i rombi neri sono orientati nella direzione Nord/Sud, mentre quelli bianchi sono orientati verso Est/Ovest, questo dà ai naviganti un ulteriore segnale per trovare un sicuro ancoraggio in caso di condizioni del mare sfavorevoli: il lato della torre con i rombi bianchi mostra dove l’ancoraggio è più sicuro.

Naturalmente all’inizio le lampade usate nel Faro di Cape Lookout subirono cambiamenti con l’avanzare della tecnologia.   Le lampade Argan a riflettore parabolico furono sostituiti nel tempo da una lampada  a vapore di olio incandescente finché nel 1933 arrivò l’elettricità e nel 1950 il Faro fu automatizzato.   Ora è equipaggiato con  due lampade da 1000 watt, ognuna delle quali produce 800,000 candele di potenza la cui luce può  essere vista fino a 20 miglia.   La luce appare con un breve lampo ogni 15 secondi.

Anche questo bellissimo Faro ci ha raccontato la sua storia,  che, come quella di molti  altri, comincia  tanto tempo fa e prosegue nel tempo fino ai giorni nostri.   Ma se potesse parlare, il Faro di Cape Lookout cosa ci racconterebbe ancora ?    Storie di naufragi, di navi in pericolo, di tempeste  terribili che squassano l’Oceano ai suoi piedi, di guardiani coraggiosi, di salvataggi eroici.   Io, a parte quella giornata di pioggerellina, ho sempre visto il Capo in splendide giornate di sole, ma non è difficile immaginare cosa può succedere in quel particolare angolo di mare quando gli elementi si scatenano.  Non per niente quella zona viene chiamata “Il Cimitero dell’Atlantico” a causa dei molti naufragi che si sono verificati nel tempo, sino dall’epoca della vela.

Così guardo il Faro silenzioso, lo saluto e gli do appuntamento per la prossima volta, sperando che abbia ancora in serbo qualche sorpresa per me e che, magari, si decida ancora a raccontare.

UNA LUCE NEL BUIO

by Lilla Mariotti |4 Luglio 2020 |0 Comments | Una luce nel buio

IL FARO DI BODIE ISLAND
NAGS HEAD, NORTH CAROLINA, USA

Testo e foto di Annamaria “Lilla” Mariotti

Lat. 35°57’ Nord – Long. 75°37’ Ovest

Lungo le coste del North Carolina, nel Sud degli Stati Uniti, si snoda una barriera  di sabbia di notevoli dimensioni, chiamata Outer Banks, o Banchi Esterni,  che parte dalla costa Sud della Virginia ed arriva fino al South Carolina, dividendo la bassa costa sabbiosa dall’Atlantico.  Questa barriera non è continua, una serie di aperture, o inlets, percorribili con dei ponti, permettono lo scambio tra le acque all’interno con quelle dell’Oceano, formando un mare interno molto pescoso e cosparso di piccole isole.

La necessità di costruire fari su questo tratto di costa si presentò molto presto e, data la conformazione del terreno, l’unica possibilità era quella di costruire delle alte torri il più vicino possibile al mare.   Nel 1803 era stato costruito in quella zona il primo faro di Capo Hatteras, ma non era sufficiente, dato che il più vicino faro verso  Nord era quello di Cape Henry a Viriginia Beach perciò, nel 1837 il Governo Federale inviò un ufficiale di Marina, Napoleon Coste, ad esaminare la zona per trovare il sito più adatto per la costruzione di un faro.   L’ufficiale identificò il posto un poco più a Nord di Capo Hatteras, a Bodie Island, considerandolo a una giusta distanza dal primo.   Come è già successo per molti altri fari, quello che noi possiamo vedere oggi a Bodie Island è in effetti il terzo costruito in quella zona.

Nel 1803 il Congresso degli Stati Uniti  stabilì quindi di erigere un faro nella località scelta, ma la realizzazione fu ritardata per la difficoltà di acquisire da privati i terreni necessari e solo nel 1847 il faro fu costruito. Il progetto era stato affidato a un ingegnere di provata capacità Francis Gibbons,  ma chi eseguì i lavori, un certo Thomas Blount, non tenne conto della qualità del terreno sabbioso e la torre, alta 16 metri, cominciò quasi subito a inclinarsi.  Nonostante diversi lavori di consolidamento, il faro dovette essere abbandonato nel 1859.   Nello stesso anno un altro faro fu costruito nelle vicinanze, usando tecniche più avanzate, e la torre alta 24 metri che montava nella lanterna lenti di Fresnel, si dimostrò subito molto più solida della prima.

Ma un’altra minaccia sovrastava questo nuovo manufatto, la Guerra Civile, che iniziò nel 1861.    I Confederati del Sud, temendo che gli Unionisti del Nord potessero trarre vantaggio dalla luce del faro per i loro spostamenti in mare, lo spensero e lo utilizzarono come torre di avvistamento. Tuttavia, nel 1861, i Nordisti occuparono gli Outer Banks e i Sudisti in ritirata distrussero il faro, per non consegnarlo al nemico.

Alla fine della Guerra Civile, nel 1865,  quella zona di mare rimase di nuovo al buio per diversi anni.  Il Lighthouse Board, l’ente preposto alla costruzione e alla manutenzione dei fari a quell’epoca,  era molto perplesso se costruire o meno un altro faro,  ma furono ricevute molte petizioni da parte di comandanti di navi che si trovavano a dover navigare in quelle acque pericolose,  così fu presa la decisione di costruirnre uno nuovo.   I lavori cominciarono solo nel 1871 e la nuova torre fu collocata un po’ più a Nord di quella precedente.   Il terreno necessario venne acquistato dal Governo per 150,00 dollari da un certo John Etheridge.  I lavori procedettero a rilento, utilizzando in parte alcuni materiali che venivano usati contemporaneamente per la costruzione del faro di Capo Hatteras, mentre i mattoni e le pietre furono acquistati a Baltimora ed il ferro necessario da una fonderia di New York.  Finalmente il 1° Ottobre 1872 la lanterna del terzo faro di Bodie Island, alto 47 metri con 216 scalini,  fu illuminata  con della magnifiche lenti di Fresnel che avevano una portata di 19 miglia.   Questo è il faro che possiamo ammirare ancora oggi.  La sua colorazione a bande bianche e nere serve, come per altri fari, a renderlo riconoscibile anche di giorno.   Questa è una particolarità che distingue tutti i fari, non ce ne sono due uguali e se c’è qualche somiglianza, essa è solo apparente, perché il disegno può essere simile a quello di un altro faro, ma mai uguale.

All’inizio alcune difficoltà rappresentate da stormi di uccelli che andavano a sbattere contro la lanterna e, soprattutto, dai fulmini durante le terribili tempeste in riva all’Oceano, furono superate con l’installazione, nel primo caso, di uno schermo protettivo per la lanterna e, nel secondo caso,  di un parafulmine.

Poco tempo dopo l’inaugurazione del faro fu terminata anche la costruzione dell’alloggio per il guardiano che entrò  presto in servizio.   A quell’epoca Bodie Island era un luogo molto isolato, non c’erano i ponti, come adesso, a collegare le varie isole, la scuola più vicina era sull’isola di Roanoke, raggiungibile solo in barca, e la famiglia del guardiano in carica si trovava a dover superare non poche difficoltà, finché non fu deciso che durante l’inverno la famiglia lasciasse l’isola per un posto più confortevole, per tornare poi durante l’estate.   Ma questo significava grande solitudine per il guardiano che doveva affrontare un lungo inverno da solo in quella landa desolata, come succedeva a molti altri suoi colleghi in altri fari.   Con il tempo e con la costruzione dei ponti la situazione migliorò, finché, nel 1932, il faro fu elettrificato e non ci fu più la necessità di un guardiano fisso sul posto.

Dal 1939   la Guardia Costiera Americana aveva assunto il controllo di tutti i fari sul territorio e questo era un  impegno molto oneroso, non solo in termini di denaro, perché molti fari americani sono costruiti su grandi lotti di terreno, che vanno curati e mantenuti.   Nel 1953 tutto il terreno che circonda il faro fu trasferito al National Park Service,  che già gestiva il territorio di Capo Hatteras, mentre il faro è rimasto alla Guardia Costiera fino al 13 Luglio 2000, quando anch’esso è stato ceduto al National Park Service.

l faro di Bodie Island fu classificato come “Aiuto alla navigazione” era funzionante, ma chiuso al pubblico.   La casa del guardiano, che è di legno a due piani,  è stata attrezzata come centro di accoglienza per i visitatori, ufficio del ranger del Parco e ospita anche un piccolo museo dove sono raccolte fotografie e testimonianze della lunga vita e delle traversie di questo faro.

Ma per questo gigante a righe, alto 47 metri, i guai non sono ancora finiti.  Mentre la casa del guardiano è stata restaurata già due volte, l’ultima delle quali risale al 1992, il faro versava in brutte condizioni.   La rivista americana “Lighthouse Digest”, interamente dedicata ai fari e alle loro storie, pubblica da anni una lista dei fari in pericolo di essere persi per sempre e  dai primi mesi del 2000 anche il faro di Bodie Island è apparso su questa lista.  Il faro è stato recentemente restaurato all’esterno, con una nuova mano di vernice, e a un primo sguardo risultava in buone condizioni, ma non era così.   La lanterna di ferro mostrava chiaramente i segni del tempo, la ruggine stava consumando la ringhiera esterna e le preziose lenti di Fresnel di prima classe rischiavano di crollare all’interno della struttura se non fossero stati effettuati consistenti lavori di riparazione al più presto.  Recentemente due grossi pezzi di ghisa sono caduti al suolo dal balcone che circonda la lanterna, obbligando i rangers del parco a chiudere al pubblico la zona circostante al faro.  Il National Park Service aveva un  piano di ristrutturazione per il 2007,  ma se veramente questo piano poteva essere messo in opera, nessuno lo sapeva. E’ un vero peccato che tante strutture antiche e con storie così affascinanti come quelle dei fari debbano andare in rovina, il progresso e la tecnologia avanzano e questi maestosi fari stanno per diventare solo un retaggio del passato.

Ma il miracolo è avvenuto, in questi ultimi anni il faro ha subito una ristrutturazione multimilionaria, dentro e fuori ed è ora aperto al pubblico che può godere dalla sua terrazza una delle più stupefacenti viste sull’oceano.

Io vorrei terminare questo articolo con un piccolo aneddoto, un fatto capitato a me durante la visita al faro nel 2014.  Ero con un gruppo di soci della US Lighthouse Society e appena arrivati un Ranger del parco ci ha accolti alla base della scala fornendo alcune notizie sul faro. Io avevo notato due cavi che dall’alto scendevano lungo la torre e entravano in una specie di pozzetto alla base, così ho chiesto al Ranger se si trattava dei due cavi che in passato venivano usati dai guardiani per far ruotare la lanterna. Il Ranger mi ha risposto che non lo sapeva e a quel punto abiamo iniziato la salita.  Una volta in  cima siamo arrivati alla cupola che era rigorosamenter chiusa, le lenti non erano visibitabili e quando tutti gli altri hanno cominciato a scendere, io mi sono attardata  per fare le ultime foto, quando mi sono sentita chiamare dal Ranger che mi ha chiesto se volevo vedere le lenti. Naturalmente ho acconsentito, lui ha tirato fuori una chiave ha aperto una porticina e io mi sono trovata davanti alle più belle lenti di Fresnel di prima classe che avessi mai visto.  Una volta fatte le fotografie e ringraziato ancora il Ranger sono scesa anch’io, chiedendomi come mai quel giovane Ranger avesse voluto privilegiare proprio me con quella visita.

 

UNA LUCE NEL BUIO

by Lilla Mariotti |27 Giugno 2020 |0 Comments | Una luce nel buio

 I FARI DI OLD E NEW POINT LOMA

SAN DIEGO, CALIFORNIA – U.S.A.

di Annamaria “Lilla” Mariotti

 

Il faro chiamato Old Point Loma, è stato costruito nel 1854, uno dei primi otto fari della costa Ovest degli Stati Uniti, ma la sua luce è stata accesa per la prima volta solo il 15 Novembre 1855. Il ritardo era stato provocato dalla lunga attesa, più di un anno,  per  l’arrivo dalla Francia delle lenti di Fresnel di terzo ordine, il meglio che a quel tempo offrisse la tecnologia.

Il faro sembrava trovarsi in un’ottima posizione, su un’ltura a 128 metri sul livello del mare, la sua portata era di 25 miglia e da lassù la sua luce poteva  spaziare sull’Oceano Pacifico per un  lungo tratto.   Come modello per la costruzione erano stati presi i fari del New England, sulla costa orientale degli USA, che ricordavano le prime costruzioni erette dai coloni inglesi che riproponevano lo stile della natia Inghilterra.  I fari della costa Est venivano innalzati al di sopra di coste rocciose, cosa che si dimostrò quasi subito inadatta per la costa del Pacifico, dove  la sua luce era visibile solo in particolari condizioni atmosferiche  perché spesso nuvole basse e banchi di nebbia si addensavano sulle alture e ricoprivano il faro rendendolo inservibile. Restò comunque in servizio per 36 anni, fino al 23 Marzo 1891, quando fu disattivato per essere sostituito da un  nuovo faro dallo stesso nome  costruito  ai piedi della collina, vicino al mare.

Old Point Loma  è costituito da una casa bianca in arenaria, l’alloggio del guardiano, si cui svettava una torre conica alta 14 metri, in mattoni,  sormontata da una lanterna  di ferro verniciata in verde.   Naturalmente durante gli anni di abbandono, a partire dal 1891,  tutta la costruzione è andata in decadimento, ma nel 1913 ci fu una richiesta di poter costruire un monumento all’esploratore e navigatore Spagnolo Juan Rodriguez Cabrillo che il 28 Settembre 1542 era sbarcato nella Baia di San Diego, il primo europeo a mettere piede sulla costa Ovest degli Stati Uniti.

Da quel momento cominciò una nuova vita per il faro, venne istituito il Cabrillo National Monument, che nel 1933 passò sotto la giurisdizione del National Park Service e tutta la zona venne iscritta nel registro delle località storiche.

Il parco aveva il suo fulcro nel faro, che con il tempo è stato accuratamente restaurato, e riportato all’aspetto che aveva al tempo della sua costruzione,  erano anche stati recuperati molti dei mobili originali così é diventato un’attrazione turistica e un museo.   Nel 1984, la luce è stato riaccesa dal National Park Service per la prima volta dopo 93 anni, in occasione del 130 ° compleanno del sito. Più di 3.000 persone hanno partecipato alla celebrazione, tra cui più di 100 discendenti degli  ex guardiani del faro Robert e Maria Israele.

Adesso la lanterna viene accesa ogni sera, anche se la sua luce è notevolmente ridotta  per non confondere le navi in arrivo ed è aperta al pubblico una volta all’anno, il 15 Novembre, giorno del suo anniversario.    Solo durante la seconda mondiale il faro è stato chiuso : dipinto di verde  serviva come punto di segnalazione per le navi della Marina.

Nel frattempo, nel 1891, alla base della collina era stato costruito il nuovo faro che venne chiamato New Point Loma.   Questo non è un faro con molta storia, sembra costruito in fretta, più per la funzionalità che per l’estetica, si tratta infatti di una torre in cemento bianca, alta 21 metri,  circondata da un traliccio metallico, in  cima alla quale si trova un’alta lanterna dipinta di nero.  Questo è l’unico faro a traliccio esistente sulla costa occidentale degli Stati Uniti e questo tipo di farti, circondati da un traliccio, hanno in America uno strano nome “spider lighthouse” (faro del ragno raffigurando in quei tralicci la tela di un ragno) .   A fianco si trovano le case per il guardiano ed i suoi assistenti, due costruzioni vittoriane a due piani che oggi ospitano la Guardia Costiera e che una volta sono state usate come set per alcune scene del film “Top Gun”.  

Nella lanterna avrebbero dovuto essere installate delle lenti di Fresnel ordinate appositamente in Francia a Henri la Paute, che dovevano avere le stesse caratteristiche di quelle del vecchio faro, ma il costruttore era così fiero del suo lavoro che le presentò prima a una mostra a Parigi dove vinse una medaglia d’oro poi, in seguito, furono anche portate alla Fiera di Chicago, dove vinsero un altro premio. A causa di questi ritardi alla fine nel faro vennero installate altre lenti e fu acceso il 23 Marzo 1891, lo stesso giorno in cui veniva spento il vecchio  faro di Point Loma.

Il primo guardiano del faro fu Robert Israel che aveva già servito per vent’anni nel vecchio faro, ma che  lasciò il servizio dopo appena un anno e venne sostituito da George Brennan, che vi rimase per dieci anni. La lanterna è stata automatizzata  nel 1973. Nel febbraio 2013, la luce che era stato in uso dal 1999, è stato sostituita con un apparato LED che riduce i costi del faro, la sua manutenzione ed è più luminoso della luce precedente.

Recentemente il faro è anche stato restaurato e completamente riverniciato

Il faro è funzionante, ma non  è aperto al pubblico, si può visitare solo il terreno circostante da dove è facile avvistare le balene grigie che si avvicinano a quel tratto di  costa durante la loro migrazione invernale.

 

UNA LUCE NEL BUIO

by Lilla Mariotti |20 Giugno 2020 |0 Comments | Senza categoria, Una luce nel buio

 FARO DI CAPO HATTERAS
NORTH CAROLINA, USA

COME SI PUO’ TRASLOCARE UN FARO

di Annamaria “Lilla” Mariotti

Il Faro di Capo Hatteras con i suoi 60 metri di altezza è il Faro più alto degli U.S.A.   Ha un segno distintivo molto particolare con una piattaforma di mattoni rossi e granito e una decorazione a spirale bianco e nera, con una grande lanterna anch’essa nera.   Io l’ho visitato due volte, la prima nel 1989 e la seconda nel 2014 nella sua nuova collocazione.

Si trova nel Sud Est degli Stati Uniti, a Buxton, nel North Carolina ed è situato sugli  Outer Banks, una barriera sabbiosa  che si snoda dalla Virginia al Sud Carolina, parallela alla costa.   Nel punto in cui il Faro è collocato la costa si estende come un cuneo nell’Oceano le cui correnti insieme ai  banchi di sabbia sono una vera minaccia per la navigazione.  Il tratto di mare antistante il Faro si è guadagno nel tempo l’inquietante nome di “Cimitero dell’Oceano” a causa delle centinaia di relitti che giacciono in fondo al mare.  Vi si trovano bastimenti a vela del 1800, navi mercantili e persino due U-Boat tedeschi affondati durante la  Seconda Guerra Mondiale.  Le due grandi correnti atlantiche, la calda  Corrente del Golfo, proveniente da Sud e la fredda corrente del Labrador, proveniente da Nord, si incontrano proprio in quel punto, causando pericolosi gorghi e movendo in continuazione gli insidiosi banchi di sabbia.   In particolare un pericoloso banco, conosciuto come Diamond Shoals, che si estende a 14 miglia dalla costa è stato il maggior responsabile di tutti i naufragi che si sono verificati.

La storia di questo faro inizia nel 1789 quando il Presidente degli Stati Uniti, Thomas Jefferson, autorizzò un certo Alexander Hamilton a studiare la possibilità di costruire un faro come aiuto alla navigazione.  La località adatta venne individuata proprio a Capo Hatteras, su una piccola collina, e, dopo vari ritardi, la costruzione della torre originale, affidata a Henry Dearbon, che in seguito divenne Segretario alla Difesa,  fu ultimata nel 1803 e il primo Guardiano del Faro, Adam Gaskin, venne nominato dallo stesso Presidente.    La torre era alta 27 metri e la lanterna circa 3 metri ed era illuminata da 18 lampade alimentate con olio di balena.  Fu subito chiaro però che questa lanterna non era abbastanza potente da essere vista da una distanza necessaria così, nel 1815, le 18 lampade a olio di balena furono sostituite con un sistema di lampade Argan brevettate da Winslow Lewis.  Benché fosse un grosso miglioramento si dimostrò ancora insufficiente per illuminare quel pericoloso tratto di mare, ma fu solo nel 1852 che furono stanziati i fondi necessari per grossi lavori di miglioramento.  La torre fu alzata fino a 45 metri, la lanterna venne dotata di lenti di Fresnel e furono  costruiti gli alloggi per i guardiani del faro.  Il lavoro fu terminato nel 1854.

Durante la Guerra Civile Americana, iniziata nel 1861, tutti i fari degli Outer Banks furono oscurati dai Confederati del Sud per evitare che potessero aiutare l’Unione del Nord nella navigazione costiera.  Tuttavia le truppe dell’Unione conquistarono ugualmente la zona cercando di rimettere in in funzione i fari, mentre le truppe del Sud cercavano di distruggerli, riuscendo in alcuni casi nel loro intento, ma per fortuna il Faro di Capo Hatteras si salvò.   Alla fine della Guerra Civile, nel 1865, il Faro mostrava i segni del tempo e fu anche deciso  che, a causa degli alti costi, una sua ristrutturazione era fuori discussione,  tanto valeva costruire un nuovo faro.   Nel Marzo del 1867 il Congresso degli Stati Uniti stanziò i fondi per la costruzione di una nuova torre che avrebbe dovuto essere innalzata secondo i migliori standard dell’epoca.     Il nuovo Faro fu costruito da Dexter Stetson in una nuova collocazione proprio sulla barriera di sabbia ed il lavoro, iniziato nel 1868,  fu completato nel 1870.    Il Faro era alto 60 metri ed è lo stesso che possiamo ammirare oggi.    All’inizio la torre fu dipinta con i colori di quella precedente,  la parte alta rosso mattone e la parte bassa, fino a sei metri di altezza,  grigia,  ma ben presto fu deciso di modificare queste tinte che non risultavano ben visibili durante il giorno e nel 1873 il faro venne  dipinto con la spirale bianca e nera che lo distingue, da non confondere con la  livrea simile del faro di St. Augustine, in Florida, che invece ha la lanterna rossa, Ma le traversie del Faro di Capo Hatteras non erano finite, l’erosione del mare modifica costantemente quel tratto di costa.   Quando la costruzione fu ultimata nel 1870, il faro distava circa 500 metri dal mare, nel 1920 l’Oceano era arrivato a solo  90 metri dalla base della torre, e continuava ad avvicinarsi e nel 1931 le onde, durante una tempesta, arrivarono a lambirlo.   Per paura che la torre potesse essere abbattuta dalla furia del mare una nuova torre fu innalzata su una piccola collina boscosa a circa 2 chilometri a ovest di quella esistente.  Si trattava di una torre a traliccio alta 45 metri che fu completata nel 1936.   A quei tempi il servizio Fari in America  era appannaggio del U.S. Lighthouse Service che chiese  e ottenne di includere la vecchia torre e tutto il territorio circostante nel Parco Nazionale degli Outer Banks che sarebbe stato una dei più grandi parchi d’America in riva al mare.  Intanto venivano portati avanti lavori per proteggere il vecchio faro dal mare che avanzava e  furono innalzate dune di sabbia  per tutta la lunghezza della spiaggia di Capo Hatteras.   Ma l’Oceano è strano e capriccioso, dal 1920 cominciò a recedere e nel 1937  era di nuovo a quasi 200 metri dalla base della torre.   Nello stesso anno furono eseguito altri lavori di manutenzione e riparazione e fu istituito il Cape Hatteras National Seashore Recreation Area  (come a dire una Parco Nazionale) che non fu però ufficialmente aperto fino al 1953.

Nel 1939 il Lighthouse Service fu assorbito dalla Guardia Costiera Americana segnando l’inizio di una nuova era,  ma non in senso positivo per i Fari.    L’era dei Guardiani del Faro stava finendo, iniziava quella dei fari automatizzati, ma anche quella del declino dei fari, non più custoditi con amore dagli uomini e donne che li abitavano e si prendevano cura di loro.

Nel 1942, durante la Seconda Guerra Mondiale,  il Faro di Capo Hatteras fu oscurato e divenne un luogo di avvistamento per gli U-Boat Tedeschi,  ma fu anche tanto trascurato che alla fine delle guerra erano in molti  a darsi a vicenda la colpa delle sue condizioni.     Tuttavia alla fine il Park Service e la Guardia Costiera si misero d’accordo per una totale ristrutturazione del manufatto.   Con l’Oceano ormai di nuovo a distanza di sicurezza fu deciso di ripristinare il Faro di Capo Hatteras come aiuto alla navigazione al posto della nuova torre a traliccio.   I lavori furono completati nel 1950 e, tutto rimesso a nuovo e con una nuova ottica rotante, finalmente il faro iniziò il suo lavoro.

Nel tempo il faro di Capo Hatteras è rimasto lì, altero e immobile, con l’Oceano che si avvicinava e si allontanava dalla sua base.   Per evitare che l’erosione lo  minacciasse ancora furono spesi milioni di dollari in opere di contenimento, ma l’Oceano voleva la sua vittima.  Durante di anni ’80 del 1900 nacque l’idea di spostare il faro più lontano dal mare  e a questo proposito furono commissionati studi all’Accademia Nazionale delle Scienze che raccomandò caldamente questa soluzione.    Nel frattempo era nato un Comitato per questo proposito che spingeva affinché il Park Service, che gestiva tutta la zona in cui si trova il faro,  accettasse questa idea, cosa che avvenne nel 1989.

Durante gli anni ’90 fu tutto un discutere se questo rilocazione poteva procurare danni irreversibili al faro, furono fatti studi strutturali, interpellati i maggiori esperti d’America, ma gli oppositori erano tanti ed erano per una soluzione diversa, quella di incrementare i lavori per rallentare o addirittura fermare l’erosione, fu persino proposto di costruire un altro muro intorno al Faro, cosa che lo avrebbe trasformato in un’isola se l’Oceano lo avesse raggiunto.   Con tutto questo discutere erano passati anni e l’Oceano si trovava ora a meno di 40 metri dalla base e ormai bisognava far presto.   Gli esperti di ingegneria dell’Università del North Carolina confermarono che il Faro doveva essere traslocato e che era in perfette condizioni per sopportare questa operazione.   Finalmente nel 1998 arrivarono i fondi e furono iniziati i preparativi per questo complicato trasloco.   Non può esistere una ditta specializzata nel trasloco di un Faro, ma vennero scovati i migliori esperti nel trasloco di case, cosa abituale negli Stati Uniti, coadiuvati da architetti, ingegneri e tutto il personale necessario per assisterli.

Questa impresa che a molti sembrava impossibile si concluse il 14 Settembre 1999, appena prima che l’uragano Dennis spazzasse le coste del North Carolina  e fu conclusa con successo. Prima furono traslocate le case dei guardiani, seguite poi dal Faro, che, trasportato su delle rotaie appositamente costruite, fu ricollocato a circa 885 metri a Sud Ovest  dalla sua originale posizione.   Ora il Faro di Capo Hatteras dista dal mare circa 500 metri, come all’epoca della sua costruzione nel 1870.   La Lanterna è stata riaccesa il 13 Novembre 1999 e la torre riaperta al pubblico, con una grande cerimonia, il 26 Maggio del 2000.

 

Nella zona in cui si trovava prima il faro è stato realizzato un grande cerchio di sabbia circondato da pietre sulle quali sono stati scritti i nomi dai vari faristi che negli anni si sono avvicendati a Capo Hatteras.

 

UNA LUCE NEL BUIO

by Lilla Mariotti |13 Giugno 2020 |0 Comments | Senza categoria, Una luce nel buio

Il faro sull’Isola di Alcatraz,

Baia di San Francisco, California, USA

di Annamaria “Lilla” Mariotti

L’isola di Alcatraz, famosa per il suo carcere di massima sicurezza costruito tra il 1909 e il 1912 e chiuso nel 1963 che aveva ospitato i più  famosi personaggi della malavita americana,  si trova a circa un chilometro e mezzo al largo di San Francisco in California. Si diceva che da quel carcere era impossibile evadere, anche se storie e leggende raccontano il contrario.  Il nome di Alcatraz, o isla de los alcatraces (pellicani in spagnolo) gli venne dato nel 1775 dall’esploratore spagnolo Juan de Ayala a quel tempo incaricato di sorvegliare quel tratto di mare.

 

Ma il suo monumento più importante è un imponente faro che domina l’isola, il secondo faro a essere realizzato in quella località, la costruzione del primo sul lato sud si era resa necessaria data la pericolosità di quel tratto di mare. A causa della corsa all’oro verso l’Ovest americano e dell’aumentato traffico marittimo tra il 1851 e il 1852 il Congresso realizzò la necessità di costruire dei fari lungo quel pericoloso tratto di costa, infatti ne furono costruiti sette, e quello di Alcatraz fu il primo a essere completato nel Luglio del 1853, facendone così la più antica segnalazione p

er la navigazione in quel tratto di mare. Le fonti non dicono di che materiale fosse fatto né quanto fosse alto, si sa solo che si dimostrò insufficiente e venne dismesso.  Quando fu costruito il carcere su Alcatraz fu chiaro che la nuova struttura avrebbe interferito con il vecchio faro,  fu così che nel 1909 venne deciso di costruirne un secondo alto 29 metri.  Questo nuovo faro non ha segreti, fu costruito in cemento dagli architetti Roberts, Bruce e Ray Jones più a sud del precedente. Intanto il vecchio faro era rimasto al suo posto e fu demolito solo dopo che aveva subito diversi danni durante il terribile terremoto di San Francisco del 1906.

 

Questo nuovo faro era stato dotato di una grande lanterna e automatizzato nel 1963 dalla Guardia Costiera, nello stesso anno in cui il penitenziario venne chiuso.  Il faro non è più funzionante e la sua lanterna e ora è in mostra nel Museo aperto in seguito sull’isola.

Nell’ordine originale per l’equipaggiamento del primo faro erano state richieste lampade Argan, formate da stoppini funzionanti a petrolio e corredati da riflettori che ne aumentavano la portata, dato che le lenti inventate da Augustine  Fresnel nel 1822 erano state considerate troppo costose per quei tempi e per quel faro.

 

Tuttavia il Lighthouse Board, l’Ente che gestiva i fari in USA, in seguito cambiò opinione e decise di installare le lenti di Fresnel in tutti i nuovi 

fari in considerazione del fatto che avrebbero fornito una migliore prestazione, nonostante il costo.  La ditta che doveva fornire la lanterna ricevette l’ordine ma la spedizione prese molto più tempo del previsto perché le lenti vennero spedite dalla Costa Est via mare affrontando un lungo viaggio di 19.000 chilometri passando dal Sud America e affrontando le insidie di Capo Horn. Finalmente il primo faro fu acceso il 1° Giugno del 1854 con delle lenti Fresnel di terzo ordine a fuoco fisso, che nel 1902 furono trasferite nel faro di Capo St. Elias in Alaska e rimpiazzate con lenti girevoli di quarto ordine che producevano un fascio di luce bianco ogni cinque secondi.

 

Ci furono altri avvenimenti, nel 1970 un incendio distrusse la casa del custode e quella del guardiano del faro, oltre ad altre costruzioni sull’isola che venne abbandonata.

 

Dal 2000 il faro è diventato un museo ed è aperto al pubblico.

 

 Lat. 37° 49′ 35.88″ N – Long. 122° 25′ 22.88″ W